domenica 4 dicembre 2011

Proprietà Periodiche

L'enorme varietà della materia, che si manifesta a livello macroscopico, si riduce in funzione inversa della grandezza. A livello microscopico la materia tende all'uniformità.
Strutture complesse, diverse fra loro, sono costituite da combinazioni di subunità semplici e scarsamente eterogenee. L'alfabeto rappresenta un ottimo esempio: l'intero insieme delle parole della lingua italiana è costituito dalla composizione di sole 21 lettere. Chi ha studiato chimica organica avrà notato che Carbonio, Idrogeno ed Ossigeno formano numerose molecole diverse. Tutta la musica è composta da sole 7 note. Similmente, l'intera informazione necessaria allo sviluppo di qualsiasi organismo vivente è affidata alla combinazione di sole 4 basi azotate suddivise in triplette.

Più si procede verso l'infinitamente piccolo, più si riduce l'eterogeneità.
All'ultimo livello, l'unica differenza risiede fra i due tipi di particelle elementari di opposta carica: protone ed elettrone.
È stupefacente scoprire come l'immensa diversità della materia che si manifesta ai nostri occhi, dai fiori al mare, dagli uomini al sole, è formata unicamente dall'associazione di due cariche opposte.
Non v'è alcuna differenza tra il protone dell'Idrogeno ed un protone del Cloro o di qualsiasi altro elemento, ciò che contraddistingue ciascun elemento non è la diversità delle particelle costitutive bensì il numero di protoni presenti nel nucleo, ossia il numero atomico (indicato con Z).

Gli elementi sono disposti sulla tavola periodica in ordine crescente di numero atomico, da sinistra verso destra lungo i periodi e dall'alto verso il basso lungo i gruppi.
Le proprietà periodiche degli elementi sono conseguenza dei relativi numeri atomici.

Perciò vi è tutta la chimica inorganica condensata sulla tavola periodica.


Periodic Table Armtuk3

Tavola Periodica degli Elementi. Autore: Armtuk


Al crescere del numero atomico aumenta la massa, per cui si può osservare la progressiva crescita dei pesi atomici (il peso riportato, espresso in UMA, è una media della miscela isotopica naturale), pertanto gli elementi più pesanti si andranno a collocare in basso a destra del blocco p.
Inizialmente Mendeleev aveva ordinato gli elementi in funzione della peso atomico (alla sua epoca il numero atomico non erano ancora noto), successivamente, quando la tavola fu risistemata in funzione del numero atomico, si notò che le posizioni degli elementi nella nuova tavola coincidevano prevalentemente con quelle della tavola obsoleta per via della corrispondenza fra gli andamenti di peso atomico e numero atomico.


Dmitri Ivanowitsh Mendeleev
Ritratto di Dmitri Ivanowitsh Mendeleev. [Fonte]


Al crescere del numero atomico si generano nuovi orbitali. Poiché l'atomo nel suo complesso è neutro e dato che la carica (espressa in coulomb) dell'elettrone equivale a quella del protone, ne consegue che il numero degli elettroni eguaglia il numero atomico. Gli elettroni andranno a collocarsi sugli orbitali secondo il principio di Aufbau.

In definitiva, la tavola periodica è la rappresentazione del progressivo riempimento degli orbitali.

Perciò dalla tavola si può ricavare la configurazione elettronica di ciascun elemento.
Il numero quantico principale aumenta lungo i gruppi dall'alto verso il basso, mentre il numero quantico azimutale cresce lungo i periodi da sinistra verso destra ed è responsabile della suddivisione della tavola periodica in blocchi, ciascuno denominato con la lettera del rispettivo orbitale (s, d, p, f).
Considerando che la reattività dell'atomo è dovuta principalmente agli elettroni dello strato di valenza, gli elementi che si collocheranno lungo lo stesso gruppo possiederanno proprietà chimiche simili.
La colonna finale, sulla destra, rappresenta il gruppo dei gas nobili, i quali hanno completato l'ottetto e che pertanto non formano legami. La notazione della configurazione elettronica di ciascun elemento si ricava riportando quella del gas nobile che lo precede. Gli elementi formano legami per raggiungere la condizione di stabilità dei gas nobili. A questo proposito si usa suddividere gli elementi in metalli e non-metalli: gli elementi che si trovano sulla sinistra della tavola tenderanno a perdere gli elettroni di valenza per raggiungere la configurazione del gas nobile precedente (metalli), mentre gli elementi che si trovano a destra della tavola tenderanno ad acquistare elettroni per raggiungere la configurazione elettronica del gas nobile successivo (non-metalli).
L'energia di prima ionizzazione è l'energia che occorre fornire per allontanare un elettrone dello strato di valenza di un atomo, formando un catione.
L'affinità elettronica è la tendenza dell'atomo ad attirare a sé ulteriori elettroni, tramutandosi in anione.
Pertanto i metalli possiedono una bassa energia di ionizzazione ed una bassa affinità elettronica, mentre i non-metalli possiedono un'elevata energia di ionizzazione ed un'elevata affinità elettronica. Dunque gli andamenti dell'energia di ionizzazione e dell'affinità elettronica crescono progressivamente lungo i periodi, da sinistra verso destra, e lungo i gruppi dal basso verso l'alto.

Dalla disposizione degli elementi nella tavola periodica è quindi possibile prevedere anche il tipo di legame chimico che si verificherà e quali composti si formeranno: un atomo ad elevata affinità elettronica strapperà l'elettrone ad un atomo a bassa energia di ionizzazione, formando un anione ed un catione i quali saranno reciprocamente attratti dall'opposta carica. Dunque tra un non-metallo ed un metallo si formerà un legame ionico ed il prodotto sarà un sale. Tra un non-metallo ed un altro non-metallo si formerà invece un legame covalente, mentre il legame metallico, intuibile dal nome, si forma tipicamente tra elementi metallici.

Dalla tavola periodica è possibile inoltre prevedere quali elementi formeranno ioni monovalenti o ioni bivalenti: per i metalli alcalini (prima colonna a sinistra, idrogeno escluso) è sufficiente perdere un singolo elettrone per raggiungere la configurazione del gas nobile che li precede. Una volta conseguita tale stabilità non verranno persi ulteriori elettroni. Il catione bivalente Calcio è un elemento di fondamentale importanza per gli organismi viventi, ricopre il ruolo di innesco dei processi fisiologici cellulari. Il Calcio fa parte dei metalli alcalino-terrosi (seconda colonna a partire dalla sinistra) e dalla sua posizione è prevedibile che tenderà a perdere consecutivamente due elettroni per raggiungere la configurazione stabile dell'Argon.

Infine, il numero quantico principale espande la superficie esterna dell'atomo, perciò il valore del raggio atomico (misurato dal dimezzamento del legame covalente) aumenta lungo i gruppi, mentre diminuisce lungo i periodi poiché con l'aumento del numero atomico l'accresciuta quantità di protoni esercita maggiore attrazione verso gli elettroni dello strato superficiale.
Specifiche tavole periodiche che riportano i valori dei raggi ionici (il raggio dell'atomo differisce da quello del corrispettivo ione) consentono di calcolare il rapporto radiale e quindi di prevedere la geometria del reticolo cristallino nei solidi ionici (struttura infinita).


Fonte: memorie universitarie.

sabato 22 ottobre 2011

Morto un Gheddafi se ne fa un altro

È sommamente desolante il pensiero che una nuova epoca politica di una nazione sia inaugurata da un simile atto barbarico. Gheddafi non è morto a causa di un raid o per affini circostanze di guerra, lo hanno catturato vivo ed invece di sottoporlo ad un processo, il Mondo ha assistito all'arbitraria esecuzione di un uomo reso inerme.
Ritengo che questo evento storico rappresenti un turpe insegnamento per le future generazioni libiche, suggerisce che i problemi vanno risolti con la "giustizia" fai da te. Se fosse stato giustiziato in seguito ad un processo farsa o sommario, come quello inscenato per Ceaușescu, per lo meno si sarebbe dimostrata una parvenza di moralità, d'importanza educativa per il popolo.
Intravedo un'unica opportunità di porre rimedio a questo misfatto: processare l'assassino ed i complici.


Post Scriptum: poi penso anche alla macabra e indecorosa fine di Mussolini a piazzale Loreto, forse la disfatta delle dittature avviene normalmente tramite atti di violenza popolare.

martedì 11 ottobre 2011

Le Non-Risposte

Come fa la Terra a non cascare giù?

Secondo la mitologia induista la Terra non cade perché poggia sul dorso di quattro elefanti, i quali non cadono perché sono sorretti da una tartaruga che a sua volta è sostenuta da un serpente.

Ma questa serie di risposte, giusta o sbagliata che sia, soddisfa la domanda?

Personalmente non mi sarebbe parsa una risposta valida nemmeno nel caso non fosse stata ancora smentita dalla circumnavigazione del globo terrestre da parte di Magellano e dall'enunciazione della legge di gravitazione universale da parte di Newton.
Non è una risposta, bensì un espediente per procrastinare la domanda, poiché ad essa consegue implicitamente un ulteriore domanda, ossia “come o su cosa si regge il serpente?”, la quale in definitiva è identica all'originale: serpente, tartaruga ed elefanti costituiscono un tutt'uno con la Terra, da cosa è sorretto questo tutt'uno?

[Per approfondimenti sul tema si consulti: Turtles all the way down]


THE TURTLE AND ELEPHANT
Autore: Native Science.


Come si è formata la cellula primordiale?

È stato ipotizzato che cellule primordiali siano giunte sulla Terra trasportate da meteore.
Asteroidi e comete disseminerebbero la vita nello spazio sotto forma di spore batteriche che, precipitando sui pianeti, attecchirebbero qualora trovassero le condizioni idonee.
Questa ipotesi, che prende il nome di Panspermia, è molto in voga poiché colpisce l'immaginario collettivo e perciò viene spesso divulgata da quei giornalisti consapevoli che il successo degli articoli si determina assecondando il lettore piuttosto che informandolo obiettivamente.
Si tratta di una spiegazione seducente poiché appare come un piano appositamente concepito per produrre la vita, dunque compiace il desiderio inconscio, proprio della nostra specie, di possedere dei “genitori”; inoltre lascia adito all'esistenza di numerosi nostri “fratelli” sparsi qui e là per l'universo e quindi mitiga il nostro senso di solitudine.

Le spore batteriche sono un mezzo per sopravvivere a condizioni ambientali proibitive, come temperature estreme, mancanza di acqua o di ossigeno. All'approssimarsi delle condizioni avverse, molte specie batteriche producono una capsula formata da un rivestimento resistente a svariati agenti chimici e capace di schermare da livelli di raggi UV normalmente letali, all'interno di tale capsula vengono isolati i componenti essenziali (DNA e ribosomi). La spora così prodotta entra dunque in uno stato di quiescenza (sospensione dell’attività metabolica) che può durare a lungo, fino al ritorno di condizioni ambientali favorevoli. In laboratorio sono state schiuse con successo alcune spore riposte un secolo prima da antecedenti ricercatori.
Se le spore esistono è perché vi è la necessità, vigente sulla Terra, di superare condizioni estreme. Gli animali possono abbandonare un ambiente sfavorevole, per i microorganismi non è così facile. Il loro Mondo è confinato in una pozzanghera, durante l'estate la pozzanghera evapora ed il suolo diventa rovente, eppure l'inverno successivo gli stessi batteri sono lì ad occupare la nuova pozzanghera, grazie alle spore.
Tuttavia persino le spore batteriche perirebbero nello spazio, considerando i raggi cosmici, la temperatura a 0 gradi Kelvin, ed i lunghissimi tempi necessari a percorrere le distanze spaziali, nell'ordine di centinaia di milioni di anni, per non parlare poi dell'arrivo: l'attrito con l'atmosfera rende la meteora incandescente e l'impatto con il terreno emette un'energia devastante.

La panspermia è rigettata dai biologi, è un'ipotesi proposta dagli astronomi, in particolare uno dei promotori è Fred Hoyle, un astronomo che si ostinava a discettare di biologia pur non conoscendola, come ho già fatto notare in un mio precedente articolo, Universo e Vita.
La panspermia è un assunto, non è corretto chiamarla “teoria scientifica” poiché non si presta a spiegare le evidenze.
L'Autocatalisi proposta dall'eminente biologo Richard Dawkins, forse non riscuoterà consensi sul piano emotivo, ma è di gran lunga più plausibile e soprattutto trova riscontri significativi.

Ritornando al tema principale del post, similmente al caso della credenza indù, la Panspermia non è una risposta alla domanda “come si è formata la cellula primordiale?” bensì un modo di rinviare la questione. Da essa consegue: “come si sono formate le spore sugli asteroidi?”

PIA07269-Mars Rover Opportunity-Iron Meteorite
Meteorite sulla superficie di Marte, foto scattata dal Rov Opportunity. Autore: NASA.


Come ha avuto origine l'universo?

C'è chi postula l'esistenza di un Dio per risponde a tale domanda.

Il celebre filosofo della scienza Bertrand Russell, nel saggio intitolato Perché Non Sono Cristiano, scrive:
Secondo la Chiesa cattolica l'esistenza di Dio può essere dimostrata con la semplice ragione. Questo dogma curioso venne introdotto dalla Chiesa cattolica quando i liberi pensatori cominciarono a sostenere che la mera ragione poteva dubitare dell'esistenza di Dio. La Chiesa cattolica comprese che doveva combattere costoro e stabilì che l'esistenza di Dio poteva essere dimostrata con la ragione enunciando gli argomenti per provarla [...] L'argomento della Causa Prima [...] Ogni cosa di questo mondo ha una causa e, proseguendo nella catena di queste cause, si giunge a una Causa Prima, cioè a Dio [...] Se tutto deve avere una causa, anche Dio deve averla. Se niente può esistere senza una causa, allora perché il mondo sì e Dio no? Questo principio della Causa Prima non è migliore dell'analoga teoria indù, che afferma come il Mondo poggi sopra un elefante, e l'elefante sopra una tartaruga. Alla domanda «E la tartaruga dove poggia?» l'indù risponde: «Vogliamo cambiare discorso?» Non c'è dunque motivo per sostenere che il mondo debba proprio avere una causa e un'origine. Potrebbe anche essere sempre esistito. È soltanto la nostra scarsa immaginazione che vuole trovare un'origine a tutto.

Nel sopracitato brano, Russell fa tacitamente ricorso ad un metodo della logica razionalista denominato Rasoio di Occam, il quale in sintesi prevede l'esclusione di inutili ipotesi aggiuntive ed indica pertanto la scelta della spiegazione meno complicata.
Dalla relativa pagina di wikipedia riporto:
C'è chi sostiene che, in base al rasoio di Occam, è inutile introdurre un dio per spiegare l'esistenza del mondo. Infatti, alla domanda "Perché esiste il mondo?", i credenti dei principali monoteismi rispondono che "Il mondo è stato creato da Dio", ma non essendoci per sua stessa definizione nulla di più potente di questo dio e quindi nulla che possa averlo creato, ne consegue che Dio, a differenza del mondo, è sempre esistito. Ma a questo punto, se è possibile che questo qualcosa sia sempre esistito, perché non anche il mondo? La risposta alla domanda iniziale "Il mondo è stato creato da Dio, il quale è sempre esistito" si semplifica quindi in "Il mondo è sempre esistito". In altri termini è superfluo (e quindi, secondo il rasoio di Occam, sbagliato in senso metodologico) introdurre Dio per spiegare l'esistenza del mondo. Altri (come Kant) hanno però obiettato la riduttività della tesi, nel senso che la spiegazione corretta della realtà non è necessariamente la più semplice. [fonte]

lunedì 3 ottobre 2011

Inversione del Processo Conoscitivo

È possibile ingannare senza mai mentire, è sufficiente fornire informazioni parziali in modo da condurre l'ignaro ascoltatore, lettore o spettatore alle conclusioni prestabilite.

Ad esempio, nessuna delle seguenti asserzioni è falsa:

  • L'inalazione di Monossido di Diidrogeno provoca la morte.
  • L'esposizione prolungata a Monossido di Diidrogeno allo stato solido causa gravi danni ai tessuti biologici.
  • Il Monossido di Diidrogeno allo stato gassoso può causare ustioni anche gravi.
  • Il Monossido di Diidrogeno è sistematicamente rilevabile nelle biopsie di tumori.

L'impressione che emerge dalla lettura di tali informazioni è che il Monossido di Diidrogeno sia una sostanza tossica, letale per l'uomo.
In realtà “Monossido di Diidrogeno”, come molti lettori già sapranno, è il termine della nomenclatura chimica che designa la comunissima molecola dell'acqua (la lettura canonica della celebre formula H2O).
Adesso, rileggendo i punti elencati, si osserva che nessuno di essi è falso, tuttavia esposti in tal modo presentano l'acqua come se fosse una sostanza nociva: vengono opportunamente esaltate determinate caratteristiche e deliberatamente omessa un'informazione fondamentale per la formulazione di un corretto giudizio, ovvero che il Monossido di Diidrogeno – l'acqua – è la componente essenziale di ogni organismo vivente [per approfondimenti si veda: la beffa del MdD].

Denominerò siffatta manipolazione con abuso di conoscenza parziale, definendola: modalità di manipolazione dell'informazione esplicata mediante la deliberata reticenza.

Purtroppo mi duole constatare che l'abuso di conoscenza parziale è frequentemente utilizzato in svariati campi, specialmente nel giornalismo politico di parte.

Il Giudizio autentico deve potersi basare sulla conoscenza obiettiva.
Inoltre, laddove non si disponga di informazioni esaustive, sarebbe auspicabile esimersi dal giudizio, onde evitare di incorrere nel pregiudizio o di trarre conclusioni affrettate.

In Statistica è noto che le condizioni fondamentali, che il campione deve assumere affinché sia rappresentativo della popolazione, sono la randomizzazione e un'adeguata dimensione.
Se ad esempio volessimo conoscere lo stato di salute medio degli italiani e conducessimo la nostra indagine esclusivamente negli ospedali, ne emergerebbe un quadro totalmente distorto della realtà.
Uguale criterio statistico andrebbe applicato a qualsiasi tipo di giudizio.

L'intenzionale abuso di conoscenza parziale, perpetrato da chi ha interesse a manipolare l'informazione, non è l'unico approccio attraverso il quale si perviene ad argomentazioni forvianti, più spesso, coloro che perseguono acriticamente una qualsiasi ideologia, sono avvezzi a ciò che qui definisco come Inversione del Processo Conoscitivo, il quale, a differenza dell'abuso di conoscenza parziale, può essere inconsapevole.

La conoscenza autentica, ed il corretto giudizio che da essa deriva, è a posteriori, ovvero inizialmente ci si documenta in maniera esaustiva e mantenendo una posizione neutrale, soltanto in seguito sarà possibile trarre valide conclusioni.

Al contrario, l'inversione del processo conoscitivo consiste nel partire dalle conclusioni: si stabilisce a priori che le cose stiano in un determinato modo, quindi si cercano conferme raccogliendo ciò che apparentemente si presta a corroborare le conclusioni prestabilite. Si tende a conferire smisurata importanza a quegli elementi che assecondano i propri preconcetti e si scartano tutte le evidenze che li negano. Persino laddove non si trova nulla di utile a supporto del proprie pseudo-tesi, gli individui più faziosi non esitano a distorcere la descrizione dei fatti per adattarli a proprio comodo.

In estrema sintesi, il processo di acquisizione di conoscenza autentica è: Studio Conclusioni.
Viceversa, l'inversione del processo conoscitivo è: Conclusioni Studio.

Attraverso l'inversione del processo conoscitivo si giunge quasi sempre ad una conoscenza fasulla.

Lo schema illustra i due tipi di approccio alla conoscenza appena descritti.


figura prodotta tramite l'applicazione grafica KolourPaint che rilascio dietro licenza CC BY-NC-SA 3.0.

La scelta del tipo di approccio dipende da una virtù, purtroppo non molto comune, conosciuta come onestà intellettuale, la quale consente di riconoscere la realtà anche quando è diversa da come la si vorrebbe.
Il giudizio è fondato quando confacente alla realtà e non quando si distorce la realtà per adattarla al previo giudizio.

La prima volta che mi resi conto dell'inversione del processo conoscitivo fu leggendo le corbellerie dei sostenitori della profezia Maya che annuncia la fine del Mondo nel 2012.
Un argomento portato a favore della profezia è il brillamento solare: è evidente come tali individui si illudono di trovare nella Scienza le conferme alle idiozie in cui credono.

Visioniamo adesso un caso emblematico di inversione del processo conoscitivo.
Da La Vera Bestia, sito di proselitismo animalista, prendo in esame il post intitolato Caratteristiche fisiologiche tra carnivori, erbivori e onnivori a confronto.
Non mi prenderei la briga di confutare solenne fesseria se non fosse che ho riscontrato che il post in questione è responsabile del plagio mentale di innumerevoli utenti della rete, i quali sono convinti della sua esattezza.

Il post elenca una serie di argomenti palesemente tendenziosi, volti a dimostrare una presunta natura erbivora della specie umana, per mezzo di una comparazione a loro dire "obiettiva", cito:
Focalizzarsi sull’anatomia e fisiologia umana rappresenta il modo migliore e piu' obiettivo di affrontare la questione.
Inoltre nella premessa si afferma:
Naturalmente, questa verifica, per quanto piuttosto elementare, non è mai stata fatta, e ogni indicazione, di qualunque fonte, del fatto che gli umani siano "onnivori", riferisce solamente le tendenze culturali, e non dati oggettivi di natura fisiologica e biochimica.
Questo è assolutamente falso! In ogni corso universitario di zoologia è la prassi comparare l'anatomia dei vari taxa. L'anatomia comparata è il fondamento della zoologia.
È proprio attraverso l'anatomia comparata che si deduce scientificamente la natura onnivora dell'uomo (ma forse i docenti universitari sono corrotti dalle lobby dei commercianti di carne?!)

Vediamo dunque la comparazione "obiettiva" condotta nell'articolo. Risponderò in modo specifico ad alcune comparazioni, per altre sarà sufficiente un'unica risposta.
Movimento mandibolare
Carnivori: tranciamento; minimo movimento laterale
Erbivori: nessun tranciamento; buon movimento laterale e anteriore-posteriore
Onnivori: tranciamento; minimo movimento laterale
Umani: nessun tranciamento; buon movimento laterale e anteriore-posteriore
Invero, la masticazione umana è più simile a quella carnivora.
La masticazione laterale è necessaria agli erbivori per sminuzzare le fibre vegetali.
Personalmente non ritengo di masticare come l'erbivoro mostrato nel video, voi??



Proseguiamo:
Apertura della bocca in rapporto alla dimensione della testa
Carnivori: grande
Erbivori: piccola
Onnivori: grande
Umani: piccola
Dunque secondo l'implicito sillogismo, gli ippopotami sarebbero onnivori o tuttalpiù carnivori?!?
Per inciso: sono erbivori!

Bocca ippopotamo bioparco
Autore: Alinti (www.alinti.it/roma/).

Denti molari
Carnivori: affilati, a forma di lama frastagliata
Erbivori: piatti con cuspidi, superfici complesse
Onnivori: a lame affilate e/o piatti
Umani: piatti con cuspidi nodulari
Quest'ultima comparazione, come del resto tutte le altre, è assolutamente semplicistica, incompleta ed imprecisa. Su questo punto in particolare occorre fare chiarezza introducendo qualche termine scientifico.
I molari si distinguono in base alla foggia: il tipo di molare e premolare dei carnivori è detto Secodonte, presenta cuspidi appuntite e separate che servono a lacerare i fasci muscolari. La carne, essendo un alimento altamente digeribile, non richiede particolare masticazione. La corona del molare secodonte è costituita da uno strato esterno di smalto e da dentina all'interno.
Le fibre di cellulosa costituiscono la principale fonte di energia degli erbivori. La digestione necessita che le fibre vengano sminuzzate, per sopperire a tale necessità, il molare degli erbivori ha subito una modifica adattativa: le cuspidi risultano raggruppate e saldate insieme da un terzo tipo di tessuto osseo, chiamato cemento (oltre allo smalto e alla dentina presenti anche nei denti dei carnivori). A seconda della foggia si distinguono due tipi di molari erbivori: il Lofodonte, dei Roditori e dei Pachidermi, il quale presenta creste longitudinali rispetto la mandibola; ed il Selenodonte, tipico degli Ungulati, il quale, come indica l'etimologia, presenta una struttura a forma di semiluna.
Credete che i vostri molari e premolari siano come questo selenodonte nella foto?!


Il molare degli onnivori, condiviso dai Primati e dai Suiformi, è detto Bunodonte. Presenta cuspidi arrotondate, perciò non è specializzato né per il consumo di carne, né tanto meno per la dieta vegetale: rappresenta una via di mezzo che va sufficientemente bene per entrambe le alimentazioni.
Tuttavia, il molare umano presenta cuspidi separate come nei carnivori e corona priva di cemento come nei carnivori, pertanto i nostri molari sono molto più simili a quelli dei carnivori rispetto a quelli degli erbivori.

Masticazione
Carnivori: nessuna; deglutizione del cibo intero
Erbivori: necessaria una prolungata masticazione
Onnivori: deglutizione del cibo intero e/o semplice schiacciamento
Umani: necessaria una prolungata masticazione
Questo punto è assolutamente falso. È assurdo paragonare i tempi della masticazione degli erbivori a quelli umani. Gli erbivori masticano costantemente, per l'intero arco della propria vita, persino durante la notte! Durante il pascolo brucano, ovvero strappano, masticano ed il bolo ingoiato finisce in un'apposita cavità stomacale detta Rumine, successivamente, terminato il pascolo, il materiale brucato viene rigurgitato per essere ulteriormente masticato. Tale procedura è necessaria a frantumare le resistenti fibre vegetali.

Per digerire la carne è sufficiente una masticazione blanda, ma questo non è l'unico motivo per il quale i carnivori masticano poco, va anche considerata l'etologia del branco: più un predatore inghiotte velocemente il boccone, tanto più in fretta passa al boccone successivo, più quantità di carne riesce ad ingurgitare a scapito degli altri componenti del branco.
Se un predatore divorasse la preda con pacatezza, i membri del branco gli sottrarrebbero la preda lasciandolo digiuno.
Le risorse vegetali sono estese e a disposizione di tutti gli erbivori i quali pertanto possono permettersi una masticazione prolungata.

Excursus I

Perdonate la divagazione, ma non posso lasciarmi sfuggire il presente esempio di egoismo genetico dawkinsiano. Se ciascun individuo facente parte di una certa popolazione di predatori consumasse il pasto in maniera lenta, non vi sarebbe alcuna vicissitudine, ma in Natura prevale l'individuo che si avvantaggia a scapito altrui (egoismo): in un gruppo di "mangiatori lenti" l'individuo che per primo aumenterà la rapidità ne risulterà favorito. Mangiando più in fretta si nutrirà di più e sarà più sano e forte, quindi avrà una maggiore probabilità di sopravvivere e riprodursi. Viceversa gli individui morigerati tenderanno a subire la pressione selettiva. Pertanto nel giro di qualche generazione il branco sarà completamente costituito da mangiatori veloci (che hanno ereditato il gene del primo mangiatore veloce). In definitiva ciascun individuo delle generazioni successive mangerà nuovamente ad uguale velocità rispetto agli altri componenti del branco (sebbene più rapidamente rispetto alle generazioni precedenti). A questo punto, con la comparsa di un individuo dai modi ancora più spediti, la tendenza potrebbe continuare a procedere in maniera teoricamente illimitata se non fosse che in natura i processi adattativi si arrestano una volta conseguito il compromesso che massimizza il successo riproduttivo.


Ma torniamo in tema: in un contesto etologico come quello del branco di predatori, anche l'uomo sarebbe costretto ad una masticazione più spedita, fortunatamente l'uomo dispone di regole sociali (educazione) più o meno efficaci a tutelare il singolo individuo dagli abusi altrui.

Saliva
Carnivori: assenza di enzimi digestivi
Erbivori: enzimi digestivi per i carboidrati
Onnivori: assenza di enzimi digestivi
Umani: enzimi digestivi per i carboidrati
Questo punto è forviante poiché omette un elemento fondamentale per l'esito di un corretto giudizio.
"L'enzima digestivo per i carboidrati" al quale si riferisce si chiama Ptialina ed in effetti è uno dei due enzimi contenuti nella saliva umana e serve a demolire l'Amido (l'altro è il Lisozima che svolge funzione antisettica degradando le pareti cellulari dei batteri).

Quello che però la comparazione omette è che la massima parte dell'energia contenuta nei vegetali è sotto forma di Cellulosa. Il sistema digerente umano, a differenza di quello erbivoro, non è in grado di assimilare la cellulosa, poiché sprovvisto della simbiosi batterica che garantisce la presenza dell'enzima necessario a degradare tale polimero.
Perciò, quando mangiamo dei vegetali, gran parte del nutrimento in essi contenuto, non può essere utilizzato dal nostro organismo e finisce irrimediabilmente per essere scartato con le feci.

Excursus II

La Cellulosa e l'Amido sono i due polimeri fondamentali del Regno delle Piante. Seppur dall'uguale composizione chimica, differiscono per struttura e vengono impiegati dalle piante a scopi nettamente diversi: l'amido è il polimero deputato alla riserva di energia, la cellulosa è il polimero strutturale costituente le pareti cellulari. Poiché la cellulosa è il polimero di struttura, si trova in prevalenza nell'organismo delle piante. Entrambi i polimeri sono costituiti da sub-unità identiche, tuttavia tali sub-unità sono legate reciprocamente in maniera diversa. Per via di questa lieve differenza è necessario disporre di specifici enzimi litici.


Reni
Carnivori: urine estremamente concentrate
Erbivori: urine moderatamente concentrate
Onnivori: urine estremamente concentrate
Umani: urine moderatamente concentrate
Anche questa comparazione non è attinente.
La concentrazione dell'urina dipende principalmente dalla temperatura ambientale e dalla reperibilità di fonti d'acqua: le urine del topo del deserto sono più concentrare di quelle di qualunque predatore delle zone temperate.

L'alimentazione incide, secondariamente, soltanto sulla concentrazione dell'urea nelle urine, ma non nel modo nel quale dà da intendere la tendenziosa comparazione.
L'urea è il catabolita delle proteine e la sua concentrazione nelle urine dipende dalla disponibilità di zuccheri.
Non disponendo di poliossialdidi e di poliossichetoni, l'organismo dei carnivori demolisce le proteine per avviarle al ciclo di Krebs al fine di produrre energia.
Ma ciò non è dovuto all'incapacità dell'organismo carnivoro di produrre ATP partendo da suddetti carboidrati, bensì alla scarsità di carboidrati presenti nell'alimentazione.

L'organismo umano, dal momento che dispone anche di una grande quantità di carboidrati introdotti attraverso alimentazione (farinacei), predilige avviare questi ultimi alla produzione d'energia e destinare gli amminoacidi alla sintesi proteica.
È una questione di smistamento delle risorse che risponde ai principi della cosiddetta economia cellulare.
La fisiologia si adatta alle necessità del caso: se un umano mangiasse soltanto carne, allora l'urea sarebbe concentrata tanto quanto quella dei carnivori.

Denti canini
Carnivori: lunghi, affilati e curvi
Erbivori: non taglienti e corti o lunghi (per difesa), o assenti
Onnivori: lunghi, affilati e curvi
Umani: corti e smussati

Unghie
Carnivori: artigli affilati
Erbivori: unghie piatte o zoccoli
Onnivori: artigli affilati
Umani: unghie piatte


et cetera.
L'Evoluzione Biologica è il risultato di un Adattamento, a sua volta l'adattamento sopperisce ad una Necessità.
Esistono distinte soluzioni, egualmente efficaci, per sopperire alla medesima necessità
, ed è proprio questo fatto a generare la Biodiversità.

Ad esempio, sia pesci che molluschi cefalopodi devono nuotare per muoversi nell'ambiente acquatico, i primi hanno risolto tale necessità mediante le pinne, i secondi per mezzo di un organo propulsore che produce getti d'acqua (e che permette un'accelerazione anche maggiore di quella ottenuta con le pinne).

Ora, siamo certi che disporre di artigli affilati, canini prominenti e muscoli mandibolari ben sviluppati, sia l'unico modo di cacciare la preda?

L'utilità evolutiva dei canini è quella di impedire alla preda, ancora viva e recalcitrante, di svincolarsi dal morso del predatore. L'utilità di muscoli mandibolari ben sviluppati e quella di stringere il morso al livello della trachea soffocando la preda.

La modalità di caccia praticata dalla nostra specie, nel corso dell'evoluzione, fu diversa ma non meno efficace. Noi usufruiamo di un'arma ben più potente di artigli o canini, un'arma che è caratteristica peculiare della nostra specie: l'Intelletto!
L'intelletto ci consentì l'uso della tecnica, quindi di costruire lance, archi e frecce e preparare trappole.
L'origine dell'intelletto umano è dovuto appunto alla dieta carnivora: proprio perché siamo sprovvisti di un corpo adatto alla caccia fu necessario evolvere l'intelletto che ci permise di sopperire alla necessità.
I reperti fossili che dimostrano la relazione tra crescita del volume cranico e le abitudini carnivore nel genere Homo, non lasciano dubbi.

Per inciso i canini prominenti servono anche per la lotta tra maschi per il possesso delle femmine. Sebbene i trichechi siano carnivori, si nutrono prettamente di piccoli invertebrati marini: non ditemi che i canini gli servono ad azzannare i gamberetti!


Denti incisivi
Carnivori: corti ed acuminati
Erbivori: ampi, piatti e a forma di spada
Onnivori: corti ed acuminati
Umani: ampi, piatti e a forma di spada
Credete che i vostri incisivi siano così??

(a) Horse teeth 1    (b)Incisivi Horse-3month
a: [Autore: Monica R.].
b: [Autore: Uwe Gille].

Inoltre, se i nostri incisivi non sono taglienti come quelli dei carnivori è perché nella nostra evoluzione recente non vi fu la necessità di strappare i brandelli di carne direttamente dal corpo della preda (gli incisivi servono a strappare il boccone). Nemmeno gli altri predatori avrebbero bisogno di incisivi taglienti se, come noi, fossero in grado di accendere il fuoco per cuocere la carne (rendendola più tenera) ed usare pietre di selce per recidere tranci di dimensione adatte alla bocca.

cultura, tradizione e formazione giocano come elementi di disturbo nella valutazione delle nostre pratiche alimentari. Quindi, la mera osservazione non si puo' considerare come la tecnica migliore nel cercare di identificare quale sia la dieta piu' "naturale" per l’uomo.
Se ne desume che, secondo l'autore dell'articolo, mangiare carne sarebbe un'azione contro natura compiuta per ragioni prettamente culturali.

È semmai vero il contrario: il Veganismo è un'aberrazione della civiltà moderna.
Allo stato brado, la vegetazione spontanea non soddisferebbe il nostro fabbisogno: i pochi frutti spontanei commestibili (la carne per noi non è mai velenosa, mentre le piante lo sono spesso) non sono né qualitativamente, né quantitativamente sufficienti e nella nostra dieta originale rivestivano mera funzione integrativa.
La nostra specie esiste da 200.000 anni, l'agricoltura esiste solamente da 10.000 anni (neolitico), dunque per 190.000 anni i nostri antenati hanno vissuto come cacciatori-raccoglitori (paleolitico).
Lo dimostrano ritrovamenti di utensili di caccia e le incisioni rupestri che ritraggono battute di caccia.
I Boscimani, tribù che ancora oggi vive allo stato brado, sono dei cacciatori formidabili e vivono prevalentemente di caccia.

L'ampia varietà di ortaggi, frutta e verdura che consumiamo oggigiorno non esiste in Natura.
Essa deriva da incroci artificiali praticati dagli agricoltori, i quali selezionavano determinati caratteri, nel corso dei secoli.

Inoltre molti alimenti importanti per la dieta vegetariana, come patate, pomodori, granturco, ecc. furono importati da zone remote del pianeta e non è affatto naturale che oggi si trovino tutti assieme ad occupare lo stesso territorio.

Ma non solo dal punto di vista qualitativo, gli alimenti vegetali vengono prodotti in quantità innaturali attraverso una pratica innaturale: l'agricoltura.

Per non parlare poi delle serre, le quali consentono di coltivare ortaggi fuori stagione.

Il Veganismo è permesso da queste tecniche artificiali.


Sulla faccenda ci sarebbe molto altro da aggiungere, però mi sono già oltremodo dilungato ed avrò certamente perso l'attenzione di diversi lettori, per cui mi appresto a concludere.

Le omissioni dell'articolo che ha la pretesa di essere "obiettivo" sono numerose, ad esempio si sarebbe potuta menzionare la frequenza dei pasti: lo scarso apporto calorico della vegetazione obbliga gli erbivori a consumare pasti continui, mentre i pasti dei carnivori sono generalmente settimanali. Anche in questo caso l'uomo si colloca in via di mezzo, effettuando pasti giornalieri.
E cosa dire del gusto? Ci piacciono le patatine fritte, ed in generale gli ortaggi fritti, perché il polimero dell'olio, attraverso la cottura, subisce una trasformazione chimica diventando molto simile (per struttura e composizione) al grasso animale, e pertanto inganna il nostro senso del gusto che si è evoluto per privilegiare una dieta abbondante di grasso animale. Friggere le verdure è una tecnica artificiale per ingannare le nostre tendenze naturali.

Presumibilmente, l'inversione del processo conoscitivo qui discussa, ha origine dall'osservazione esposta di consueto ai vegani: "per l'uomo è naturale mangiare carne".
Una persona di buon senso, invece di distorcere la scienza, ribatterebbe che si tratta di un aspetto della natura umana che, grazie all'agronomia, è possibile rifiutare senza conseguenze per la salute.

Alla fine dell'articolo figura:
tratto da "The Comparative Anatomy of Eating" di Milton R. Mills, M.D.; pubblicato da SSNV - Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana
Mi auguro vivamente che l'articolo che ho confutato sia stato modificato rispetto all'originale pubblicato da suddetta società scientifica perché, come dimostrato, la scientificità di tale articolo è alquanto discutibile.


Epilogo

In natura le cose sono molto complesse per cui la trattazione richiede un certo grado di preparazione, nonché impegno e tempo a disposizione.
Il semplicismo invece favorisce coloro che fanno disinformazione.
Inoltre, come teorizzato da Gustave Le Bon in Psicologia delle Folle, la massa è refrattaria al ragionamento e alla complessità degli argomenti, mentre è incline a formare le proprie opinioni sulla base di slogan brevi e semplicistici anche se non rappresentano la realtà.

Il colmo dei colmi è che gli esperti vengono redarguiti con locuzioni del tipo "Informati Ignorante!" da parte di persone che per informazione intendono la mistificazione prodotta tramite l'inversione del processo conoscitivo.

mercoledì 24 agosto 2011

Antropopsicismo

L'Antropomorfismo è definito come l'attribuzione di fattezze umane ad esseri non umani, reali o immaginari. Le divinità elleniche ne sono il classico esempio [fonte].
Il termine è composto da "antropo" e "morfo" che significano rispettivamente "uomo" e "forma".
Fu coniato dall'insigne tassonomista Linneo per la classificazione dei primati [fonte].

"Antropomorfismo" è frequentemente utilizzato anche in riferimento a caratteristiche mentali oltre che all'aspetto, il ché genera talvolta confusione.
Per esempio, la proposizione "non credo all'esistenza di un Dio antropomorfo" è ambigua poiché non è chiaro se sia riferita alle sembianze oppure alla capacità di sentimenti ed intelletto.
Perciò, ritengo che sarebbe opportuno distinguere le due accezioni introducendo un nuovo lemma, ricavandolo dalla semplice sostituzione della radice "morfo" con "psiche".

Da adesso in poi, su questo blog, per "Antropopsicismo" intenderò l'attribuzione, sovente fallace, di facoltà mentali peculiarmente umane ad esseri non umani, reali o astratti.

Sul web ho riscontrato che è alquanto ricorrente l'approccio soggettivo all'interpretazione di fatti di varia natura, ed in particolare l'attitudine all'antropopsicismo è parecchio diffusa.

Lo spettatore non si lasci coinvolgere dal triste sottofondo musicale del seguente video ed osservi l'agire del gatto.




Già dal titolo "Un Gatto cerca di Rianimare il suo Amico Morto in Strada" è implicito il presupposto che il gatto in questione sia a conoscenza dell'apparato circolatorio e sappia praticare il massaggio cardiaco. Inoltre l'amicizia è un concetto umano inopportunamente trasferito all'animale.

Francamente a me pare che l'episodio illustrato nel video vada interpretato in tutt'altro modo: il gatto (presunto rianimatore) non rendendosi conto che l'altro gatto è morto, lo tratta come se fosse vivo. Il movimento eseguito con le zampe fa parte, assieme alle fusa, delle tipiche effusioni feline, e si sviluppa nei cuccioli che, durante l'allattamento, pigiano ai lati della mammella per sollecitare la fuoriuscita del latte.

Questo genere di azioni, in etologia, si chiamano FAP (Fixed Action Patterns) [ringrazio A.F., l'autore del blog lostranoanello, per il suggerimento].

Per di più, in alcuni momenti del video, valutando il movimento delle zampe posteriori e del bacino ed il morso sul capo del gatto morto, se ne deduce il tentativo di accoppiamento.

In definitiva, se c'è qualcosa che dimostra il precedente video, è l'incapacità dei gatti di realizzare la morte e, allo stesso tempo, l'umana propensione all'antropopsicismo.

Ma passiamo al prossimo video che, come al precedente, ha spopolato sul web: "Un Orango Salva un Uccellino che stava Affogando".




L'orango del video non sta affatto salvando l'uccellino dall'annegamento, anzi gli sta facendo del male, considerando che quello è chiaramente un pulcino di Fulica atra, un uccello acquatico come l'anatra (la superficie degli stagni è il suo ambiente naturale).
Abbia il lettore il buon senso di non commentare che le intenzioni dell'orango erano comunque buone: l'orango ha agito per la curiosità che contraddistingue i primati di raccogliere ed osservare gli oggetti.
In rete si è anche elogiato il garbo adottato dall'orango nell'usare una foglia allo scopo di non nuocere al fragile corpo dell'uccellino. In realtà, come si può notare, l'orango ha usato lo strumento come estensione dell'arto, evitando così di sporgersi eccessivamente rischiando di cadere in acqua; ed in effetti quando il malcapitato uccellino giunge sotto portata, l'orango lo agguanta grossolanamente.

La nostra è l'unica specie che si prende sistematicamente il disturbo di salvare altre specie, illudersi del contrario equivale ad antropopsicizzare.

Si è talmente desiderosi di assistere alle conferme che la Natura corrisponda ad una fantasiosa concezione idilliaca, da forzare inconsapevolmente l'interpretazione di ogni episodio vagamente equivocabile.

Recentemente mi è capitato di leggere l'articolo "Un Esempio di Suicidio Animale?", il quale ha avuto una discreta risonanza sui socialnetwork, e da cui estraggo il seguente passaggio:
Nei giorni scorsi la stampa cinese ha riportato un evento che ha particolarmente sconvolto l’opinione pubblica. Si tratta del disperato gesto compiuto da un esemplare femmina di orso della luna, che ha ucciso il suo cucciolo per proteggerlo dalla tortura all’interno di una fattoria della bile in un’area sperduta nel nord della Cina [...] un testimone riferisce di aver assistito a un episodio veramente agghiacciante [...] un esemplare femmina di orso è riuscito a rompere le sbarre della sua gabbia, in seguito alle grida disperate del suo piccolo che in quel frangente subiva l’estrazione della bile. L’allevatore tuttavia, spaventato dalla reazione di mamma orsa, è corso via e l’animale, incapace di liberare il suo cucciolo, in un estremo gesto d’amore lo ha soffocato. A questo punto [...] mamma orsa si sarebbe violentemente strappata di dosso l’orribile pettorina metallica, lanciandosi intenzionalmente contro un muro. L’animale avrebbe battuto con forza il capo, stramazzando al suolo privo ormai di vita.

A parte che, ad onor di cronaca, si tratterebbe semmai di un caso di "omicidio-suicidio" e non di solo di "suicidio", un simile gesto presuppone la sussistenza di autocoscienza, facoltà mentale di cui gli orsi sono privi. Non nego che l'episodio sia realmente accaduto, ciò che considero ridicolo è l'interpretazione antropopsichica ricamata su di esso.

L'approccio soggettivo è una maniera puerile ed inadeguata alla comprensione del Mondo che ci circonda, in particolare della Biologia.

giovedì 7 luglio 2011

La Blasfemia della Chiesa

Per i cristiani è incoerente credere nel destino, poiché significa credere che gli uomini siano attori involontari di una trama prestabilita, di conseguenza non sarebbero responsabili delle loro azioni e pertanto non potrebbero essere giudicati, né tanto meno meritare premi o punizioni nell'aldilà.
Difatti dire "era destino", in riferimento agli errori del passato, è un modo di consolarsi.
Altrettanto in antitesi con la religione cristiana è credere nel caso, poiché esso esclude l'esistenza di un'intenzionalità divina.
I cristiani credono piuttosto che le circostanze della vita abbiano lo scopo di mettere l'uomo alla prova: di fronte agli eventi all'uomo è concessa la libertà di scelta e con essa l'assunzione della responsabilità che ne comporta, filosofia che prende il nome di libero arbitrio.

L'ingerenza della Chiesa sulla politica italiana è palese. Non è azzardato attribuire il divieto dell'eutanasia all'imposizione della Santa Sede, anche considerando come il clero si pronunciò in occasione dei recenti casi Welby ed Englaro.
Prescindendo il concetto di laicità e la coercizione subita dai cittadini non credenti, ritengo che nei confronti degli stessi fedeli, vietare l'eutanasia equivale ad interferire con il libero arbitrio: impedire la decisione preclude la possibilità di sbagliare.
Se la mia interpretazione del cristianesimo è esatta, il ruolo della Chiesa dovrebbe essere quello di suggerire e non di impedire, di indicare la via e non di sbarrare i bivi imponendo percorsi obbligati.
Se il mio ragionamento è corretto, la presunta ingerenza in materia di eutanasia rappresenterebbe un grave atto di blasfemia da parte della Chiesa che, anziché limitarsi a rappresentare il verbo, pretende di sostituirsi al volere di Dio privando l'uomo del libero arbitrio concessogli.
Pertanto, se i cristiani non fossero seguaci acritici, disapproverebbero simili imposizioni della Chiesa.

La prevedibile obiezione: se permettiamo l'eutanasia in nome del libero arbitrio, allora dovremmo anche legalizzare l'omicidio. Tale obiezione non è valida in quanto l'eutanasia è una decisione che riguarda sé stessi e non nuoce il prossimo.

martedì 29 marzo 2011

Universo e Vita

Più l'Universo è grande, meno è straordinario il fenomeno della Vita.

In termini probabilistici, maggiori sono la quantità di materia contenuta nello spazio ed il tempo trascorso, maggiore è la probabilità che, da qualche parte, gli elementi si combinino in modo da formare una struttura autoreplicante, il precursore di quel fenomeno che, a posteriori, chiamiamo vita.

L'immensità dell'universo riduce la straordinarietà dell'evento fortuito all'origine della vita.

Hubble ultra deep field
Hubble ultra deep field by NASA and ESA

Nella diatriba tra atei e credenti, un classico cavallo di battaglia dei credenti è l'aforisma del celebre astronomo Fred Hoyle :
Che quella faccenda complicata e complessa che è una cellula sia nata spontaneamente e per caso sulla Terra ha la stessa probabilità che un tornado, passando su un deposito di rottami, ne tiri fuori un Boeing 747 perfettamente funzionante. [fonte]

Mi permetto l'audacia (o insolenza?) di contraddire Hoyle. Nella sua seppur breve asserzione scorgo ben tre errori ed una illogicità.

Il primo è un errore che potremmo definire di valutazione. Le cellule eucariote sono enormemente più complesse rispetto alle cellule procariote e, a loro volta, le attuali cellule procariote sono di gran lunga più complesse rispetto ai procarioti ancestrali.
Il paragone di complessità proposto da Hoyle (boeing/cellula) è ammissibile in riferimento ad una moderna cellula eucariote, ma spropositato se riferito alla cellula primordiale.

Il secondo errore è quello fondamentale, che inficia la validità dell'affermazione di Hoyle.
Il presupposto, che dall'aforisma appare assodato, è che la vita abbia avuto origine improvvisa, come se la prima cellula fosse emersa in un momento circoscritto.
A prescindere dal punto arbitrario nel quale si conviene fissare l'origine della vita, la comparsa della cellula primordiale rappresenta una fase avanzata di un percorso evolutivo iniziato, molto tempo prima, a livello delle molecole organiche.
Hoyle trascura che gli acidi nucleici spogli, privi cioè di supporto cellulare, svolgevano già la funzione essenziale della vita, ovvero copiare sé stessi. Per di più disponevano dell'energia necessaria a compiere tale processo indipendentemente dal sostegno fornito dalla cellula: il fatto che, tutt'oggi, l'energia chimica della vita siano i nucleotidi ATP e GTP (subunità degli acidi nucleici) è un'evidenza che suffraga tale ipotesi.
Solo successivamente, quando i coacervati inglobarono gli acidi nucleici, emerse la protocellula, struttura che risultò vantaggiosa poiché aumentava le probabilità di successo di riproduzione delle copie degli acidi nucleici, e che migliorò progressivamente, sottoposta alla pressione selettiva, tramutandosi nell'unità fondamentale della vita che oggi conosciamo.

Il terzo errore è connesso al precedente. Il paragone proposto (un tornado, passando su un deposito di rottami, ne tiri fuori un Boeing 747 perfettamente funzionante) è oltremodo forviante poiché rappresenta una dinamica che non ha nulla a che vedere con l'evoluzione.
Nessuno organismo, compresa la cellula primordiale, si è mai formato dall'aggregazione istantanea delle singole componenti. Credere ciò significa non conoscere l'evoluzione che, per definizione, è un processo di cambiamenti graduali da generazione in generazione.
Mi colpisce inoltre l'uso del termine "spontaneo", il quale rimanda all'obsoleta concezione della generazione spontanea che, assieme alla concezione dell'eredità dei caratteri acquisiti (lamarkismo), sebbene entrambe confutate, persistono purtroppo nell'immaginario collettivo.

Come si può leggere su wikiwote, l'aforisma di Hoyle risale ad un'intervista del 1981, epoca in cui gli studi di Oparin e di Miller erano già noti ed accreditati.
Non v'è dunque attenuante per gli strafalcioni di Hoyle, essi dimostrano la saccenza del proprio autore che discetta su qualcosa che non conosce: la Biologia.

Sorvoliamo sugli errori e guardiamo alla logica. Quella di Hoyle è un'illazione tendenziosa, poiché attraverso il presupposto che una cellula non può essersi formata in maniera casuale, si allude all'intervento di un ingegnere divino.
Se definiamo Dio come intelletto supremo che ha deliberatamente creato la vita, siffatto essere avrà certamente una complessità infinitamente maggiore rispetto a quella di una qualsiasi cellula, pertanto, in virtù del medesimo principio invocato da Hoyle (maggiore complessità = minore probabilità) la comparsa "spontanea e per caso" di un'intelligenza divina è infinitamente meno probabile rispetto alla comparsa di una qualunque cellula. Perciò anche nel caso in cui l'asserzione di Hoyle fosse stata corretta, la logia ci avrebbe comunque indotto a respingere l'ipotesi di Dio ed accogliere l'ipotesi abiogenetica.

Halobacteria with scale
Archaea Halobacterium

La formazione dei replicatori è ragionevolmente ascrivibile al caso.
In continuazione, nell'universo, gli elementi reagiscono in vari modi combinandosi in innumerevoli tipi di molecole, più o meno stabili, con proprietà differenti. L'autoreplicazione non è che una delle proprietà che le molecole possono assumere. Una macromolecola autoreplicante si può definire come un particolare tipo di catalizzatore: reagisce con i monomeri (le medesime subunità di cui è costituita) portando alla formazione di una copia della propria struttura. Un replicatore è una sorta di conio di se stesso.

Azzeccare la combinazione vincente al superenalotto è altamente improbabile, eppure se centinaia di migliaia di schedine vengono giocate più volte a settimana per mesi, qualcuno prima o poi vincerà.
Similmente la formazione causale di una struttura molecolare autoreplicante è - forse - improbabile, ciononostante se su miliardi di pianeti avvengono costantemente reazioni casuali fra elementi, per miliardi di anni, prima o poi, l'evento fortuito precursore della vita si verificherà da qualche parte.

NASA-Apollo8-Dec24-Earthrise
NASA Apollo 8

La probabilità non è legata, a mio avviso, all'estensione dello spazio, bensì alla quantità di materia in esso contenuta. Più la materia è abbondante, più elementi si scontrano, più reazioni avvengo e più la probabilità di insorgenza di strutture autoreplicanti tenderà ad 1.

Tuttavia solo parte dei pianeti dispone dei requisiti necessari allo sviluppo della vita.
  • In primo luogo è indispensabile che il pianeta orbiti ad una distanza idonea da una stella, tale da garantire temperature intermedie sulla superficie. Di fatti a temperature eccessivamente elevate, i legami chimici si rompono e nessuna molecola è stabile. Viceversa, a temperatura eccessivamente basse la materia diventa progressivamente immobile, impedendo qualsiasi reazione chimica. Inoltre la radiazione solare è la primaria fonte di energia alla quale eventuali organismi possono attingere.
  • Altresì essenziale è la presenza abbondante di un solvente neutro che mantenga in sospensione i soluti. Il solvente inorganico (disponibile in ambiente abiotico) per eccellenza è l'acqua (esistono altre tipologie di solvente dalle caratteristiche simili?).
  • Abbondanza di un elemento in grado di formare legami covalenti e di polimerizzare.
    Il costituente della struttura autoreplicante nel nostro caso è il Carbonio, ma il Silicio, che giace sotto il Carbonio nella tavola periodica (elementi dello stesso gruppo possiedono proprietà simili) potrebbe assolvere alla medesima funzione.
  • Presenza di una varietà di elementi che il polimero può integrare alla propria struttura, sfruttandone le diverse proprietà a seconda delle esigenze.
  • Presenza di concavità sulla superficie del pianeta, le quali forniscono un ricettacolo per le reazioni chimiche (sulla Terra i replicatori e più tardi le protocellule si formarono verosimilmente all'interno delle pozze di scogliera).

Per tentare un calcolo della probabilità di insorgenza della vita, è innanzitutto necessario stabilire cosa si intende per vita. Se definiamo vita come organismo costituito da una o più cellule, ovvero facendo riferimento al nostro peculiare modello di vita, il calcolo si complica. Se invece definiamo vita in senso più ampio, ovvero ogni struttura che produce copie di sé stessa le quali vengono selezionate dall'azione dell'ambiente, allora mi pare si tratti in definitiva di calcolare la probabilità di Successo P(k) su Prove Ripetute ed Indipendenti, per cui mi domando se a tal proposito l'applicazione della formula della Distribuzione Binomiale sia appropriata.
Ponendo:
  • p come termine che al denominatore presenta il numero totale delle molecole realizzabili partendo dagli elementi esistenti, e al numeratore il numero totale delle molecole che mostrano proprietà autoreplicanti.
  • q come termine che al denominatore presenta il numero totale delle molecole realizzabili partendo dagli elementi esistenti, e al numeratore presenta il numero totale delle molecole che non hanno proprietà autoreplicanti.
  • n il numero totale delle reazioni chimiche che avvengono nell'universo.
  • k il numero di successi, ossia le volte in cui compare la vita.


Per cui la probabilità che si verifichi almeno un successo, ossia che il nostro pianeta rappresenti l'unico pianeta abitato dell'universo, equivale a 1−qn.

Ad ogni modo, non essendo noti i valori dei termini, non è possibile stimare suddetta probabilità.

Se la vita esistesse su ciascun pianeta, allora potremmo supporre l'operato divino. Il fatto che la vita esiste solo sulla Terra (o forse su pochissimi altri pianeti) è una delle tante evidenze che lascia propendere per l'inesistenza di Dio.

martedì 15 marzo 2011

Sofisma e Mistificazione

Cito Wikipedia:
Con sofisma si fa riferimento ad un'argomentazione capziosa e fallace, apparentemente valida ma fondata in realtà su errori logici formali o ambiguità linguistiche determinate dall'atteggiamento eristico e dall'intento volutamente ingannevole. Si differenzia dal paralogismo, in cui l'errore è inconsapevole [fonte].
Più precisamente:
Ignoratio elenchi, che consiste nel presentare un argomento di per sé valido, ma fuori tema [fonte].

Fatta la premessa, adesso vi invito a guardate il seguente video.




Le asserzioni sulla natura fisica del calore e della luce sono corrette, ma vengono usate a sproposito. Si tratta di un espediente dialettico mirato ad avallare un'ipotesi apportando prove che in realtà non hanno nulla a che vedere con tale ipotesi.

Inoltre si dà per scontato che Dio sia il Bene e la sua assenza sia il Male, tuttavia il ragionamento vale anche se presentato al rovescio, ovvero che Dio sia il Male e la sua assenza sia il Bene, non fornendo alcuna indicazione sul come discriminare tra i due.

Resta comunque un ragionamento assurdo in quanto il Bene ed il Male non esistono: non sono entità reali. Nulla nell'universo è regolato secondo i principi del Bene o del Male.

Bene e Male sono mere classificazioni soggettive: l'uomo definisce “bene” ciò che riconosce come utile per se stesso e per i propri simili, e “male” tutto ciò che riconosce come dannoso.

Il Bene ed il Male non esistono al di fuori della nostra mente.

Per di più non sono nemmeno concetti unanimemente condivisi ed universali: l'insieme delle azioni considerate buone, e quello delle azioni considerate cattive, mutano nel corso della storia e differiscono da popolo a popolo.
Ed ancora, il bene ed il male, in natura, sono concetti relativi: il punto di vista della preda è opposto a quello del predatore.

Da alcune pagine web apprendo che il protagonista dell'aneddoto, lo scolaretto impertinente che contraddice il maestro, sarebbe niente meno che Albert Einsten!

Ascrivere tale aforisma ad Einsten è un'ignobile mistificazione, un grave torto inflitto alla memoria di un grande scienziato... Einstein si rivolta nella tomba!

Sulla pagina Wikiquote riferita ad Einsten non v'è nulla che alluda a tale episodio, leggiamo invece cosa dice l'Einsten adulto (non bambino) nell'autobiografia:
Così io — benché figlio di genitori (ebrei) completamente irreligiosi — divenni religiosissimo; ma cessai improvvisamente di esserlo all'età di 12 anni. Attraverso la lettura di libri di scienza popolare mi ero convinto ben presto che molte delle storie che raccontava la Bibbia non potevano essere vere. La conseguenza fu che divenni un accesissimo sostenitore del libero pensiero, accomunando alla mia nuova fede l'impressione che i giovani fossero coscientemente ingannati dallo Stato con insegnamenti bugiardi; e fu un'impressione sconvolgente. Da questa esperienza trassi un atteggiamento di sospetto contro ogni genere di autorità, e di scetticismo verso le convinzioni particolari dei diversi ambienti sociali: e questo atteggiamento non mi ha più abbandonato, anche se poi, per una più profonda comprensione delle connessioni causali, abbia perso un po' della sua asprezza primitiva [fonte].
- Il motivo per il quale ho sottolineato una parte del brano verrà chiarito alla fine -


Dalla sua corrispondenza:
L'idea di un Dio personale è un concetto antropologico che non sono capace di prendere seriamente [fonte].

E ancora:
Non riesco a concepire un Dio che premi e castighi le sue creature o che sia dotato di una volontà simile alla nostra. E neppure riesco né voglio concepire un individuo che sopravviva alla propria morte fisica; lasciamo ai deboli di spirito, animati dal timore o da un assurdo egocentrismo, il conforto di simili pensieri. Sono appagato dal mistero dell'eternità della vita e dal barlume della meravigliosa struttura del mondo esistente, insieme al tentativo ostinato di comprendere una parte, sia pur minuscola, della Ragione che si manifesta nella Natura [fonte].
Per me, la parola Dio non è niente di più che un'espressione e un prodotto dell'umana debolezza, e la Bibbia è una collezione di onorevoli ma primitive leggende, che a dire il vero sono piuttosto infantili. Nessuna interpretazione, non importa quanto sottile, può farmi cambiare idea su questo. Per me la religione ebraica, come tutte le altre, è un'incarnazione delle superstizioni più infantili [fonte].

Insomma il “Dio” al quale si riferiva Einstein è quello di Spinoza, il Deus sive Natura (Dio ovvero la Natura), come egli stesso dichiara:
Credo nel Dio di Spinoza che si rivela nell'armonia di tutto ciò che esiste, ma non in un Dio che si occupa del destino e delle azioni degli esseri umani [fonte].

Quindi ben lunghi dalle puerili concezioni antropologiche del Bene e del Male proposte dallo spot.

Il concetto espresso dallo spot in questione è semmai ascrivibile alla teodicea (branca della teologia che si occupa di conciliare l'evidenza del male con l'esistenza di Dio) e più precisamente alla teodicea agostiniana, la quale definisce il Male come il “non-essere in Dio”.

Da varie pagine web apprendo che lo spot, diffuso dalla televisione macedone, è stato prodotto per conto del Ministero macedone dell’Educazione e Scienza nell'ambito di una campagna sociale volta a promuovere l’educazione ["varie pagine web" ad esempio qua e qui].

Si, avete letto bene, anch'io inizialmente ho pensato (sperato) di avere le traveggole.

Proprio Einstein che, come sottolineavo precedentemente, scrisse: ...l'impressione che i giovani fossero coscientemente ingannati dallo Stato con insegnamenti bugiardi...
Proprio lui è caduto vittima di siffatta ignobile mistificazione!

domenica 13 marzo 2011

Pensiero Critico e Credulità Popolare

L'assenza di pensiero critico è alla base della credulità popolare.

I social network, sopratutto facebook, sembrano fornire un efficace mezzo di diffusione per bufale, fenomeno dovuto alla mancata applicazione di pensiero critico da parte degli utenti.
Ricordo che tempo addietro rimasi sbalordito dal numero degli iscritti ad un gruppo di facebook il cui proposito era quello di protestare contro una pratica dalla dubbia esistenza: " Fermiamo l'utilizzo di cani vivi come esca per gli squali! "

Decine di migliaia di utenti aderivano al gruppo, molti lasciavano commenti di sdegno nei confronti della proverbiale "crudeltà umana", nonostante non venisse fornita alcuna prova convincente dell'esistenza di tale pratica, ad eccezione della foto e del video che riporto di seguito. "Prova convincente" assume qui un significato relativo, dato che, evidentemente, tali immagini sono bastate a convincere un consistente numero di internauti.

Com'è possibile non dubitare dell'autenticità di questa foto?!


L'amo perforerebbe il muso senza provocare alcuna lesione (sanguinamento, arrossamento o gonfiore), da ciò se ne deduce che l'adesione è esterna, lo spuntone è incollato sulla pelle, oppure potrebbe trattarsi di un fotomontaggio. Inoltre, non è difficile intuire che il posizionamento dell'amo non è efficace: l'amo, conficcato in un punto talmente marginale, perderebbe presto l'esca (in questo caso il cane) per via delle forze d'attrito a contatto con l'acqua. Per di più la preda (in questo caso lo squalo) addenterebbe l'esca senza impigliarsi all'amo. È chiaro che l'amo, per le suddette ragioni, debba venire conficcato nella parte interna dell'esca, in questo caso nella pancia del cane. Non mi pare necessario essere pescatori esperti, è sufficiente una semplice osservazione per accorgersi che la foto non costituisce una prova attendibile.

Evidentemente il trasporto emotivo, suscitato da notizie del genere, impedisce il ragionamento, fenomeno che, in circostanze diverse, considero parecchio preoccupante: le folle linciatrici, ad esempio, non distinguono tra accusa e colpevolezza, e tanto meno si curano della validità delle prove. Ogni volta che assisto a simili reazioni emotive, mi convinco sempre più di quanto sia auspicabile riservare l'emotività alla contemplazione del raziocinio.

Chi ha esperienza di pesca può ulteriormente notare l'assenza dell'ardiglione (componente fondamentale dell'amo) quindi in realtà non si tratta nemmeno di un finto amo bensì di un finto gancio (o forse un finto amo fatto male). Un esperto pedante aggiungerebbe che la lenza non è annodata all'amo nella maniera corretta (come farebbe un vero pescatore), un nodo del genere non terrebbe, specialmente se sottoposto alla trazione generata dal peso di uno squalo della stazza proporzionale all'esca adoperata.

Il video mostra un canile qualsiasi, accompagnato da una motivetto triste di sottofondo, nulla che testimoni l'esistenza della pratica in questione.

A prescindere dalle immagini, sorgono dubbi sui vantaggi di tale attività: perché preferire cani vivi quando tranci di pesce sanguinante sarebbero molto più efficaci, nonché più maneggevoli e facilmente reperibili? Forse perché i cani randagi, al contrario delle esca tradizionali, sarebbero gratuiti? È noto che il costo maggiore della pesca, sia di quella industriale sia di quella sportiva, è rappresentato dal consumo di carburante per le imbarcazioni, mentre la spesa relativa alle esce non è incisiva. Non mi pare un granché sensato sprecare tempo girovagando per le strade in cerca di cani randagi o addirittura allevarli a tal fine... o forse sarà che quei pescatori sono favoriti dalla complicità dei canili con ospiti in esubero?!? Ma in tal caso, sarebbe sensato rischiare di venire perseguiti penalmente per risparmiare sul costo delle esche?! Si consideri inoltre la difficoltà di trasportare a bordo cani e di infilare l'amo rischiando di essere morsi, tanto più che, come mostra l'immagine, l'amo viene applicato sul muso.

E poi, possibile che i telegiornali si siano lasciati sfuggire una notizia così succulenta, che avrebbe certamente riscosso ascolti elevati?!

In merito ci fu anche una ridicola discussione su yahoo answers.

Ricordo che al tempo mi chiesi quale fosse lo scopo di ingannare decine di migliaia di persone: una semplice burla di qualche buontempone? Un esperimento sociologico, forse per una tesi di laurea? Una truffa per l'invio di donazioni in paesi esteri non soggetti a controlli fiscali? Uno stratagemma per raccogliere un bacino di consumatori a cui inviare messaggi pubblicitari?

Attualmente il gruppo è scomparso, non è più reperibile inserendo il nome nella ricerca di facebook, tuttavia sono comparsi altri gruppi cloni che non hanno però raggiunto la medesima diffusione del precedente.

Tramite ricerca su google ho scoperto che la bufala è di livello internazionale e probabilmente si è originata all'estero e successivamente si è diffusa in vari paesi tra cui l'Italia. Su facebook esistono diversi gruppi in lingua inglese, intitolati "Stop the Use of Dog as Live Shark Bait" e titoli affini.

Aldilà della bufala e della credulità popolare, rimane l'amarezza nel constatare quanto la gente sia maggiormente propensa ad interessarsi a questioni futili trascurando i veri problemi dell'umanità.

giovedì 10 marzo 2011

L'Ignoranza è Forza

Il linguaggio è comunicazione mentale.
Leggere un libro permette, più di ogni altro modo, di apprezzare la mente altrui.
Quella di Orwell è una mente magnifica.


[i miei libri di Orwell]

Nella concezione di Orwell, le diseguaglianze sociali sono intrinseche alla natura umana, pertanto qualunque prospettiva di cambiamento è illusoria.
Tale concezione è antitetica alla credenza diffusa secondo cui il progresso sociale sarebbe assicurato dall'evoluzione. Invero, l'evoluzione non procede in direzione del miglioramento in senso umano (per altro soggettivo), bensì in direzione dell'adattamento all'ambiente. Suppongo che suddetta credenza popolare, pseudo-positivista, sia uno strascico del lamarkismo: se l'evoluzione funzionasse secondo le leggi dell'uso e disuso e dell'eredità dei caratteri acquisiti, allora i nostri comportamenti plasmerebbero le generazioni future. In realtà le mutazioni sono casuali e l'ambiente le seleziona in direzione dell'adattamento, il quale non corrisponde necessariamente ad un miglioramento in senso umano. Il pensiero di Orwell è dunque più confacente al Darwinismo, ignoro se Orwell ne fosse consapevole.

Il brano che propongo di seguito - tratto da L'Ignoranza è Forza, paragrafo di 1984 - mi impressionò profondamente e grazie ad esso maturai disillusione nei confronti della politica.

Fin dall’inizio del tempo che si possa ridurre alla memoria, e probabilmente fin dalla conclusione dell’Età Neolitica, ci sono state, nel mondo, tre specie di persone, le Alte, le Medie e le Basse. Esse sono state suddivise in vari modi, hanno avuto nomi diversi, in numero infinito, e la loro proporzione relativa, cosi come l’atteggiamento dell’una verso l’altra, sono stati diversi a seconda delle età: l’essenziale struttura della società non si è però, alterata. Anche dopo enormi rivoluzioni ed apparenti irrevocabili mutamenti, si è sempre ristabilito il solito schema, così come un giroscopio ritornerà sempre in equilibrio per quanto venga spinto lontano sia in una direzione, sia in quella opposta.
Gli scopi di questi tre gruppi sono del tutto inconciliabili fra loro. Lo scopo del gruppo che chiameremo delle persone Alte è quello di restare dov'esse sono. Lo scopo delle persone Medie è quello di sostituirsi alle Alte. Lo scopo delle persone Basse, quando esse hanno uno scopo (perché è una peculiare caratteristica delle Basse d’esser troppo schiacciate dal peso del lavoro, durissimo e servile, che prestano per essere, se non di tanto in tanto, coscienti di qualche cosa che non siano le preoccupazioni della vita quotidiana) è quello di abolire ogni distinzione e creare quindi una società in cui tutti gli uomini siano eguali. Così la storia registra, attraverso tutte le età, una lotta, che è sempre la stessa nelle sue linee essenziali e che non fa che ripetersi, con incessante regolarità. Per lunghi periodi, gli Alti sembra che tengano sicuramente il Potere, ma prima o poi viene sempre un momento in cui perdono la fiducia in se stessi o la capacità di governare stabilmente, ovvero le perdono entrambe. Essi vengono rovesciati, allora, dalle persone Medie, che reclutano al loro fianco le Basse, dando loro a intendere che combattono per la libertà e per la giustizia. Una volta raggiunto il loro obiettivo, le Medie respingono le Basse nella loro previa posizione servile, e divengono esse stesse Alte. Subito senza dar tempo al tempo, un nuovo gruppo di persone Medie sbuca fuori da uno degli altri due gruppi, ovvero da tutti e due, e la lotta riprende immutata. Dei tre gruppi, soltanto quello delle persone Basse non è mai, nemmeno per breve tempo, capace di riuscire nei suoi scopi. Sarebbe una esagerazione affermare che, attraverso la storia, non ci sia stato alcun progresso di specie materiale. Anche oggigiorno, in un periodo che pure è di decadenza, l’uomo medio è fisicamente, più progredito di quanto non lo fosse pochi secoli innanzi. Ma nessun accrescimento della ricchezza, nessun addolcimento dei sistemi di governo, né alcuna riforma o rivoluzione, sono riusciti mai a porre innanzi d’un millimetro il sogno dell’uguaglianza fra gli uomini. Dal punto di vista delle persone che abbiamo convenuto di chiamare Basse, nessun mutamento storico ha mai significato qualcosa di più che un cambiamento dei nomi dei padroni.

La Fattoria degli Animali è l'esposizione estensiva del medesimo concetto riportato in L'Ignoranza è Forza.
Di quest'ultimo romanzo mi impressionò la stupefacente semplicità con la quale è possibile soggiogare le pecore, nonché lo spregevole sfruttamento e l'ingratitudine riservata allo stacanovista Gondrano, nonostante il suo impareggiabile contributo all'economia della fattoria.

La Strada di Wigan Pier, antecedente sia a La Fattoria degli Animali che a 1984, descrive le condizioni disumane delle miniere di carbone dell'Inghilterra settentrionale intorno al 1930. In questo saggio mi pare di cogliere i prodromi di quella visone che Orwell esprimerà magistralmente nelle opere successive ed in particolare nel capolavoro, 1984. Nel capitolo XI ho anche scoperto di condividere con Orwell l'antipatia nei confronti di una certa categoria di persone: discutendo sull'insuccesso del partito socialista inglese, Orwell ne attribuisce una delle cause ai Vegetariani (testualmente "bevitori di succhi di frutta") ed ai "Guaritori Naturisti", la cui adesione screditava il partito ed allontanava la gente normale.

Tra i numerosi concetti formulati dalla mente di Orwell, mi ha alquanto colpito anche quello alla base della Neolingua. Secondo Orwell, l'annichilimento intellettuale è il presupposto per mantenimento del potere dispotico. In 1984, tale annichilimento si espleta attraverso il deliberato depauperamento del linguaggio allo scopo di ridurre la capacità di pensiero.
Segue parte del monologo di Syme, il personaggio che si occupava di redigere la Neolingua.

«Ah, è davvero una gran bella cosa, la distruzione delle parole. Naturalmente il grosso delle stragi è nei verbi e negli aggettivi, ma ci sono anche centinaia di sostantivi di cui si può fare benissimo piazza pulita [...] Non ti accorgi che il principale intento della neolingua consiste proprio nel semplificare al massimo le possibilità del pensiero? Giunti che saremo alla fine, renderemo il delitto di pensiero, ovvero lo psicoreato, del tutto impossibile perché non ci saranno più parole per esprimerlo. Ognuna delle idee che sarà necessaria verrà espressa esattamente da una "unica" parola, il cui significato sarà rigorosamente definito, mentre tutti gli altri significati sussidiari verranno aboliti e dimenticati [...] Ogni anno ci saranno meno parole, e la possibilità di pensare delle proposizioni sarà sempre più ridotta [...] per l'anno 2050 nemmeno un solo essere umano sarà in grado di capire il significato d'una conversazione come quella che stiamo tenendo ora [...] il concetto stesso di libertà sarà del tutto abolito. Lo stesso clima del pensiero sarà diverso. Infatti non ci sarà il pensiero così come lo intendiamo oggi. Ortodossia significa non pensare, non aver bisogno di pensare. L'ortodossia è non-conoscenza.»

Viceversa se ne desume che imparando la lingua si affina il pensiero.
Non solo la lingua mette a disposizione i termini per esprimere accuratamente un determinato concetto (per cui la capacità di esprimersi migliora con la conoscenza della lingua), ma soprattutto nel momento stesso in cui comprendiamo la definizione di un termine, la nostra mente acquisisce un nuovo concetto: il linguaggio forma il pensiero. Il discernimento, essenziale per la formulazione di pensieri complessi, consiste nella capacità di distinguere tra sfumature concettuali e perciò si accresce con l'acquisizione di nuovi lemmi.
Una mente erudita è una mente capace di fruire delle sfumature di significato che il linguaggio offre.

lunedì 7 marzo 2011

Orgoglio dell'Umanità

Circa 10 anni fa, rovistando tra gli scaffali della libreria La Feltrinelli, situata sotto le Torri dell'Asinello a Bologna, mi imbattei in un libro intitolato Il Gene Egoista e pensai con sufficienza: «titolo interessante»... non immaginavo nemmeno lontanamente che tale lettura mi avrebbe fornito la chiave d'interpretazione dell'esistenza.

Dawkins cambia la vita, a patto che sussista la predisposizione al pensiero razionale e che si disponga dell'onestà intellettuale necessaria ad accettare la descrizione della realtà anche quando sgradita, piuttosto che rifiutarla per rifugiarsi in confortevoli fantasie.


[i miei preziosi libri di Dawkins ^__^ ]

La mia ammirazione nei confronti della mente di Dawkins è tale che ho difficoltà a trovare le parole per esprimerla a pieno. Richard Dawkins mi rende orgoglioso di appartenere alla Specie umana.

Un Genio di simile proporzioni è molto raro ed è una fortuna vivere nella sua stessa epoca. Mi piacerebbe avere l'opportunità di assistere di persona ad un suo convegno e magari il privilegio di potergli stringere la mano.

Di seguito riporto un suo celebre aforisma, uno dei miei preferiti:
La Natura non è crudele, è solo spietatamente indifferente. Questa è una delle più dure lezioni che un essere umano debba imparare. Noi non riusciamo ad ammettere che gli eventi della vita possano essere né positivi né negativi, né spietati né compassionevoli, ma semplicemente indifferenti alla sofferenza, mancanti di scopo.
[Tratto da River Out of Eden (tradotto in italiano con il titolo Il Fiume della Vita)]


Printfriendly