sabato 1 novembre 2014

Ragù bolognese

Tritare finemente cipolla, sedano e carote, soffriggere in una casseruola con olio d'oliva fino a doratura,



aggiungere la carne tritata (misto bovino e suino), un pizzico di pepe nero macinato e sale quanto basta, una volta scottata la carne (quando ha cambiato completamente colore), alzare la fiamma e sfumare con mezzo bicchiere di vino rosso,



aggiungere la salsa di pomodoro ed una o due foglie d'alloro (da togliere a fine cottura), abbassare la fiamma, apporre il coperchio alla casseruola per prevenire un'eccessiva disidratazione, e cuocere a fuoco lento per almeno un'ora, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.



A termine cottura il sugo si è ristretto assumendo una consistenza densa, come appare nella seguente fotografia.



La pasta ideale per il ragù sono le tagliatelle all'uovo o in alternativa le reginette. Per amalgamare saltare in una padella precedentemente riscaldata. Servire su di un piatto piano e spolverare con parmigiano grattugiato.




Buon Appetito!


giovedì 25 settembre 2014

Soluzione Antispecista al Randagismo

Uno dei principali argomenti della propaganda vegana e antispecista è il seguente.


[Manifesto di una campagna vegana]

Consideriamo le implicazioni del principio antispecista "tutti gli animali sono uguali".

Cani e Gatti vengono abitualmente nutriti con prodotti a base di carne di altri animali (Conigli, Polli e persino Vitelli, ossia i cuccioli dei bovini).

Se, come affermano gli antispecisti, la vita di questi altri animali ha lo stesso valore di quella dei cani, allora uccidere un cane per darlo in pasto ad un altro cane non differisce da quanto già si compie. Tanto più che il cannibalismo è frequente nei cani rinselvatichiti, quindi adottarlo per i cani domestici non sarebbe innaturale.

Abbiamo dunque trovato il modo di porre fine al randagismo e al sovraffollamento dei canili: uccidiamo metà dei cani randagi e diamoli in pasto all'altra metà, una volta finito il cibo, ammazziamone un'altra metà e così via fino ad arrivare ad un unico cane.

Questa soluzione è coerente con i principi proclamati dagli antispecisti, eppure dubito che gli stessi antispecisti l'approverebbero. Gli antispecisti non accettano le implicazioni dei loro stessi principi poiché tali principi non sono formulati in base al ragionamento, bensì cercando apparenti ragioni a posteriori, nel tentativo maldestro di suffragare posizioni aprioristiche, basate sull'emotività.

domenica 17 agosto 2014

Escursione solitaria alle Cascate Galasia

⇨ Leggi Prima le Avvertenze ⇦

Le Cascate


Ieri, 16 Agosto 2014, ho passato una magnifica giornata alle cascate Galasia di monte Trepitò, che fa parte del massiccio dell'Aspromonte.
Le cascate si susseguono in serie, ripercorrendole dal basso verso l'alto ne ho contate cinque.
L'erosione dell'acqua, in tempi geologici, ha modellato la roccia ricavando terrazze. L'acqua di ciascuna cascata cade nel rispettivo terrazzo riempendo una conca (creando quindi una piscina naturale) prima di defluire nella cascata successiva.
Giacché ho risalito le cascate a retroso, le ho numerate da valle a monte, quindi la "prima" equivale a quella più a valle e la "quinta" a quella più a monte.

Prima e Seconda Cascata

Per ciascuna cascata ho fatto una foto ed un breve filmato che riporto di seguito.
La prima cascata si incontra al termine del sentiero praticabile.

Prima Cascata

Dopodiché, per visitare ogni successiva cascata occorre arrampicarsi sulla roccia ai lati di ogni precedente cascata, non c'è altra via (a meno che non si usi l'elicottero).
Ho deciso senza indugi di arrampicarmi a mani nude, consapevole del rischio a cui andavo incontro, tanto più che essendo da solo non avrei potuto contare su alcun soccorso nel caso fossi scivolato (ammesso che sarei sopravvissuto ad una tale caduta)... se rinunciassi a contemplare certe meraviglie della natura, mi precluderei di vivere intensamente e sarebbe come se fossi già morto, ergo vale la pena morire nel tentativo di vivere.

Prima Cascata vista dall'alto

La seconda e la terza cascata si assomigliano.

Seconda Cascata
Terza Cascata

Ai margini del torrente, tra la terza e la quarta cascata, ho notato alcune pozze di acqua stagnante (ne ho contate quattro) piene di girini.

Girini in acqua stagnante

La quarta cascata è quella dal salto più modesto.

Quarta Cascata

Ed infine la quinta cascata, la più bella.

Quinta Cascata

Ho prodotto il filmato montando le singole riprese delle varie cascate nello stesso ordine usato finora.

Da tale posizione non sono visibili ulteriori cascate, ma dato che la cima del monte è ancora lontana, presumo che ve ne siano altre. Purtroppo è impossibile arrampicarsi sulla parete della quinta cascata senza un'adeguata attrezzatura: la roccia è troppo ripida, scivolosa e priva di sufficienti appigli. Mi piacerebbe ritornare con l'attrezzatura da scalata per procedere oltre.
Questo è il panorama che si scorge dal quinto terrazzo dando le spalle alla cascata.

Panorama dal quinto terrazzo

Fino alla prima cascata è possibile, di rado, incontrare altri escursionisti, percorrendo un sentiero antropizzato, seppur scarsamente, da segnaletica, da qualche ringhiera e da quattro cartelli, e oltraggiato ahimè da qualche rifiuto (nella fattispecie onnipresenti buste di plastica e lattine di Coca-Cola). Ma lassù, dal secondo al quinto terrazzo, sì è isolati dalla civiltà, nessun segno di antropizzazione, nessuna traccia umana: un'enclave della natura nel quale poter saggiare l'esistenza atavica ed osservare il passato, prima dell'avvento dell'uomo. Un santuario di contemplazione della natura selvaggia. Allo scroscio dell'acqua si unisce il sibilio del vento che scuote le cime degli alberi. La pace dei sensi. Per la prima volta ho osservato un fenomeno prodotto dal vento: un bagliore che percorre le chiome degli alberi come un'onda. L'effetto è dovuto alla rotazione parziale del lato inferiore delle foglie bifacciali. Il lato inferiore, propriamente detto "pagina abassiale", differisce per funzione e struttura e possiede un colore diverso dal lato superiore fotosintetico, propriamente detto "pagina adassiale". Il vento scorre attraverso le chiome e colpisce una foglia dopo l'altra ruotandola parzialmente, visto da lontano appare come un'onda luminosa.

Ovviamente ho fatto il bagno sotto tutte le cascate. L'acqua è di una purezza e di una freschezza rigenerante. Ho riempito anche la borraccia.
Mi viene da pensare che forse i protocristiani (San Giovanni Battista) si battezzavano immergendosi nel fiume Giordano proprio perché la sensazione rigenerante è assimilabile alla rinascita, all'abbandono della vecchia vita per la nuova (conversione religiosa).

Ridiscendere è stato più difficoltoso che salire e, in bilico sulla roccia, sporgendomi senza trovare appigli, non è mancato qualche istante di panico che ho prontamente contenuto e domato. Tutto è bene ciò che finisce bene. Soddisfatto della stupenda escursione, un'esperienza indimenticabile.

Mi sento tuttavia in obbligo di dissuadere i lettori intenzionati a tentare l'arrampicata: non fatelo! A me è andata bene, altri potrebbero non essere assistiti da altrettanta fortuna.


Il Sentiero


Al percorso che porta alle cascate si accede dal penultimo tornante stradale prima di arrivare al villaggio di Trepitò. Ho precisamente contrassegnato il luogo su google maps.
All'ingresso ho trovato un avviso dell'Ente Parco Nazionale d'Aspromonte.

Dato che c'era scritto "avviso" e non "divieto", ho deciso di procedere ugualmente.
In effetti il percorso, già di per sé impervio, è ulteriormente accidentato da frane e da alberi caduti che sbarrano il sentiero: ostacoli che affaticano l'escursionista ma che non reputo fattori di pericolo. L'unico serio pericolo che ho incontrato è quello di smarrirsi, essenzialmente per quattro ragioni:

  1. il sentiero si inoltra all'interno di un fitto bosco, gli alberi, indistinguibili, impediscono di vedere a distanza;
  2. il sentiero è tortuoso, scosceso e composto da parecchi bivi;
  3. il sentiero, in molti tratti, è visibile a stento, essendo scarsamente battuto è spesso indistinguibile dal resto del territorio;
  4. ma soprattutto, la segnaletica (le strisce bianche e rosse generalmente apposte sui tronchi e sulle rocce per contrassegnare il percorso corretto) è corrosa dal tempo e nascosta dalla vegetazione.
Si noti, ad esempio, la macchiolina rossa sulla roccia: è quanto rimane del segnale.

Sulla via per il ritorno è molto facile smarrirsi a causa di questo bivio: dato che il sentiero principale curva a sinistra, viene spontaneo seguirlo, tanto più che il sentiero sulla destra è visibile a stento. Un minuscolo segnale (cerchiato in verde nella foto), in parte coperto dal muschio, indica correttamente di svoltare a destra. Pertanto, è difficile fare pronostici sulla durata del cammino, tutto dipende dall'accortezza di guardarsi attorno per imboccare la via giusta.

Il bosco è avvolto da una quiete spettrale, molto suggestiva.
Particolare degno di nota è la presenza di liane.

Le fotografie a dimensione originale le trovate su quest'album.

mercoledì 13 agosto 2014

Come faccio il Salmoriglio

Il Sarmuriddiu, come lo chiamano dalle mie parti (sebbene la fonetica non consenta una perfetta translitterazione), è il condimento della cucina calabrese e siciliana ("sammurigghiu" per quest'ultima), ideale per il pesce arrostito, sia alla piastra, sia alla griglia, sia al forno.

Ingredienti in ordine decrescente di quantità:

  • Succo di limone
  • Olio extravergine d'oliva
  • Prezzemolo fresco tritato
  • Origano
  • Capperi tritati
  • Aglio tritato finemente
  • Pepe nero macinato
  • Sale

Il Salmoriglio (in italiano) non richiede cottura, basta mescolare gli ingredienti energicamente (trattasi di emulsione). Versare il condimento sul pesce già cotto.

venerdì 6 giugno 2014

Sulla Commemorazione del D-Day

Se quest'oggi commemoriamo i 70 anni dallo sbarco in Normandia piuttosto che le più decisive vittorie dell'URSS sul fronte orientale, non è perché gli USA abbiano vinto la seconda guerra mondiale ma perché hanno vinto la guerra fredda.

Non è strano che si celebri la prima battaglia di un fronte e non la vittoria finale, ovvero la conquista della capitale e la destituzione del comando nemico? Berlino fu invasa dall'Armata Rossa quando ancora le truppe americane avanzavano lungo il territorio francese. Eppure non commemoriamo la caduta di Berlino bensì lo sbarco in Normandia, questo perché l'occidente è attualmente sotto egemonia (economica e culturale) americana e quindi le onorificenze sono rivolte agli USA, esaltati come unici vincitori malgrado il loro intervento fu obiettivamente secondario.

Bandiera dell'URSS issata sul tetto del Reichstag di Berlino il 2 Maggio 1945

Se oggigiorno ci troviamo sotto egemonia statunitense, è perché il sistema economico di libero mercato ha prevalso sull'economia di pianificazione centralizzata del comunismo.

mercoledì 21 maggio 2014

Le Bon previde il Movimento 5 Stelle

Il Movimento 5 Stelle è la naturale conseguenza della decadenza apportata dal ventennio berlusconiano.

L'umanità è sempre uguale a sé stessa, pertanto gli eventi storici tendono a ripetersi ciclicamente.

Gustave Le Bon teorizzò quanto oggigiorno sta avvenendo in Italia. Il seguente brano è tratto da Psicologia delle Folle, pubblicato nel 1895.

Finora, il compito più preciso delle folle è consistito nella distruzione delle civiltà invecchiate. La storia insegna che quando le forze morali, armatura di una società, hanno perduto il loro potere, la dissoluzione finale è compiuta ad opera di quelle moltitudini incoscienti e brutali, giustamente definite barbare. Le civiltà sono state create e guidate finora da una piccola aristocrazia intellettuale, mai dalle folle. Queste ultime possiedono soltanto una potenza distruttiva. Il loro predominio rappresenta sempre una fase di disordine. Una civiltà implica alcune regole fisse, una disciplina, la capacità di abbandonare l'istinto per la ragione, una certa dose di preveggenza, un grado elevato di cultura, qualità inesistenti nelle folle. Grazie ad una potenza unicamente distruttiva, esse agiscono come quei microbi che accelerano le dissoluzione dei corpi malati o dei cadaveri. Quando l'edificio di una civiltà è tarlato, le folle ne provocano il crollo. È in questo momento che si manifesta il loro compito. Per un attimo, la forza cieca del numero diventa la sola filosofia della storia. Rassegnamoci a subire il regno delle folle, poiché mani imprevidenti hanno rovesciato una dopo l'altra tutte le barriere che potevano trattenerle.

In virtù di ciò, sono tentato di votare M5S per contribuire deliberatamente alla disfatta di questo paese... perché prolungare l'agonia di un moribondo? Meglio lasciarlo divorare dai germi che, come naturale, distruggendo il corpo che li ospita si autodistruggeranno. L'unico cruccio è che, a distruzione completa, essendo i grillini privi di consapevolezza al pari dei batteri, non si sentiranno responsabili di quanto avranno causato.

Anche l'intenzione di giustizia sommaria (propriamente detta linciaggio) avanzata quest'oggi non è certo una novità storica.

In Psicologia delle Folle è riportata la cronaca della sedizione avvenuta a Parigi nel 1871, nota come La Comune.

Penetrati dell'importanza del loro compito, essi cominciarono a formare una specie di tribunale: immediatamente appaiono lo spirito semplicista e l'equità, non meno semplicista, delle folle. Visto il numero considerevole degli accusati, si decide dapprima che i nobili, i preti, gli ufficiali, i servitori del Re, vale a dire tutti gli individui la cui professione è da sola la prova della loro colpevolezza agli occhi di un buon patriota, siano massacrati in blocco, senza che vi sia bisogno di particolari decisioni. Gli altri verranno giudicati dall'aspetto e secondo la loro reputazione [...] Durante il massacro regna sempre una piacevole allegria. Essi danzano e cantano, intorno ai cadaveri, dispongono le panche «per le signore», felici di veder uccidere gli aristocratici. E manifestano anche una speciale equità. Essendosi un boia lagnato, all'Abbazia, che le signore poste un po' lontano, non vedevano bene, e che soltanto qualche assistente ha il piacere di colpire gli aristocratici, tutti trovano giusta l'osservazione, e decidono di far passare lentamente le vittime tra due ali di carnefici che devono colpire soltanto col dorso della sciabola, in modo da prolungare il supplizio [...] I massacratori, d'altra parte, sono molto scrupolosi, e hanno la moralità che abbiamo notata in seno alle folle. Portano sul tavolo dei comitati il denaro e i gioielli delle vittime. In ogni loro atto si ritrovano sempre quelle forme rudimentali di ragionamento, caratteristiche dell'anima delle folle. Così dopo il massacro dei 1500 nemici della nazione, qualcuno fa osservare, e subito la suggestione è accettata, che le altre prigioni, popolai di mendicanti, di vagabondi, di giovani detenuti, racchiudono in realtà delle bocche inutili di cui sarebbe meglio sbarazzarsi [...] tutti sono massacrati in massa, compresi una cinquantina di fanciulli dai dodici ai diciassette anni che sarebbero potuti diventare, col tempo, nemici della nazione e dovevano quindi essere soppressi.
Dopo una settimana di lavoro, essendo finite tutte queste operazioni, i massacratori poterono pensare a riposarsi. Intimamente persuasi d'aver reso un gran servigio alla patria, andarono dalle autorità a reclamare un compenso; i più zelanti esigevano anche la medaglia.

Sono in molti a manifestare, attraverso la rete, l'intenzione di realizzare un simile misfatto. Questo video messaggio è emblematico, ne trascrivo il testo di seguito.

Salve ragazzi, cari amici del web. Sono qui per dare un messaggio agli impostori della politica: state attenti perché vi raggiungeremo uno ad uno e vi staneremo come ratti di fogna. Appena noi saliremo al potere vi processeremo uno ad uno e farete la fine che meritate. Verrete portati in questo posto, in questo posto segretissimo (in questo momento ci troviamo in un bunker, in una località segreta, anonima) e qui verrete interrogati su dove avete nascosto i soldi. Ognuno di voi dovrà rispondere per le proprie azioni fatte e per le proprie nefandezze perpetrate ai danni della collettività. Farete la fine dei ratti di fogna.

giovedì 8 maggio 2014

Il Mimetismo Batesiano di Syrphus sp.

Quest'oggi ho passeggiato lungo un angusto sentiero di montagna costeggiato da una folta vegetazione. Essendo primavera, la vegetazione spontanea è rigogliosa, fiorita e pullula di insetti impollinatori. Rincasando mi sono accorto di un esemplare di Syrphus sp. rimasto attaccato al mio zaino. Questo genere, filogeneticamente prossimo alla mosca comune, ha assunto l'aspetto di una temibile vespa come deterrente contro i predatori. Ma, a differenza della vespa, Syrphus sp. è sprovvisto di pungiglione, quindi concretamente indifeso: il suo è un mero travestimento che serve ad ingannare i potenziali predatori, praticamente un bluff. Questa strategia è nota in biologia come mimetismo batesiano ed il Syrphus sp. ne rappresenta un fulgido esempio.

L'individuo è morto poco dopo. Ho colto occasione per fotografarlo.

mercoledì 23 aprile 2014

Ciò che la gente vuole

[Collegamento al post originale]
[Collegamento al post originale]

Faccio inoltre notare la levatura dell'articolo sullo cioccolato, citando uno dei motivi elencati in favore del consumo di tale alimento:

mangiare un qualunque dolce fatto di cioccolato rende felici - Non è neanche il caso di discuterne: è così e basta.

domenica 9 marzo 2014

Sulla Naturalezza della Dieta Vegana

Una pervicace propaganda pseudoscientifica vuol far credere che la dieta naturale dell'uomo sia quella vegana.

Se la dieta vegana fosse naturale, gli alimenti dovrebbero trovarsi in natura.

Ed invece le piante di cui si ciba l'uomo non esistono in natura: sono varietà ottenute mediante selezione artificiale.

L'illustrazione mostra la derivazione di diverse varietà domesticate (Broccoli, Cavolfiore, Cavolo, Rapa) da un unico progenitore selvatico.

Figura tratta da W.K. Purves, D.Sadava, G.H. Orians e H.C. Heller, Processi Evolutivi, ed. Zanichelli

L'ereditarietà dei caratteri è un fenomeno osservabile, noto sin dagli arbori dell'agricoltura. Gli agricoltori ottenevano migliori raccolti praticando incroci selettivi mediante impollinazione manuale e scegliendo ad ogni raccolto le sementi per la successiva semina. Operando in tale maniera, nel corso dei secoli, l'uomo ha inconsapevolmente guidato l'evoluzione delle moderne varietà domesticate.

Impollinazione manuale in un bassorilievo assiro dell'884-859 a.C.
Fotografia di Vincenzo Vacca

Lo studio della selezione artificiale è il punto di partenza scelto da Charles Darwin per l'esposizione della sua celebre teoria: L'Origine delle Specie inizia con un capitolo sulla variazione allo stato domestico.

Grazie alla selezione artificiale, la produttività (in termini sia di quantità sia di dimensione dei singoli frutti) è incrementata. Il sapore gradevole è legato alla presenza di zuccheri, di conseguenza la selezione basata sul sapore ha aumentato l'apporto nutritivo.

Tuttavia, essendo state coltivate per innumerevoli generazioni in un ambiente manipolato dall'uomo (aratura, irrigazione, fertilizzazione) al fine di favorirne la crescita, le varietà domesticate hanno perso la capacità di sopravvivere autonomamente: se l'uomo smettesse di coltivarle, si estinguerebbero. Senza le cure umane, le piante coltivate verrebbero rapidamente sopraffatte dalla vegetazione spontanea infestante nella competizione per il suolo.

La sola vegetazione spontanea (quella naturale) non sarebbe sufficiente a sopperire al fabbisogno umano. Infatti l'uomo del paleolitico era necessariamente un cacciatore, sebbene integrasse la dieta con la raccolta di vegetazione edibile. Pochissime piante selvatiche sono commestibili, per la maggior parte sono velenose o indigeste per l'uomo (a differenza degli erbivori, l'uomo non ha sviluppato resistenza ai veleni o la capacità di riconoscere ed evitare le piante tossiche attraverso l'olfatto), la carne invece non è quasi mai velenosa.

Le seguenti fotografie mostrano alcuni esempi di antenati selvatici delle attuali varietà domesticate.

Mais selvatico
Fotografia di Frank N. Foode
Carota selvatica
Fotografia dell'Università di Udine
Anguria selvatica
Fotografia di Flowers in Israel

Quindi, la dieta vegana non è naturale, al contrario è permessa dalla manipolazione della natura.

Una manipolazione che non riguarda soltanto la domesticazione, ma anche l'introduzione di specie alloctone. Gli areali d'origine (luoghi di provenienza) dei progenitori selvatici delle rispettive varietà, sono situati in aree geografiche molto distanti fra loro, in continenti diversi, separati da oceani, deserti, ghiacciai e catene montuose, perciò non è affatto naturale che si ritrovino coltivate tutte assieme nello stesso orto.

Per compensare la mancanza di carne dalla dieta, i vegani necessitano di un'ampia diversità di piante, la quale è stata assicurata dall'introduzione di specie aliene (che non vuol dire "extraterrestri").

Se i vegani che vivono in Europa dovessero rinunciare ai prodotti delle specie originarie di altre aree geografiche, in virtù della naturalezza della propria dieta, gli rimarrebbe ben poco da mangiare.

Una frangia vegana sostiene addirittura che l'unico cibo naturale dell'uomo sia la mela, ignorando evidentemente che l'areale d'origine della specie umana è la Rift Valley (in Africa) mentre l'areale d'origine del melo è l'Asia centrale. Dunque come può l'uomo essere "melariano" se durante la sua evoluzione non è mai venuto a contatto con le mele?!

Secondo la propaganda vegana, per l'uomo non sarebbe naturale mangiare carne perché senza armi non sarebbe in grado di cacciare... ma senza utensili l'uomo non potrebbe nemmeno coltivare la terra. L'uomo usa il suo naturale ingegno per inventare e costruire gli attrezzi agricoli (aratro) tanto quanto le armi da caccia (arco e frecce).

La conversione dei terreni ad uso agricolo implica la distruzione della vegetazione naturale, con relativa perdita di habitat per gli animali: per coltivare la terra, l'uomo sottrae spazio alla natura.
I campi coltivati richiedono generalmente la costruzione di canali di irrigazione, i quali rappresentano una modificazione aggiuntiva dell'ambiente. Alcuni lettori obietteranno che gli allevamenti per la carne hanno un maggiore impatto sull'ambiente, ma il proposito del presente articolo non è decretare quale attività antropica sia più o meno sostenibile, bensì di dimostrare che l'alimentazione vegana non è naturale in quanto necessita dell'alterazione della natura.

Un'ulteriore tecnica, che ha agevolato la possibilità di intraprendere la dieta vegana, è la coltivazione in serra. La naturale stagionalità delle piante comporterebbe l'assenza di alcuni ortaggi per periodi prolungati, sottoponendo i vegani a carenze alimentari. Ma, grazie al microclima artificialmente riprodotto all'interno delle serre, le piante crescono rigogliose anche quando fuori nevica.

Tutto questo è naturale?

Serre
Fotografia di Max Wahrhaftig

I pomodori freschi presenti sui banchi dei supermercati in pieno inverno, o provengono da serre o sono importati da paesi tropicali. In quest'ultimo caso, vengono trasportati per mezzo di navi mercantili e camion: i motori a scoppio, inventati poco più di un secolo fa, hanno permesso alle merci alimentari di viaggiare su lunghe distanze arrivando a destinazione prima di marcire.
La carne è sempre disponibile, mentre la vegetazione è soggetta a stagionalità. Pertanto, un'alimentazione basata esclusivamente sui vegetali richiede quanto meno che i cibi vengano conservati mediante una serie di tecniche di trasformazione (la salsa di pomodoro in vasetto è un metodo per avere il pomodoro anche d'inverno). L'uomo è l'unico animale che trasforma il cibo per conservarlo, fatta eccezione per le api che rigurgitano il nettare trasformandolo in miele indeperibile di cui fanno scorta per i lunghi periodi di assenza dei fiori. Tuttavia, se si ammette come vero che per l'uomo non sia naturale cacciare in quanto non riuscirebbe a farlo senza armi, allora è altrettanto vero che per l'uomo non è naturale conservare i cibi perché senza utensili non potrebbe farlo: se vuole conservare i cibi li rigurgiti come fanno le api.

Uno slogan vegano adduce che l'uomo è l'unico animale che beve latte da adulto, per giunta di un'altra specie... ma l'uomo è anche l'unico animale che coltiva la terra e diversifica le piante a proprio uso e consumo.

Mi sono limitato a considerazioni di carattere qualitativo, entrando nel merito della quantità necessaria a soddisfare i consumi, il ruolo fondamentale è svolto dalla meccanizzazione dell'agricoltura (trattori, mietitrebbia, ecc.) e dalla chimica (pesticidi)... e non ditemi che tanto voi mangiate "bio", perché data la scarsa resa, tale modalità di agricoltura richiede vaste superfici di terra e non risulta dunque sostenibile. I prodotti bio sono velleitari.

Si noti bene che non è mia intenzione sconsigliare l'adozione della dieta vegana (non è mia competenza farlo), il presente articolo ha il proposito di confutare la disinformazione secondo cui il veganismo sarebbe la dieta naturale dell'uomo. Il fatto che non sia naturale, non implica necessariamente che sia nociva per la salute, occorre discernere tra i due concetti.

I vegani sembrano ignorare che la loro scelta di rinunciare al consumo di carne è resa possibile dall'alterazione della natura compiuta dall'uomo a vantaggio di sé stesso (antropocentrismo).

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