mercoledì 8 aprile 2020

L'Uso Depravato della Plastica

Stamane ho ricevuto in dono un cesto pasquale. I cibi erano adagiati su un voluminoso mucchio di filamenti di plastica, la cui evidente funzione era quella di attutire gli urti... ma era necessario utilizzare proprio la plastica?! Non si poteva usare la paglia o la carta o la canapa o l'ovatta?
Creiamo una sostanza che dura in eterno (indegradabile) per usarla per scopi effimeri. Che fine farà questa plastica una volta consegnato il cesto? L'ho gettata nella raccolta differenziata. E poi? Qual è il suo destino? Il "riciclo" della plastica è velleitario: risolve il problema solo in apparenza, quanto basta per ripulirci la coscienza.
Perché ignoriamo i gravosi costi ambientali associati ad ogni tappa della filiera petrolchimica, dalla produzione allo smaltimento?! Perché non ci preoccupiamo della contaminazione alimentare?!
I filamenti di plastica in questione sono stati insidiosi: mentre li raccoglievo per gettarli via, si sono dispersi tutt'intorno e recuperarli ad uno ad uno è stato un lavoro certosino. Cesti di questo tipo vengono incautamente scartati in cucina, dove alcuni filamenti sfuggiti alla vista possono accidentalmente depositarsi sul cibo in cottura e disciogliersi in esso rilasciando varie sostanze tossiche, tra cui beta-Naftoflavone e Ftalati (interferenti endocrini) e talora Diossina (derivato della combustione della plastica, altamente cancerogeno anche a dosi infinitesimali)... e poi ci preoccupiamo del coronavirus, quando la vera pandemia della nostra epoca è il cancro. Sfido qualunque virus ad eguagliare i numeri delle morti per cancro.
Ho smesso di comprare pizzette al taglio da quando mi sono accorto che i pizzaioli poggiano i manici dei coltelli sul bordo rovente delle teglie: sui manici si forma un solco dovuto allo scioglimento della plastica che cola sul bordo della teglia, che viene poi rimessa in forno. Inoltre, qualora un pezzo del sacchetto delle patatine surgelate cadesse dentro la friggitrice, vi aspettate che il ristoratore sostituisca l'olio? Si consideri che, essendo tali contaminanti liposolubili, il contatto con olio e grasso ne aumenta la biodisponibilità*. Ciononostante, dubito che i regolari controlli dell'ASL vertano su questo tipo di contaminazioni.
La destinazione d'uso rappresenta l'alibi delle aziende produttrici di plastica: esse si discolperebbero asserendo che se la plastica finisce nei cibi è a causa di un uso improprio dei loro prodotti.
Non possiamo nemmeno scaricare tutta la responsabilità sui singoli utilizzatori. Dobbiamo fare i conti con la realtà umana. Dato che non possiamo pretendere che tutti gli individui siano egualmente avveduti, allora dobbiamo intervenire legiferando in modo da bandire i coltelli col manico in plastica o qualunque altro utensile da cucina potenzialmente contaminante.
Affettare e tritare sono operazioni che provocano il distaccamento di microframmenti dalla superficie di incisione, per questa ragione nella mia cucina uso un tagliere in legno. Ma non possiamo lasciare simili precauzioni all'iniziativa personale: sui banchi dei macellai vedo taglieri in plastica profondamente incisi dalle mannaie.
È dunque un problema meramente politico. La politica dovrebbe regolamentare meglio l'impiego di plastica.


Note

[*] Biodisponibilità: grado di assimilazione da parte dell'organismo.

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Post Scriptum del 14 Aprile 2020

Il cesto pasquale includeva un sacchetto di lentichie. All'interno del sacchetto, tra le lenticchie, si nascondeva un filamento di plastica uguale a quelli usati per foderare il cesto. Non me ne sarei accorto se non avessi sciacquato scrupolosamente le lenticchie prima di cuocerle. Desumo che le lenticchie siano state sporzionate e confezionate nello stesso ambiente in cui sono stati allestiti i cesti. Questo tipo di contaminazioni sono un serio attentato alla salute pubblica. Mi sconcerta che non destino preoccupazione e che le istituzioni ignorino il problema.

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