sabato 1 novembre 2014

Ragù bolognese

Tritare finemente cipolla, sedano e carote, soffriggere in una casseruola con olio d'oliva fino a doratura,



aggiungere la carne tritata (misto bovino e suino), un pizzico di pepe nero macinato e sale quanto basta, una volta scottata la carne (quando ha cambiato completamente colore), alzare la fiamma e sfumare con mezzo bicchiere di vino rosso,



aggiungere la salsa di pomodoro ed una o due foglie d'alloro (da togliere a fine cottura), abbassare la fiamma, apporre il coperchio alla casseruola per prevenire un'eccessiva disidratazione, e cuocere a fuoco lento per almeno un'ora, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.



A termine cottura il sugo si è ristretto assumendo una consistenza densa, come appare nella seguente fotografia.



La pasta ideale per il ragù sono le tagliatelle all'uovo o in alternativa le reginette. Per amalgamare saltare in una padella precedentemente riscaldata. Servire su di un piatto piano e spolverare con parmigiano grattugiato.




Buon Appetito!


giovedì 25 settembre 2014

Soluzione Antispecista al Randagismo

Uno dei principali argomenti della propaganda vegana e antispecista è il seguente.


[Manifesto di una campagna vegana]

Consideriamo le implicazioni del principio antispecista "tutti gli animali sono uguali".

Cani e Gatti vengono abitualmente nutriti con prodotti a base di carne di altri animali (Conigli, Polli e persino Vitelli, ossia i cuccioli dei bovini).

Se, come affermano gli antispecisti, la vita di questi altri animali ha lo stesso valore di quella dei cani, allora uccidere un cane per darlo in pasto ad un altro cane non differisce da quanto già si compie. Tanto più che il cannibalismo è frequente nei cani rinselvatichiti, quindi adottarlo per i cani domestici non sarebbe innaturale.

Abbiamo dunque trovato il modo di porre fine al randagismo e al sovraffollamento dei canili: uccidiamo metà dei cani randagi e diamoli in pasto all'altra metà, una volta finito il cibo, ammazziamone un'altra metà e così via fino ad arrivare ad un unico cane.

Questa soluzione è coerente con i principi proclamati dagli antispecisti, eppure dubito che gli stessi antispecisti l'approverebbero. Gli antispecisti non accettano le implicazioni dei loro stessi principi poiché tali principi non sono formulati in base al ragionamento, bensì cercando apparenti ragioni a posteriori, nel tentativo maldestro di suffragare posizioni aprioristiche, basate sull'emotività.

domenica 17 agosto 2014

Escursione solitaria alle Cascate Galasia dell'Aspromonte

Ieri, 16 Agosto 2014, ho passato una magnifica giornata alle cascate Galasia di monte Trepitò, che fa parte del massiccio dell'Aspromonte.

Le cascate si susseguono in serie, ripercorrendole dal basso verso l'alto ne ho contate cinque.
L'erosione dell'acqua, in tempi geologici, ha modellato la roccia ricavando terrazze. L'acqua di ciascuna cascata cade nel rispettivo terrazzo riempendo una conca (creando quindi una piscina naturale) prima di defluire nella cascata successiva.

Giacché ho risalito le cascate a retroso, le ho numerate da valle a monte, quindi la "prima" equivale a quella più a valle e la "quinta" a quella più a monte.

In questa foto sono visibili la prima e la seconda cascata.



Per ciascuna cascata ho fatto una foto ed un breve video che riporto di seguito.

La prima cascata si incontra al termine del sentiero praticabile.




Dopodiché, per visitare ogni successiva cascata occorre arrampicarsi sulla roccia ai lati di ogni precedente cascata, non c'è altra via (a meno che non si usi l'elicottero).
Ho deciso senza indugi di arrampicarmi a mani nude, consapevole del rischio a cui andavo incontro, tanto più che essendo da solo e non avrei potuto contare su alcun soccorso nel caso fossi scivolato (ammesso che sarei sopravvissuto ad una tale caduta)... se rinunciassi a contemplare certe meraviglie della natura, mi precluderei di vivere intensamente e sarebbe come se fossi già morto, ergo vale la pena morire nel tentativo di vivere.

Questa è la prima cascata vista dall'alto.



Questa è la seconda cascata.



Il video è ripreso dal terrazzo della seconda cascata, quindi mostra la seconda cascata dal basso e la prima cascata dall'alto. Lo stesso vale per i video delle cascate successive.



Questa è la terza cascata.





Ai margini del torrente, tra la terza e la quarta cascata, ho notato alcune pozze di acqua stagnante (ne ho contate quattro) piene di girini.




Questa è la quarta cascata vista di fianco (mentre la scalavo).



Ed infine questa è la quinta cascata, la più bella.





Da tale posizione non sono visibili ulteriori cascate, ma dato che la cima del monte è ancora lontana, presumo che ve ne siano altre. Purtroppo è impossibile valicare il rilievo della quinta cascata senza un'adeguata attrezzatura: la roccia è troppo ripida e non fornisce sufficienti appigli. Ho intenzione di procurarmi l'attrezzatura da scalata per ritornare e procedere oltre.

Questo è il panorama che si scorge dal quinto terrazzo dando le spalle alla cascata.



Fino alla prima cascata è possibile, di rado, incontrare altri escursionisti, percorrendo un sentiero antropizzato, seppur scarsamente, da segnaletica, da qualche ringhiera e da quattro cartelli, e oltraggiato ahimè da qualche rifiuto (nella fattispecie onnipresenti buste di plastica e lattine di CocaCola). Ma lassù, dal secondo al quinto terrazzo, sì è isolati dalla civiltà, nessun segno di antropizzazione, nessuna traccia umana: un enclave della natura nel quale poter saggiare l'esistenza atavica ed osservare il passato, prima dell'avvento dell'uomo. Un santuario di contemplazione della natura selvaggia. Da lì, oltre allo scroscio dell'acqua, si ode il sibilo del vento che scuote le cime degli alberi. La pace dei sensi. Per la prima volta ho osservato un fenomeno prodotto dal vento: un bagliore che percorre le chiome degli alberi come un'onda. L'effetto è dovuto alla rotazione parzialmente del lato inferiore delle foglie bifacciali. Il lato inferiore, propriamente detto "pagina abassiale", differisce per funzione e struttura e possiede un colore diverso dal lato superiore fotosintetico, propriamente detto "pagina adassiale". Il vento scorre attraverso le chiome e colpisce una foglia dopo l'altra ruotandola parzialmente, visto da lontano appare come un'onda luminosa.

Ovviamente ho fatto il bagno sotto tutte le cascate. L'acqua è di una purezza e di una freschezza rigenerante. Ho riempito anche la borraccia.



Mi viene da pensare che forse i protocristiani (San Giovanni Battista) si battezzavano immergendosi nel fiume Giordano proprio perché la sensazione rigenerante è assimilabile alla rinascita, all'abbandono della vecchia vita per la nuova (conversione religiosa).

Ridiscendere è stato più difficoltoso che salire e, in bilico sulla roccia, sporgendomi senza trovare appigli, non è mancato qualche attimo di panico che ho prontamente contenuto e domato. Tutto è bene ciò che finisce bene. Soddisfatto della stupenda escursione, un'esperienza indimenticabile.



Mi sento tuttavia in obbligo di dissuadere i lettori intenzionati a tentare l'arrampicata: non fatelo! A me è andate bene, altri potrebbero non essere assistiti da altrettanta fortuna.



Il Sentiero

Al percorso che porta alle cascate si accede dall'ultimo tornante stradale prima di arrivare al villaggio di Trepitò. Ho precisamente contrassegnato il luogo su google maps.

All'ingresso ho trovato un avviso dell'Ente Parco Nazionale d'Aspromonte.



Dato che c'era scritto "avviso" e non "divieto", ho deciso di procedere ugualmente.



In effetti il percorso, già di per sé impervio, è ulteriormente accidentato da frane e da alberi caduti che sbarrano il sentiero: ostacoli che affaticano l'escursionista ma che non reputo fattori di pericolo. L'unico serio pericolo che ho incontrato è quello di smarrirsi, essenzialmente per quattro ragioni:
  1. il sentiero si inoltra all'interno di un fitto bosco, gli alberi, indistinguibili, impediscono di vedere a distanza;
  2. il sentiero è tortuoso, scosceso e composto da parecchi bivi;
  3. il sentiero, in molti tratti, è visibile a stento, essendo scarsamente battuto è spesso indistinguibile dal resto del territorio;
  4. ma soprattutto, la segnaletica (le strisce bianche e rosse generalmente apposte sui tronchi e sulle rocce per contrassegnare il percorso corretto) è corrosa dal tempo e nascosta dalla vegetazione.

Si noti, ad esempio, la macchiolina rossa sulla roccia: è quanto rimane del segnale.



Sulla via per il ritorno è molto facile smarrirsi a causa di questo bivio: dato che il sentiero principale curva a sinistra, viene spontaneo seguirlo, tanto più che il sentiero sulla destra è visibile a stento. Un minuscolo segnale (cerchiato in verde nella foto), in parte coperto dal muschio, indica correttamente di svoltare a destra. Pertanto, è difficile fare pronostici sulla durata del cammino, tutto dipende dall'accortezza di guardarsi attorno per imboccare la via giusta.



Il bosco è avvolto da una quiete spettrale, molto suggestiva.

Particolare degno di nota è la presenza di liane.



Lungo il sentiero ci si imbatte in una sorta di rifugio rupestre. Essendo che ci si trova in Aspromonte, viene da chiedersi se non sia stato costruito ed occupato da qualche brigante del secolo scorso.



Le fotografie a dimensione originale le trovate su quest'album picasa.

mercoledì 13 agosto 2014

Sarmurigghiu: condimento calabrese per pesce arrosto

Il Sarmurigghiu è il condimento della cucina calabrese e siciliana, ideale per pesce arrostito alla piastra, alla griglia o al forno.

Ingredienti in ordine decrescente di quantità:
  • Succo limone
  • Olio extravergine d'oliva
  • Prezzemolo fresco tritato
  • Origano
  • Capperi tritati
  • Aglio tritato finemente
  • Pepe nero macinato
  • Sale

Mescolare bene gli ingredienti. Versare il condimento sul pesce solo a fine cottura.


venerdì 6 giugno 2014

Sulla Commemorazione del D-Day

Se quest'oggi commemoriamo i 70 anni dallo sbarco in Normandia piuttosto che le più decisive vittorie dell'URSS sul fronte orientale, non è perché gli USA abbiano vinto la seconda guerra mondiale ma perché hanno vinto la guerra fredda.

Non è strano che si celebri la prima battaglia di un fronte e non la vittoria finale, ovvero la conquista della capitale e la destituzione del comando nemico? Berlino fu invasa dall'Armata Rossa quando ancora le truppe americane avanzavano lungo il territorio francese. Eppure non commemoriamo la caduta di Berlino bensì lo sbarco in Normandia, questo perché l'occidente è attualmente sotto egemonia (economica e culturale) americana e quindi le onorificenze sono rivolte agli USA, esaltati come unici vincitori malgrado il loro intervento fu obiettivamente secondario.


Bandiera dell'URSS issata sul tetto del Reichstag di Berlino il 2 Maggio 1945

Se oggigiorno ci troviamo sotto egemonia statunitense, è perché il sistema economico di libero mercato ha prevalso sull'economia di pianificazione centralizzata del comunismo.

martedì 3 giugno 2014

Vellutata di Pomodoro




Ingredienti
  • Uno spicchio d'Aglio
  • Una Cipolla di Tropea
  • Due Pomodori freschi
  • Un pizzico di Peperoncino (fresco o tostato)
  • Un barattolo di Pomodori pelati
  • una Patata matura
  • un Dado vegetale
  • un cucchiaino di Zucchero
  • Sale quanto basta
  • Un pizzico d'Origano
  • Un ciuffo Basilico fresco
  • Una noce di Margarina
  • Un filo di Olio extravergine d'Oliva


Procedimento

Sbucciare, sciacquare e sminuzzare grossolanamente aglio e cipolla e rosolare in olio d'oliva in una pentola.


Appena sopraggiunta la doratura, aggiungere i pomodori freschi affettati e, a gradimento, il peperoncino e continuare a soffriggere all'incirca per altri 5 minuti.


Successivamente aggiungere i pomodori pelati, una patata affettata (serve a conferire cremosità senza coprire il sapore del pomodoro), un dado vegetale, l'origano, un cucchiaino di zucchero ed eventualmente un pizzico di sale (si consideri che il dado contiene già abbastanza sale, quindi non occorre aggiungerne molto altro).


L'origano ed il basilico sono le tipiche spezie che accompagnano il pomodoro, tuttavia si faccia attenzione a non esagerare con l'origano in quanto possiede un aroma che tende a predominare.


Mescolare, tappare la pentola con il coperchio e cuocere a fuoco lento fin quando le patate cominciano a sfaldarsi (circa una ventina di minuti). Nonostante il coperchio, potrebbe rendersi necessaria l'aggiunta di acqua calda (precedentemente riscaldata in un pentolino a parte) per reintegrare quella persa con l'evaporazione. Per ottenere la giusta consistenza, l'acqua va dosata con attenzione poiché in eccesso renderebbe la vellutata troppo liquida. In sostituzione del dado, si può insaporire l'acqua aggiuntiva facendo bollire sedano e carota nel pentolino a parte.

A cottura ultimata aggiungere il basilico.


Il basilico è delicato ed il calore ne compromette sapore e colore, per questo va aggiunto a fine cottura (stessa cosa vale generalmente per il prezzemolo).


A questo punto occorre frullare il preparato, ci si può servire di un tradizionale passatutto (uno di quelli a manovella) oppure l'ideale sarebbe un moderno frullatore ad immersione, utilizzabile direttamente nella pentola. Anche un frullatore classico va bene, ma evitate di versare il preparato quando è ancora bollente, meglio aspettare che si raffreddi fino a diventare tiepido.

Io ho usato questo frullatore.


Una volta ottenuta la vellutata, versare nuovamente nella pentola, aggiungere una noce di margarina ("noce" è l'unità di misura adottata per burro e margarina) che ne conferisce ulteriore cremosità, e riscaldare il tempo necessario a farla sciogliere ed amalgamare (non più di un paio di minuti).


Riporre in una fondina ed aggiungere un filo d'olio extravergine d'oliva a crudo e decorare con un paio di foglioline di basilico. Servire con crostini di pane o con fette tostate di pane raffermo.


Buon Appetito!


Post Scriptum: solo alla fine mi sono reso conto che questa ricetta può andare bene anche per i vegani, per ovviare allo spiacevole inconveniente è sufficiente sostituire la margarina con il burro e/o il dado vegetale con il dado al brodo di carne.

mercoledì 21 maggio 2014

Le Bon aveva previsto il Movimento 5 Stelle

Il Movimento 5 Stelle è la naturale conseguenza della decadenza apportata dal ventennio berlusconiano.


L'umanità è sempre uguale a se stessa, pertanto gli eventi storici tendono a ripetersi ciclicamente.

Gustave Le Bon teorizzò quanto oggigiorno sta avvenendo in Italia. Il seguente brano è tratto da Psicologia delle Folle, pubblicato nel 1895.
Finora, il compito più preciso delle folle è consistito nella distruzione delle civiltà invecchiate. La storia insegna che quando le forze morali, armatura di una società, hanno perduto il loro potere, la dissoluzione finale è compiuta ad opera di quelle moltitudini incoscienti e brutali, giustamente definite barbare. Le civiltà sono state create e guidate finora da una piccola aristocrazia intellettuale, mai dalle folle. Queste ultime possiedono soltanto una potenza distruttiva. Il loro predominio rappresenta sempre una fase di disordine. Una civiltà implica alcune regole fisse, una disciplina, la capacità di abbandonare l'istinto per la ragione, una certa dose di preveggenza, un grado elevato di cultura, qualità inesistenti nelle folle. Grazie ad una potenza unicamente distruttiva, esse agiscono come quei microbi che accelerano le dissoluzione dei corpi malati o dei cadaveri. Quando l'edificio di una civiltà è tarlato, le folle ne provocano il crollo. È in questo momento che si manifesta il loro compito. Per un attimo, la forza cieca del numero diventa la sola filosofia della storia. Rassegnamoci a subire il regno delle folle, poiché mani imprevidenti hanno rovesciato una dopo l'altra tutte le barriere che potevano trattenerle.


In virtù di ciò, sono tentato di votare M5S per contribuire deliberatamente alla disfatta di questo paese... perché prolungare l'agonia di un moribondo? Meglio lasciarlo divorare dai germi che, come naturale, distruggendo il corpo che li ospita si autodistruggeranno... l'unico cruccio è che, a distruzione completa, essendo i grillini privi di consapevolezza al pari dei batteri, non si sentiranno responsabili di quanto avranno causato.

Anche l'intenzione di giustizia sommaria (propriamente detta linciaggio) avanzata quest'oggi non è certo una novità storica.


In Psicologia delle Folle è riportata la cronaca della sedizione avvenuta a Parigi nel 1871, nota come La Comune.
Penetrati dell'importanza del loro compito, essi cominciarono a formare una specie di tribunale: immediatamente appaiono lo spirito semplicista e l'equità, non meno semplicista, delle folle. Visto il numero considerevole degli accusati, si decide dapprima che i nobili, i preti, gli ufficiali, i servitori del Re, vale a dire tutti gli individui la cui professione è da sola la prova della loro colpevolezza agli occhi di un buon patriota, siano massacrati in blocco, senza che vi sia bisogno di particolari decisioni. Gli altri verranno giudicati dall'aspetto e secondo la loro reputazione [...] Durante il massacro regna sempre una piacevole allegria. Essi danzano e cantano, intorno ai cadaveri, dispongono le panche «per le signore», felici di veder uccidere gli aristocratici. E manifestano anche una speciale equità. Essendosi un boia lagnato, all'Abbazia, che le signore poste un po' lontano, non vedevano bene, e che soltanto qualche assistente ha il piacere di colpire gli aristocratici, tutti trovano giusta l'osservazione, e decidono di far passare lentamente le vittime tra due ali di carnefici che devono colpire soltanto col dorso della sciabola, in modo da prolungare il supplizio [...] I massacratori, d'altra parte, sono molto scrupolosi, e hanno la moralità che abbiamo notata in seno alle folle. Portano sul tavolo dei comitati il denaro e i gioielli delle vittime. In ogni loro atto si ritrovano sempre quelle forme rudimentali di ragionamento, caratteristiche dell'anima delle folle. Così dopo il massacro dei 1500 nemici della nazione, qualcuno fa osservare, e subito la suggestione è accettata, che le altre prigioni, popolai di mendicanti, di vagabondi, di giovani detenuti, racchiudono in realtà delle bocche inutili di cui sarebbe meglio sbarazzarsi [...] tutti sono massacrati in massa, compresi una cinquantina di fanciulli dai dodici ai diciassette anni che sarebbero potuti diventare, col tempo, nemici della nazione e dovevano quindi essere soppressi.
Dopo una settimana di lavoro, essendo finite tutte queste operazioni, i massacratori poterono pensare a riposarsi. Intimamente persuasi d'aver reso un gran servigio alla patria, andarono dalle autorità a reclamare un compenso; i più zelanti esigevano anche la medaglia.

Sono in molti a manifestare, attraverso la rete, l'intenzione di realizzare un simile misfatto. Questo video messaggio è emblematico, ne trascrivo il testo di seguito.


Salve ragazzi, cari amici del web. Sono qui per dare un messaggio agli impostori della politica: state attenti perché vi raggiungeremo uno ad uno e vi staneremo come ratti di fogna. Appena noi saliremo al potere vi processeremo uno ad uno e farete la fine che meritate. Verrete portati in questo posto, in questo posto segretissimo (in questo momento ci troviamo in un bunker, in una località segreta, anonima) e qui verrete interrogati su dove avete nascosto i soldi. Ognuno di voi dovrà rispondere per le proprie azioni fatte e per le proprie nefandezze perpetrate ai danni della collettività. Farete la fine dei ratti di fogna.

giovedì 8 maggio 2014

Il Mimetismo Batesiano di Syrphus ribesii

Quest'oggi ho passeggiato lungo un angusto sentiero di montagna costeggiato da una folta vegetazione. Essendo primavera, la vegetazione spontanea è rigogliosa, fiorita e pullula di insetti impollinatori. Rincasando mi sono accorto di un esemplare di Syrphus ribesii rimasto attaccato al mio zaino. Questa specie, filogeneticamente prossima alla Mosca comune, ha assunto l'aspetto di una temibile Vespa come deterrente contro i predatori. Ma, a differenza della Vespa, S. ribesii è sprovvista di pungiglione, quindi concretamente indifesa: il suo è un mero travestimento che serve ad ingannare i potenziali predatori, praticamente un bluff. Questa strategia è nota in Biologia come Mimetismo Batesiano e la S. ribesii ne costituisce l'esempio classico.

L'individuo è morto poco dopo. Ho colto occasione per fotografarlo.


mercoledì 23 aprile 2014

Ciò che la gente vuole


[Link al post originale]


[Link al post originale]

Faccio inoltre notare la levatura dell'articolo sullo cioccolato, citando uno dei motivi elencati in favore del consumo di tale alimento:
mangiare un qualunque dolce fatto di cioccolato rende felici - Non è neanche il caso di discuterne: è così e basta.

domenica 9 marzo 2014

Sulla Naturalezza della Dieta Vegana

Una pervicace propaganda pseudoscientifica vuol far credere che la dieta naturale dell'uomo sia quella vegana.

Se la dieta vegana fosse naturale, gli alimenti dovrebbero trovarsi in natura.

Ed invece le piante di cui si ciba l'uomo non esistono in natura: sono varietà ottenute mediante selezione artificiale.

L'illustrazione mostra la derivazione di diverse varietà domesticate (Broccoli, Cavolfiore, Cavolo, Rapa) da un unico progenitore selvatico.


[Tratto da W.K. Purves, D.Sadava, G.H. Orians e H.C. Heller, Processi Evolutivi, ed. Zanichelli]

L'ereditarietà dei caratteri è un fenomeno osservabile, evidentemente noto sin dagli arbori dell'agricoltura: ad ogni raccolto i contadini sceglievano le sementi in base alle qualità desiderate, allo scopo di migliorare il raccolto successivo. Operando in tale maniera, nel corso dei secoli, l'uomo ha inconsapevolmente guidato l'evoluzione delle moderne varietà domesticate.

Lo studio della Selezione Artificiale è il punto di partenza scelto da Charles Darwin per l'esposizione della sua celebre teoria.


[Tratto da Charles Darwin, L'Origine delle Specie]

Grazie alla selezione artificiale, la resa (quantità di produzione) e l'apporto nutritivo (in termini di dimensione del frutto) sono aumentati. Il sapore gradevole è legato alla presenza di zuccheri, di conseguenza la selezione basata sul sapore ha aumentato l'apporto calorico.

Tuttavia, essendo state coltivate per innumerevoli generazioni in un ambiente manipolato dall'uomo (aratura, irrigazione, fertilizzazione) al fine di favorirne la crescita, le varietà domesticate hanno perso la capacità di sopravvivere autonomamente: se l'uomo smettesse di coltivarle, si estinguerebbero. Certune hanno persino perso la capacità di riprodursi a causa dell'impollinazione manuale e della semina. Le più resistenti verrebbero comunque rapidamente sopraffatte dalla vegetazione spontanea infestante nella competizione per la nicchia ecologica.

La sola vegetazione spontanea (quella naturale) non sarebbe sufficiente a sopperire al fabbisogno umano. Infatti l'uomo del paleolitico era necessariamente un cacciatore, sebbene integrasse la dieta con la raccolta di vegetazione commestibile (molte piante sono velenose o indigeste).

La seguente fotografia mostra la "pannocchia" dell'antenato selvatico del granturco.

Teosinte seeds 3
[Teosinte, fotografia di Frank N. Foode, fonte]

Quindi, la dieta vegana non è naturale, al contrario è permessa dalla manipolazione della natura.

Una manipolazione che non riguarda soltanto la domesticazione, ma anche l'introduzione di specie alloctone. Gli areali d'origine (luoghi di provenienza) dei progenitori selvatici delle rispettive varietà, sono situati in aree geografiche molto distanti fra loro, in continenti diversi, separati da oceani, deserti, ghiacciai e catene montuose, perciò non è affatto naturale che si ritrovino coltivate tutte assieme nello stesso orticello.

Per compensare la mancanza di carne dalla dieta, i vegani necessitano di un'ampia diversità di Piante, la quale è stata assicurata dall'introduzione di specie aliene (che non vuol dire "extraterrestri").

Se i vegani che vivono in Europa dovessero rinunciare ai prodotti delle specie originarie di altre aree geografiche, in virtù della naturalezza della propria dieta, gli rimarrebbe ben poco da mangiare.


[Tratto dal Quaderno di Educazione Ambientale N.57, del WWF, fonte]

Un ulteriore tecnica, che ha agevolato la possibilità di intraprendere la dieta vegana, è la coltivazione in serra. La naturale stagionalità delle piante comporterebbe l'assenza di alcuni ortaggi per periodi prolungati, sottoponendo i vegani a carenze alimentari. Ma, grazie al microclima artificialmente riprodotto all'interno delle serre, le piante crescono rigogliose anche quando fuori nevica.

Tutto questo è naturale?


[Greenhouse, fotografia di Max Wahrhaftig, fonte]

I pomodori freschi presenti sui banchi dei supermercati in pieno inverno, provengono da serre o sono importanti da paesi tropicali (trasportati per mezzo di navi mercantili e camion).

Mi sono limitato a considerazioni di carattere qualitativo, entrando nel merito delle quantità necessaria a soddisfare la domanda, il ruolo fondamentale è svolto dalla meccanizzazione dell'agricoltura (trattori, mietitrebbia, ecc.) e dalla chimica (diserbanti)... e non venite a dirmi che tanto voi mangiate "bio", perché data la scarsa resa, tale modalità di agricoltura richiede vaste superfici di terra e non risulta dunque sostenibile.

Si noti bene che non è mia intenzione sconsigliare l'adozione della dieta vegana (non è mia competenza farlo), il presente articolo ha il proposito di confutare la disinformazione secondo cui il veganismo sarebbe la dieta naturale dell'uomo.

I vegani sembrano ignorare che la loro scelta di rinunciare al consumo di carne è resa possibile dall'alterazione della natura compiuta dall'uomo a vantaggio di se stesso (antropocentrismo?)




Per rispondere alle prevedibilissime obiezioni mosse dai fanatici che ripetono acriticamente i soliti slogan "l'uomo non è carnivoro perché non ha i canini da predatore" e bla bla bla, rimando ad un mio precedente articolo intitolato Inversione del Processo Conoscitivo.

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