Barbero riassume la propaganda di Barbujani

Mi sono casualmente imbattuto nel video di un'intervista a Barbero, organizzata dalla sinistra universitaria di Milano, nella quale il celebre professore di storia dà credito alle argomentazioni capziose di Guido Barbujani, che da tempo mi prefiggo di confutare. Nel discorso di Barbero è condensata la propaganda di Barbujani, ho così estratto la parte d'interesse per rispondere punto per punto.

Cito Barbero
La posizione ufficiale degli scienziati, come sapete, è le razze umane non esistono.

Gli scienziati non sono liberi di mettere in dubbio il dogma dell'inesistenza delle razze, essendo intimiditi da un clima da santa inquisizione. La carriera degli eretici viene distrutta, come avvenuto per Alessandro Strumia, reo di aver criticato i dogmi del femminismo. Viceversa, gli opportunisti che assecondano l'ideologia dominante ricevono elogi e premi.
In Occidente, i casi di docenti licenziati e perseguitati per aver espresso posizioni non in linea con il complesso di ideologie di sinistra sono innumerevoli, la rivista Quillette ne raccoglie soltanto alcuni, si veda ad esempio: Bo Winegard, Academic Exile, Two Years On Academia has become an intellectual prison, and many incarcerated professors are compelled to live a dual existence., 2022 [collegamento a Quillette]; Andy Lamey, An Unsettling Approach to Academic Freedom, 2025 [collegamento a Quillette].
La rivista Limes ha dedicato vari articoli all'oscurantismo che imperversa nelle università americane e che ha contagiato anche quelle italiane, conformiste e succubi dell'egemonia culturale americana, si veda ad esempio: Alessio Salviato, L'Autocensura nell'Ivy League Una testimonianza sulla cultura dell’intolleranza e sugli attacchi alla libertà d’espressione in accademia. Per non essere emarginati dal mondo del lavoro, ci si disabitua al pensiero critico. Il rischio di un autoritarismo internalizzato. L’influenza dei donatori., n.3/24 [collegamento a Limes]; Jonathan Zimmerman, Il Suicidio dell'Accademia In America nessuno si fida più delle università. I professori liberal reprimono il dissenso e il dibattito esattamente come i politici repubblicani che tanto disprezzano. Carole Hooven, il vero problema di Harvard. Come insegnare davvero la storia., n.3/24 [collegamento a Limes].

Cito Barbero
Le razze umane non esistono, benché per esempio il governo degli Stati Uniti tutt'ora classifichi per razza i cittadini, gli immigrati e così via, ma è perché sono dei deficienti.

Gli antirazzisti nostrani reputano il pensiero comune americano una fonte autorevole o meno a piacimento: gli americani sbagliano nel credere che le razze esistano ma hanno ragione ad associare gli italiani agli africani. Quante volte mi sono sentito dire che gli italiani sono uguali agli africani perché gli americani ritengono così.

Cito Barbero
Le razze non esistono, è impossibile stabilire esattamente i confini fra una razza ed un'altra.

Questa affermazione denota una concezione saltazionista (obsoleta), come se l'evoluzione saltasse di colpo un confine, oggi invece sappiamo che l'evoluzione è un processo graduale. Il "confine" è l'interruzione permanente di flusso genico denominata "speciazione", alla quale si giunge per passi graduali. I "confini" geografici, in gergo "barriere biogeografiche", e le grandi distanze isolano le popolazioni e le avviano gradualmente verso la speciazione. È insensato usare un criterio di classificazione dei cladi superiori per negare la classificazione dei cladi inferiori: sostenere che le diverse popolazioni umane non sono suddivisibili in sottospecie poiché interfeconde, equivale concettualmente a sostenere che i pesci e gli anfibi non sono suddivisibili in classi diverse poiché entrambi provvisti di colonna vertebrale. Le popolazioni umane sono interfeconde ma ciò non toglie che tra di esse intercorra una distanza filogenetica significativa, testimoniata da abbondanti autapomorfie. In biologia sono sufficienti molte meno autapomorfie per suddividere le specie in sottospecie. Si prendano ad esempio la Salamandra salamandra salamandra e la Salamandra salamandra gigliolii (nella nomenclatura linneiana il primo nome indica il genere - che non è il sesso - il secondo nome la specie ed il terzo la sottospecie), la prima distribuita nell'Italia settentrionale e la seconda nell'Italia meridionale. L'unica differenza rilevabile tra le due è la diversa estensione delle macchie gialle della livrea, tanto è bastato ai biologi per suddividere la specie in sottospecie, ed è giusto che sia così, perché lo scopo della biologia è da sempre riconoscere e classificare la biodiversità. I caratteri distintivi (autapomorfie) che distinguono le varie popolazioni umane sono molto più pronunciati, ma dobbiamo fare finta di non vederli. I negazionisti delle razze umane come i religiosi hanno un problema con l'accettazione dell'evoluzione biologica. I religiosi la mistificano inventandosi il disegno intelligente, perché non è tanto il mutamento delle specie in sé che aborriscono quanto l'assenza di teleologia. Gli antirazzisti (che sarebbe meglio chiamare "antirazziali" dato che l'esistenza delle razze non implica il razzismo) la mistificano negando la biodiversità umana.

Cito Barbero
La genetica non ti aiuta, c'è un esempio famoso che Barbujani fa sempre, che hanno trovato un coreano il quale se confronti il suo DNA con quello di due nordamericani bianchi, il coreano risulta vicinissimo a uno dei due nordamericani bianchi e lontanissimo dall'altro.

Sospetto che questa presunta prova sia una falsificazione, per due ragioni, e in ogni caso non ha valore scientifico in virtù di una terza ragione, come illustro di seguito.
(I) La scelta dei campioni: può essere stato preso, appositamente o meno, un nordamericano meticcio, percepito come "bianco" ma discendente da un incrocio tra immigrati asiatici e caucasici, perciò avente un antenato in comune con il coreano più stretto di quello in comune con l'altro abitante colono del Nord America. Questo tipo di indagini vanno condotte sugli olotipi, vale a dire sugli individui autoctoni rappresentanti delle diverse popolazioni, pertanto gli americani vanno scartati a priori essendo spesso individui discendenti da ripetuti incroci tra immigrati provenienti da varie parti del mondo.
(II) La scelta del tratto di DNA analizzato: quali sequenze nucleotidiche si sono confrontate? Di norma non viene comparato l'intero DNA, sarebbe sia molto complicato sia totalmente inutile e persino fuorviante. I geni sono per la maggior parte altamente conservativi, ossia rimangono invariati lungo l'intera scala dell'evoluzione del regno animale, poiché codificano per le strutture fondamentali della vita, le quali, essendo complesse, hanno più probabilità di venire danneggiate da mutazioni casuali e provocare di conseguenza la morte dei gameti o della prole. Si pensi ad esempio al complesso enzimatico del ciclo di Krebs o della fosforilazione ossidativa. Se si prendessero in esame tali geni, la medusa e la zebra risulterebbero (erroneamente) strettamente imparentate. Se invece si prendesse una porzione di DNA non codificante, anche detto "DNA spazzatura", il quale, non essendo soggetto a pressione selettiva è libero di mutare ad un tasso elevato, due specie sorelle, come Calanus finmarchicus e Calanus glacialis, risulterebbero (erroneamente) filogeneticamente lontane. Quindi la scelta del tratto del DNA offre una modalità di falsificazione dei risultati.
(III) La dimensione del campione: le osservazioni puntiformi (singole) come questa, in biologia non hanno validità scientifica, è la statistica, ovvero la ripetizione delle prove su un campione sufficientemente ampio, che rende scientifica la biologia.

Cito Barbero
Le ricerche genetiche non permettono di dire questo è il DNA di questa razza, e questo qui è il DNA di quell'altra, mentre invece nel caso dei cani la cosa funziona perfettamente, tu hai un DNA, lo guardi e dici un dobermann, quest'altro DNA è un pechinese, non ci sono dubbi. Con gli esseri umani, dicono i genetisti, non si può fare.

Questa affermazione è smentita dai molti servizi che analizzano il DNA, come MyHeritage [vai al sito], 23andMe [vai al sito], TellMeGen [vai al sito].
Ecco qui di seguito i grafici dei miei risultati di MyTrueAncestry [vai al sito], servizio che, diversamente dai precedenti, compara il DNA non a quello delle popolazioni attuali ma a quello antico, prelevato da resti umani rinvenuti in siti archeologici.

Risultati DNA
Risultati DNA

Discendo quasi esclusivamente dai popoli caucasici autoctoni dell'Egeo e dell'Anatolia. I risultati del mio DNA sono coerenti con il fatto che entrambi i miei genitori erano calabresi, così i miei nonni, bisnonni, trisavoli e tutti gli antenati noti. La zona aspromontana e quella limitrofa della piana di Gioia Tauro da cui provengo furono colonizzate dai greci (ancora oggi in alcuni borghi dell'Aspromonte si parla greco) e il lignaggio si è conservato pressoché intatto nei secoli grazie all'isolamento riproduttivo dovuto alla barriera biogeografica rappresentata dai due mari (Tirreno e Ionio) e grazie alle scarse capacità di movimento dovute all'assenza di mezzi di locomozione dotati di motore a scoppio, di recente invenzione e diffusione. Se fosse vero che le migrazioni dall'Africa subsahariana sono sempre esistite, come sostiene Barbujani, allora avrebbero lasciato traccia nel mio DNA, ma non ce n'è alcuna. Sono ragionevolmente certo che la cittadina italiana Paola Egonu non discenda dagli antichi greci come me, io e lei condividiamo un antenato in comune che è molto più remoto di Platone, e che risale a più di 100.000 anni fa, da allora i percorsi delle nostre rispettive linee filetiche si sono separati e sono stati soggetti a pressioni selettive diverse, motore della radiazione evolutiva che vale per ogni forma di vita. Questa è la realtà che molti rifiutano di accettare, una verità che non può essere proferita senza rischiare feroci ritorsioni da parte del fanatismo antirazzista.

Cito Barbero
E tutti quelli che dicono che le razze esistono, quando poi gli chiedi quali sono e quante sono, ognuno c'ha la sua opinione. Da sempre, gli studiosi delle razze, hanno creato classificazioni incompatibili le une con le altre.

Ricordo che la mia docente di ficologia (disciplina che studia le alghe, sebbene il nome si presti a fraintendimenti scurrili), nel primo giorno di lezione, raccomandò agli studenti di dare l'esame nello stesso anno in cui seguivano il corso, in quanto spesso avviene che da un anno all'altro la classificazione sistematica delle alghe venga aggiornata sulla base delle nuove scoperte, fino a subire cambiamenti drastici, perciò non era prudente preparare un esame facendo riferimento agli appunti e alle dispense dell'anno precedente.
Ad oggi non si sa ancora come classificare tutti i funghi noti, e perciò si è creato un phylum polifiletico di comodo, chiamato "funghi orfani", in cui far confluire tutte quelle specie che non rientrano nei phyla riconosciuti. L'esistenza di funghi non ascrivibili ad un determinato phylum non inficia l'esistenza di tali phyla. Allo stesso modo, l'esistenza di popolazioni non ascrivibili alle sottospecie principali, non inficia l'esistenza della diversificazione umana in sottospecie.
Qualche anno fa condivisi il pasto con una botanica, avevo cucinato un cavolfiore è servendolo in tavola dissi che la "crucifera" era pronta. La botanica mi fece notare che le "crucifere", in quanto gruppo parafiletico, sono una classificazione superata, che adesso i cavolfiori rientrano nelle monofiletiche "brassicacee". Fui desolato nell'apprendere che la classificazione delle piante che avevo imparato poco tempo prima non fosse più valida, ma sono altresì consapevole che lo scopo della sistematica è quello di rispecchiare la filogenesi, quindi la tassonomia deve essere man mano riordinata in cladistica.
I celenterati sono stati recentemente suddivisi in cnidari e ctenofori. Gli esempi di recente risistemazione della classificazione sono numerosissimi, impossibile ricordarli tutti, elenco solo quelli che al momento mi tornano in mente.
Quando diedi l'esame di Zoologia dei vertebrati, rettili e uccelli erano ancora classi distinte, oggi invece sono state sinonimizzate in sauropsidi. Queste revisioni portano con sé molte controversie tra esperti: la sistematica serve a porre ordine nel caos della diversità della vita, e non tutti sono d'accordo sui criteri (in gergo "sinapomorfie") da seguire per suddividere i viventi, ma questo non è un argomento a favore dell'inesistenza di diversità tra i viventi, come lo usa Barbujani, il quale fa leva sulla diffusa ignoranza degli italiani in materia di biologia. Chi conosce la biologia, ed è dotato di senso critico, ovvero è capace di mettere in relazione le informazioni, sa che è perfettamente normale che le classificazioni cambino col tempo, che vengano riviste ed aggiornate alla luce delle nuove scoperte. È il normale progresso della biologia. Stessa cosa è accaduta alla classificazione delle sottospecie umane.
Gli studi sulla diversità umana vengono dissuasi dall'ideologia di sinistra che domina l'accademia, ciononostante, quello che sappiamo della biodiversità della specie umana è che il gruppo più primitivo, o per meglio dire quello più simile al progenitore comune, è quello subsahariano. Dall'Africa sono usciti due gruppi principali che si sono poi diversificati adattandosi ad un nuovo ambiente, come normalmente avviene con l'evoluzione, quello caucasico e quello asiatico, stabilitisi in Eurasia. Un altro isolamento riproduttivo è avvenuto per quegli individui che attraversarono lo stretto di Bering andando a colonizzare il continente americano, differenziandosi dai progenitori asiatici e diventando amerindi. Altri gruppi sono i semiti della costa meridionale del mediterraneo, i polinesiani e gli aborigeni australiani. Queste popolazioni si sono separate geograficamente e isolate riproduttivamente (come detto, fino a poco tempo fa non esistevano i mezzi a motore) e ciascuno si è adattato al proprio ambiente, come sempre accade in biologia. Questi sono i processi evolutivi descritti dal padre della sintesi moderna dell'evoluzione, Ernst Mayr: la specie umana è stata soggetta ad una speciazione incipiente sia allopatrica (dovuta alle barriere biogeografiche, principalmente il deserto del Sahara), sia parapatrica (dovuta alle enormi distanze non facilmente percorribili senza mezzi a motore). I negazionisti delle razze umane e i negazionisti del riscaldamento climatico di origine antropica hanno in comune di trascurare i cambiamenti apportati dal motore a scoppio.

Cito Barbero
Questo è, diciamo, lo stato dell'arte, di quello che i genetisti ci spiegano quando si parla di queste cose. Ed è ovviamente e giustamente influenzato dal fatto che chi parlava di razze, ad un certo punto, nella nostra storia, cent'anni fa, dal discorso sulle razze ha tirato fuori qualcosa di spaventoso e quindi di default è bene spiegare che insistere sulle razze umane è una cosa che non porta bene. Non ha fondamento scientifico, adesso non voglio dire e persino se ce l'avesse sarebbe comunque bene scoraggiare questi discorsi, ma al limite al limite si potrebbe quasi dire questo. Ma in ogni caso, dicono i genetisti, non ha fondamento scientifico.

Al contrario, è nascondere la verità sull'esistenza delle razze umane che ha effetti nefasti. Immaginate se si stabilisse arbitrariamente che il panda, in definitiva, è solo un orso uguale agli altri orsi, che non c'è alcuna sostanziale differenza tra il panda e gli altri orsi. Questo implicherebbe che il WWF sbaglia a preservare il panda, perché tanto se si estinguesse l'orso cinese, ce ne sarebbero di uguali in tutto il mondo, e si potrebbero reintrodurre in Cina importandoli da qualunque altro areale. Un esempio ancora più calzante è offerto dall'orso polare.
Nel 2006, il cittadino statunitense Jim Martell, uccise un orso durante una battuta di caccia in Canada, dopodiché si mise in posa per uno scatto con il suo trofeo.

Jim Martell in posa con Orso Grolare

Gli esperti notarono che il malcapitato esemplare presentava caratteristiche in comune sia con l'orso polare sia con il grizzly americano. Successive indagini morfologiche e molecolari sulla carcassa confermarono che si trattava di un ibrido. Pochi anni dopo si scoprì che gli orsi polari vengono occasionalmente a contatto con i grizzly della costa settentrionale del Canda, la prole generata da tali incontri è a sua volta fertile: viene dunque meno il criterio di classificazione della specie. Fino a un decennio fa, gli orsi polari ed i grizzly americani erano ascritti a due specie diverse, ma alla luce di questa scoperta vanno classificati come "razze" (in gergo "sottospecie") appartenenti ad un'unica specie.
Se venissimo persuasi, da una propaganda insistente, che le razze di orsi non esistono, allora non avrebbe alcun senso sforzarsi tanto per preservare la razza polare in pericolo d'estinzione.

Campagna WWF orso polare
Campagna Uniamo le forze per la conservazione dell'orso polare dal sito del WWF

Mediante una propaganda martellante, come quella sull'inesistenza delle razze umane, si potrebbe convincere la gente che in fondo l'unica differenza tra orsi polari e grizzly è il colore della pelliccia, bianca nei primi e bruna nei secondi, e che il colore della pelliccia è una differenza insignificante, come lo si afferma per il diverso colore della pelle umana... e quindi perché mai associazioni ecologiste come il WWF dovrebbero profondere enormi sforzi per la salvaguardia dell'orso polare? Lasciamo pure che si estingua, tanto nemmeno esiste.
Questo è esattamente ciò che sta provocando, negli ultimi decenni, la propaganda di Barbujani: le razze umane non esistono, quindi a che serve preservare la razza caucasica dall'estinzione in corso (dovuta sia al collasso demografico sia all'occupazione della nicchia ecologica da parte di alloctoni invasivi)? La razza caucasica non esiste! Quindi non occorre preservare qualcosa che non esiste. Se lo scopo è estinguere un'intera razza umana, il negazionismo razziale è più efficace di un genocidio. Inculcare nelle menti la negazione dell'identità genetica dei popoli è più efficace delle camere a gas. Mina l'istinto di conservazione della sottospecie. La falsa credenza circa l'inesistenza delle razze promuove l'immigrazione incontrollata che sta devastando l'Italia. Probabilmente Barbujani, come tutti i buonisti, non si rende conto delle conseguenze disastrose delle proprie azioni, mentre è occupato ad ostentare superiorità morale attraverso l'antirazzismo. Con il suo volto immacolato, è tra i principali artefici della propaganda corresponsabile della perdita incombente del patrimonio genetico degli autoctoni europei, mediante incrocio e sostituzione con alloctoni.
Alcuni potrebbero affermare che il concetto di razza sia alla base dello schiavismo, si sbagliano. Le basi dello schiavismo sono due: i rapporti di forza asimmetrici e la necessità. Lo schiavismo è questione legata al classismo piuttosto che al razzismo (Marx docet). Come ho spiegato ne Il Metodo della Bilancia, la schiavitù non è stata più necessaria grazie alla meccanizzazione dell'agricoltura. Oggi il ritorno dello schiavismo, sotto forma di caporalato e sfruttamento dei braccianti agricoli, è giustificato dall'antirazzismo attraverso il motto fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare, vale a dire che gli immigrati vanno accolti poiché disposti a lavorare in nero, senza diritti sindacali, senza protezioni e senza assicurazione, come ho spiegato nell'articolo Antirazzismo Nuovo Schiavismo.
Chi invece teme che l'esistenza delle razze dia adito allo schiavismo, dacché gli schiavisti americani erano in effetti razzisti, non comprende che i negri (si noti che la parola italiana non ha un'accezione dispregiativa, come testimonia la canzone che E. Vianello dedicò ai Watussi) non venivano schiavizzati in quanto negri ma in quanto poveri e deboli: avrebbero potuto anche essere biondi e con gli occhi azzurri (come in effetti lo erano alcuni degli schiavi dei romani), non avrebbe fatto alcuna differenza. L'etica è una conseguenza delle circostanze ambientali: in caso di necessità è giustificato persino il cannibalismo [si veda il disastro aereo delle Ande su Wikipedia]. I coloni americani usufruivano dei vantaggi della schiavitù e perciò a posteriori la giustificavano con l'idea di razze naturalmente superiori e inferiori, ma tale narrazione è un effetto, il prodotto finale, e non la causa scatenante dello schiavismo. Barbero sa bene che la guerra civile americana non si combatté per ragioni etiche, ma per il predominio del nord industrializzato sul sud agricolo. La schiavitù venne abolita solo dopo che gli avanzamenti tecnologici (motori a vapore, industrializzazione, meccanizzazione agricola) la resero superflua, l'etica si adeguò di conseguenza a tale cambiamento delle circostanze ambientali.

Cito Barbero
A quel punto, Piergiorgio Odifreddi dice: ma perché se guardo un finlandese e lo metto vicino ad uno del Congo, mi accorgo che sono diversi? Barbujani, atterrito dal basso livello con cui i non specialisti affrontano il problema, in realtà non ha mai risposto a questa cosa, salvo ribadire che appunto è impossibile identificare delle razze umane sulla base di un DNA specifico di ogni razza, ci sono troppe eccezione, troppe cose che scappano da tutte le parti.

La sistematica molecolare non sostituisce, come fa credere Barbujani, l'anatomia comparata, anzi la seconda deve fare da guida alla prima, come raccomandato dallo stesso Masatoshi Nei (il padre dei metodi di confronto del DNA), per ragioni che spiegherò a breve.
Barbujani glissa sull'anatomia comparata, preferendo usare l'argomento DNA che la gente non conosce, in pratica approfitta dell'ignoranza altrui. In altre parole, dato che egli non può negare l'evidenza delle diverse morfologie umane, che è sotto gli occhi di tutti, allora ripiega sul negare la diversità genetica, poiché il pubblico non ha gli strumenti per verificare i suoi assunti ed è propenso a fidarsi degli scienziati.
Come accennato, l'anatomia comparata deve guidare la sistematica molecolare, quest'ultima è complementare alla prima e non la sostituisce, contrariamente a quanto Barbujani dà da intendere. La sistematica si basa storicamente sulle differenze e somiglianze che emergono dalla comparazione morfologica tra vari gruppi, e sull'individuazione di caratteri distintivi di ciascun gruppo e conservativi condivisi da più gruppi. Allo stesso modo, la recente sistematica molecolare si basa sul confronto delle sequenza nucleotidiche, ma qui sorge il limite di questa disciplina: la perdita di informazione. È possibile rilevare la sostituzione di una base, in una sequenza nucleotidica, ma non possiamo sapere se la sostituzione di quella base è avvenuta solo una volta, due o tante volte (la distanza filogenetica cresce col numero di mutazioni). Davanti a questo dilemma si adotta il rasoio di Occam, e si stabilisce che è occorsa una sola sostituzione. Se ad esempio, nell'ottava posizione di un'ipotetica sequenza di dieci nucleotidi abbiamo un'Adenina (x-x-x-x-x-x-x-A-x-x) e nella sequenza omologa abbiamo una Guanina nella medesima posizione (x-x-x-x-x-x-x-G-x-x), non possiamo sapere se tra le due sequenze è occorsa una sola sostituzione (da A a G o viceversa) o mille. In virtù del rasoio di Occam, che ci dice che è più probabile che si verifichi un minor numero di eventi che uno maggiore, si accetta che la sostituzione della base sia stata una soltanto, ma tale assunto deve essere validato dalla comparazione morfologica dei due campioni presi in esame. La morfologia infatti dà conto di cambiamenti più grandi rispetto alle mutazioni puntiformi. In definitiva, considerata la perdita di informazione legata alla mutazione multipla delle stesse basi, non possiamo scollegare la genetica dalla morfologia come fa Barbujani.
La scelta dei geni confrontati ricade su quelli che codificano per strutture conservative ma che presentano al loro interno dei punti (loci) la cui mutazione è neutra, ossia non pregiudica il corretto ripiegamento del polipeptide o il funzionamento del sito attivo dell'enzima. I geni prescelti sono quelli che codificano per la subunità ribosomiale 16S e 18S, e per la citocromo ossidasi II. Trattandosi di mutazioni neutre, ed essendo la mutazione casuale, può succedere che due filamenti omologhi, provenienti da due specie filogeneticamente molto distanti, possano essere casualmente affini e portare al risultato fuorviante di considerare le due specie strettamente imparentate. Pertanto l'analisi genetica non può mai prescindere l'anatomia comparata e anzi quest'ultima serve a dirimere le ambiguità insite nell'indagine molecolare.
Come abbiamo visto ci sono molti modi per imbrogliare le persone non esperte in questo campo.
Le cose che vi ho spiegato in questo paragrafetto le ho imparate sul libro di Nei, Molecular Evolution and Phylogenetics [si veda Google Libri].
Odifreddi è una persona estremamente intelligente (anche se il mio ateo preferito è Dawkins), ma essendo un matematico gli mancano le conoscenze di biologia necessarie a smentire Barbujani. Ma nemmeno le conoscenze specifiche sono di per sé sufficienti: gli esami universitari selezionano studenti che ripetono a pappagallo, e mancano di valutare la piena comprensione di un argomento. Il senso critico e la capacità di porre in relazione le informazioni non sono richiesti per il superamento degli esami, il risultato è che ci sono molti biologi che danno retta alle fesserie di Barbujani. Per rendersi conto dell'incoerenza scientifica degli argomenti di Barbujani servono sia intelligenza sia conoscenze specifiche.

Cito Barbero
Dopodiché devo dire che in queste email che ci stiamo scambiando in questi giorni, alla fine è venuta fuori un po' la seguente cosa, che in realtà tutte le specie animali, se si presentano certe condizioni, cominciano a suddividersi in razze. Le condizioni sono che un certo gruppo si riproduca sempre al proprio interno, senza avere più apporti esterni. Dopo mille generazioni, a quel punto, i fringuelli dell'isola di Palau formano una razza a sé stante, diversa dai fringuelli del continente. Questo è normalissimo, e succede per esempio con i cani per il buon motivo che se un cane è di razza, vuol dire che gli esseri umani, per molte e molte generazioni, hanno fatto incrociare soltanto cani di quella razza e hanno impedito che ci fossero..., perché se invece il cane di razza una volta fa i cuccioli con uno di un'altra razza, a quel punto è tutto un caos, naturalmente, no? Allora, in buona sostanza, quello che mi ha detto Barbujani: ma sì, certo che hai ragione, chiaro, che se uno potesse segregare gli esseri umani in modo da evitare che ogni gruppo comunichi con gli altri, alla lunga verrebbero fuori le razze anche negli esseri umani. Ed io gli ho detto viva Dio! Allora non è che è una cosa impossibile per motivi metafisici. No, non è per quello, non ci sono le razze umane per motivi storici, e cioè che i gruppi umani nella storia si sono sempre e comunque contaminati fra loro, mescolati fra loro in modo tale, che oggi non trovi nessuno i cui antenati siano tutti quanti per cento generazioni appartenenti ad uno stesso unico gruppo, c'è sempre stato il momento che c'era quello, il viaggiatore di passaggio, l'idraulico polacco... ecco, e a quel punto ti salta tutto, e tu nel DNA del coreano ci trovi un pezzettino che dici ma questo qui però doveva essere un australiano, evidentemente, però ecco, adesso l'ho un po' semplificata, non mi illudo di aver capito com'è davvero la cosa ma in sostanza il punto è questo: le razze umane non esistono non perché ci sia un'impossibilità metafisica che esistano, ma perché nessun gruppo umano è mai riuscito a starsene chiuso in sé stesso per generazioni e generazioni senza mescolarsi ad un certo punto con qualcun altro. Ecco.

Lo stesso Barbero è in possesso delle informazioni che smentiscono le affermazioni di Barbujani, secondo il quale c'erano "viaggiatori di passaggio" e che i gruppi umani non sono mai stati fermi in un posto ma si sono sempre spostati ovunque incrociandosi fra loro. Forse Barbero se l'è scordato, allora gli rinfresco la memoria io con questo estratto dalla conferenza della fiera internazionale del libro per bambini di Shanghai.

Cito Barbero
Pietro d'Abano, in un suo libro, affronta una questione filosofica che fin dall'antichità era stata discussa in modo teorico, e cioè, è possibile la vita a Sud dell'equatore? O fa così caldo che la vita lì è impossibile?

Se fin dall'antichità ci si è chiesti se ci fosse vita all'equatore, evidentemente è perché nessuna spedizione occidentale è mai riuscita a superare la barriera del Sahara, e se non ci sono riusciti gli occidentali, in possesso di tecnologie più avanzate, a maggior ragione non ci è potuto riuscire alcun subsahariano appiedato, nella direzione opposta.
Oltre alla mancanza di mezzi di locomozione adatti, presumibilmente anche l'ignoto scoraggiava i viaggiatori. Oggi sappiamo che oltre l'immensa distesa di sabbia rovente del Sahara qualcosa c'è, e questo ci rassicura in caso di attraversamento, ma avventurarsi nell'ignoto è altra cosa.

Cito Barbero
Va detto che molto presto è nata l'altra lettura, che invece vede nel libro di Marco un qualche cosa di favoloso, di fantastico. Noi abbiamo una copia, un manoscritto della versione toscana de Il Milione, quindi, fatta da un signore, un fiorentino, nel 1392. Questo signore faceva il podestà di Firenze in un paesino di campagna, si annoiava, per passare il tempo trascrive Il Milione e annota questo libro contiene cose incredibili, più che miracoli, è difficile prestar fede. Ma ancora alla metà del '500, Giambattista Ramusio, che pubblica la sua grande collezione di opere di viaggio, e include l'opera di Marco Polo, il Ramusio scrive addirittura, siamo a metà del '500, che il libro di Marco è stato per molte decine d'anni riputato favola e che i nomi delle città e provincie fussero tutte finzioni e immaginazioni, senza fondamento alcuno, e per dir meglio sogni.

Se, secoli dopo Marco Polo, c'era ancora chi metteva in dubbio il suo viaggio, evidentemente è perché viaggiare, confermando così la descrizione dei luoghi redatta da Polo, non era affatto comune.
Dunque Barbero sa perfettamente che quanto affermato da Barbujani sugli spostamenti umani non corrisponde al vero. Allora perché non lo dice? Non collega le cose? Oppure si rende conto che non è conveniente contraddire il dogma antirazzista?

La storia secondo Barbujani

L'uomo ha sempre viaggiato ovunque... coi mezzi di locomozione dei Flintstones?

Vignetta Aereo Flintstones
Note a margine

"Razza", "Varietà" e "Cultivar" sono tre termini riferimenti alla domesticazione, rispettivamente di animali e di piante. La domesticazione è frutto di incroci selettivi volti ad aumentare o diminuire caratteristiche scelte dall'uomo. "Sottospecie" e "Specie Incipiente" sono invece termini riferiti alla diversificazione naturale intraspecifica. In altre parole, le razze derivano dalla selezione artificiale, le sottospecie dalla selezione naturale; le sottospecie sono l'equivalente naturale delle razze, viceversa le razze sono l'equivalente artificiale delle sottospecie. Si potrebbe parlare propriamente di "razze umane" solo in caso di eugenetica. Ed in effetti, parlando con rigore scientifico, è corretto affermare che le razze umane non esistono, dato che l'eugenetica non viene praticata.
Quando pero Barbujani afferma che le razze umane non esistono, intende dire che le sottospecie umane non esistono. Barbujani non si premura di presentare il termine "sottospecie" e di chiarire la differenza con il comunemente noto "razza". Quando egli parla al pubblico preferisce adottare l'accezione comune del lemma "razza", ovvero preferisce assecondare un malinteso. Barbujani predilige un linguaggio confusionario al rigore della terminologia scientifica poiché il suo proposito non è fare chiarezza sulla biologia evolutiva, bensì perorare un'ideologia.

La definizione di "razzista" più diffusa sembra essere "colui che crede nell'esistenza delle razze". È una definizione che non condivido. A mio parere "razzista" è colui che ritiene giusto concedere diritti umani diversi a seconda della razza. Paradossalmente questo è un comportamento messo in atto dagli antirazzisti, ad esempio con le politiche DEI, che avvantaggiano i neri in quanto neri e penalizzano i bianchi in quanto bianchi.

Prevedo tre tipi di obiezioni al presente articolo:

  1. I tuoi argomenti non solo validi perché non hai i titolo accademici di Barbujani: logica fallacce del principio di autorità.
  2. I tuoi argomenti non sono validi perché sei razzista: logica fallace dell'avvelenamento del pozzo.
  3. Insulti razzisti per il fatto che sono calabrese, il ché da parte degli antirazzisti è demenziale.

Gli argomenti capziosi, diffusi da Barbujani negli ultimi anni, sono parecchi e confutarli tutti richiede tempo. Ho già letto due suoi libri ed ascoltato varie conferenze, sia dal vivo sia su YouTube, una più imbarazzante dell'altra. Mi prefiggo di completare la confutazione in una serie di articoli futuri. Riporto di seguito solo una piccola anticipazione.

La parte fondamentale della biologia è meramente descrittiva. La biologia moderna nacque nel XVIII secolo con Buffon e Linneo, la loro opera fu quella di descrivere la morfologia degli esseri viventi, compararla e classificarla. Ancora oggi la descrizione della morfologia dei viventi, la relativa terminologia, la comparazione anatomica, costituiscono una parte consistente e basilare della scienza biologica. La ricerca in biologia inizia dalla descrizione: il biologo osserva una caratteristica e successivamente cerca di spiegarla usando il processo sperimentale e il ragionamento. Mayr, uno dei padri dell'evoluzionismo, scrisse in Storia del Pensiero Biologico [si veda Google Libri] che l'empirismo ed il razionalismo sono le due gambe su cui la biologia cammina, una non può fare a meno dell'altra.
Chi mi segue fin dai miei esordi in rete, sa che nel primo lustro mi sono assiduamente occupato di confutare la propaganda animalista. Per me è stato un periodo formativo importante, tanto che lo chiamo "la scuola animalista". Gli errori di pensiero degli animalisti sono talmente grossolani da essere facilmente identificabili, come una caricatura che accentua i difetti sfuggevoli del volto. Ma, una volta imparati i difetti del pensiero animalista, le stesse capziosità le riconosco nei sostenitori di altre ideologie, fra cui quella antirazzista.
Animalisti e Antirazzisti hanno in comune ciò che anni fa in un articolo ho denominato "Inversione del processo conoscitivo". Gli animalisti non compiono il normale processo della scienza biologica che parte dalla descrizione e cerca una spiegazione, al contrario loro cercano selettivamente delle spiegazioni che servono a negare la descrizione. Gli uomini mangiano carne, questa è la descrizione di un fatto, quindi si cerca la spiegazione fisiologica ed evolutiva del perché gli uomini mangiano carne, ed invece gli animalisti cercano selettivamente informazioni scientifiche per dimostrare che gli uomini non devono mangiare carne, ovvero negano la descrizione e la sostituiscono con una prescrizione.
Altrettanto fa Barbujani.
Popolazioni umane che vivono in aree geografiche diverse mostrano caratteri morfologici diversi. Questa è la descrizione di un fatto. Un biologo dovrebbe cercare le cause evolutive di questa diversità fattuale, ed invece Barbujani cerca spiegazioni per dimostrare che le popolazioni non devono essere considerate diverse, ovvero nega la descrizione di un fatto e la sostituisce con una prescrizione.
Questo è ciò che fa l'ideologia, sostituire una realtà sgradita con una narrazione desiderata. L'ideologia è antitetica alla scienza il cui scopo è la ricerca della verità.