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Quesito rivolto ai Vegani attivisti

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La domanda che vorrei porre ai filosofi dell'antispecismo è semplice: perché il tuo cane o gatto può mangiare carne mentre a me dev'essere proibito? Una risposta apparentemente sensata potrebbe essere: "perché l'uomo può rinunciare alla carne, sostituendola con una dieta vegana ben equilibrata, mentre i cani e i gatti hanno bisogno della carne per mantenersi in salute". Accettiamo l'obiezione (seppur con qualche riserva, perché non sono del tutto persuaso che l'uomo possa bandire completamente la carne senza risentirne minimamente nemmeno a lungo termine e nemmeno nelle fasi di sviluppo). Pur accettando tale obiezione, la domanda iniziale rimane sostanzialmente invariata: perché non vietare il possesso di animali carnivori, in modo da eliminare lo sfruttamento di altri animali destinati a diventare cibo per gli animali prediletti dall'uomo? Anche questo è antropocentrismo: scegliere secondo le preferenze umane quali animali accudire e quali uccidere ...

L'Insegnamento Morale di Taubira che l'Italia dovrebbe imparare

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Isaac Asimov, nel ciclo de La Fondazione , scrisse: la violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci , sottintendendo, come si evince dal contesto del romanzo, che esistono mezzi di sopraffazione più efficaci della violenza. L'Italia mette a disposizione questi mezzi per chi ha sufficiente potere e denaro per usufruirne. Il diritto di satira, ad esempio, viene tolto strumentalizzando il reato di diffamazione. Pertanto in Italia, la strage di Charlie Hebdo, non si sarebbe mai verificata, il diritto di satira sarebbe stato tolto molto prima, non per mezzo di kalashnikov ma per mezzo di un'arma più efficace, perfettamente legale e messa a disposizione dallo Stato, un'arma che ha un reale effetto deterrente, che intimidisce "colpendone uno per educarne cento" ( cit. ) e che quindi raggiunge l'obiettivo molto meglio di un mitra che, come abbiamo visto, ha avuto l'effetto opposto a quello desiderato: adesso le vignette satiriche del profeta, prima perlopiù s...

Le Raccolte di Karl Felix Wolff

Le antiche leggende popolari delle Dolomiti, tramandate oralmente, sono state raccolte e trascritte da Karl Felix Wolff. Sono ambientate in luoghi realmente esistenti e, talvolta, a luoghi reali è associata una leggenda, come ad esempio la leggenda del lago di Misurina. Risalgono ad un'imprecisata epoca precristiana, dalla narrazione traspare il culto della natura tipico del paganesimo, i personaggi vivono in insediamenti rurali e a stretto contatto con la natura selvaggia della quale sono essi stessi elementi. Le trame dei diversi racconti sono tutte accomunate dalla credenza nel fato: personaggi dotati di preveggenza, solitamente donne che vivono allo stato brado (chiamate "Vivene") o animali antropomorfi, predicono al protagonista la sua tragica sorte. Il racconto consiste nella narrazione dei vani tentativi compiuti dal protagonista per sottrarsi all'ineluttabile destino. La conclusione è dunque diversa dal "vissero felici e contenti" dello schema di Pr...

Considerazioni sul Caso dei due Marò

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Ieri mi sono imbattuto in un post di Marco Furfaro condiviso dalla pagina facebook di Sinistra Ecologia Libertà , che mi sprona a scrivere alcune considerazioni sulla vicenda dei due marò. Furfaro, come molti sinistroidi, ignora che i pirati moderni sono solitamente pescatori che all'occasione sfoderano le armi per saccheggiare o prendere in ostaggio i malcapitati equipaggi di navi che transitano in determinate zone. Fonte I temibili pirati somali , autori del dirottamento della Maersk Alabama (vicenda raccontata nel film Captain Phillips ), operano proprio nell'Oceano Indiano, dove è avvenuto l'episodio che ha coinvolto l' Enrica Lexie , la nave su cui prestavano servizio i due marò. Area d'azione dei pirati somali. Forse Furfaro, come molti sinistroidi, crede che l'aspetto dei pirati sia inequivocabile, forse se li figura come l'iconografia li descrive: con la bandana in testa, le boccole d'oro all'orecchio, la benda su un occhio, ...

Contraddizioni Ortografiche

Leggendo Alice e bella si intuisce che la "e" non è congiunzione ma verbo, quindi in casi come questo l'accento sarebbe superfluo. Ciononostante la grammatica italiana impone di distinguere sempre la "e" congiunzione dalla "e" verbo apponendo l'accento. Un'altra regola della grammatica italiana vuole che il "sé" perda l'accento quando seguito dall'aggettivo "stesso" in quanto in tal caso il valore pronominale di "se" si evince dal contesto e pertanto non occorre distinguerlo dal "se" congiunzione. Questa incoerenza è la ragione per cui personalmente mi rifiuto di togliere l'accento al "sé": altrimenti dovrei farlo anche per la "è". Inoltre, dato che il presupposto su cui si basa suddetta regola è l'univocità della locuzione "se stesso", essa viene inficiata da possibili casi di ambiguità. A tal proposito si noti che il pronome "sé" è sia maschile...