domenica 17 agosto 2014

Escursione solitaria alle Cascate Galasia dell'Aspromonte

Ieri, 16 Agosto 2014, ho passato una magnifica giornata alle cascate Galasia di monte Trepitò, che fa parte del massiccio dell'Aspromonte.

Le cascate si susseguono in serie, ripercorrendole dal basso verso l'alto ne ho contate cinque.
L'erosione dell'acqua, in tempi geologici, ha modellato la roccia ricavando terrazze. L'acqua di ciascuna cascata cade nel rispettivo terrazzo riempendo una conca (creando quindi una piscina naturale) prima di defluire nella cascata successiva.

Giacché ho risalito le cascate a retroso, le ho numerate da valle a monte, quindi la "prima" equivale a quella più a valle e la "quinta" a quella più a monte.

In questa foto sono visibili la prima e la seconda cascata.



Per ciascuna cascata ho fatto una foto ed un breve video che riporto di seguito.

La prima cascata si incontra al termine del sentiero praticabile.




Dopodiché, per visitare ogni successiva cascata occorre arrampicarsi sulla roccia ai lati di ogni precedente cascata, non c'è altra via (a meno che non si usi l'elicottero).
Ho deciso senza indugi di arrampicarmi a mani nude, consapevole del rischio a cui andavo incontro, tanto più che essendo da solo e non avrei potuto contare su alcun soccorso nel caso fossi scivolato (ammesso che sarei sopravvissuto ad una tale caduta)... se rinunciassi a contemplare certe meraviglie della natura, mi precluderei di vivere intensamente e sarebbe come se fossi già morto, ergo vale la pena morire nel tentativo di vivere.

Questa è la prima cascata vista dall'alto.



Questa è la seconda cascata.



Il video è ripreso dal terrazzo della seconda cascata, quindi mostra la seconda cascata dal basso e la prima cascata dall'alto. Lo stesso vale per i video delle cascate successive.



Questa è la terza cascata.





Ai margini del torrente, tra la terza e la quarta cascata, ho notato alcune pozze di acqua stagnante (ne ho contate quattro) piene di girini.




Questa è la quarta cascata vista di fianco (mentre la scalavo).



Ed infine questa è la quinta cascata, la più bella.





Da tale posizione non sono visibili ulteriori cascate, ma dato che la cima del monte è ancora lontana, presumo che ve ne siano altre. Purtroppo è impossibile valicare il rilievo della quinta cascata senza un'adeguata attrezzatura: la roccia è troppo ripida e non fornisce sufficienti appigli. Ho intenzione di procurarmi l'attrezzatura da scalata per ritornare e procedere oltre.

Questo è il panorama che si scorge dal quinto terrazzo dando le spalle alla cascata.



Fino alla prima cascata è possibile, di rado, incontrare altri escursionisti, percorrendo un sentiero antropizzato, seppur scarsamente, da segnaletica, da qualche ringhiera e da quattro cartelli, e oltraggiato ahimè da qualche rifiuto (nella fattispecie onnipresenti buste di plastica e lattine di CocaCola). Ma lassù, dal secondo al quinto terrazzo, sì è isolati dalla civiltà, nessun segno di antropizzazione, nessuna traccia umana: un enclave della natura nel quale poter saggiare l'esistenza atavica ed osservare il passato, prima dell'avvento dell'uomo. Un santuario di contemplazione della natura selvaggia. Da lì, oltre allo scroscio dell'acqua, si ode il sibilo del vento che scuote le cime degli alberi. La pace dei sensi. Per la prima volta ho osservato un fenomeno prodotto dal vento: un bagliore che percorre le chiome degli alberi come un'onda. L'effetto è dovuto alla rotazione parzialmente del lato inferiore delle foglie bifacciali. Il lato inferiore, propriamente detto "pagina abassiale", differisce per funzione e struttura e possiede un colore diverso dal lato superiore fotosintetico, propriamente detto "pagina adassiale". Il vento scorre attraverso le chiome e colpisce una foglia dopo l'altra ruotandola parzialmente, visto da lontano appare come un'onda luminosa.

Ovviamente ho fatto il bagno sotto tutte le cascate. L'acqua è di una purezza e di una freschezza rigenerante. Ho riempito anche la borraccia.



Mi viene da pensare che forse i protocristiani (San Giovanni Battista) si battezzavano immergendosi nel fiume Giordano proprio perché la sensazione rigenerante è assimilabile alla rinascita, all'abbandono della vecchia vita per la nuova (conversione religiosa).

Ridiscendere è stato più difficoltoso che salire e, in bilico sulla roccia, sporgendomi senza trovare appigli, non è mancato qualche attimo di panico che ho prontamente contenuto e domato. Tutto è bene ciò che finisce bene. Soddisfatto della stupenda escursione, un'esperienza indimenticabile.



Mi sento tuttavia in obbligo di dissuadere i lettori intenzionati a tentare l'arrampicata: non fatelo! A me è andate bene, altri potrebbero non essere assistiti da altrettanta fortuna.



Il Sentiero

Al percorso che porta alle cascate si accede dall'ultimo tornante stradale prima di arrivare al villaggio di Trepitò. Ho precisamente contrassegnato il luogo su google maps.

All'ingresso ho trovato un avviso dell'Ente Parco Nazionale d'Aspromonte.



Dato che c'era scritto "avviso" e non "divieto", ho deciso di procedere ugualmente.



In effetti il percorso, già di per sé impervio, è ulteriormente accidentato da frane e da alberi caduti che sbarrano il sentiero: ostacoli che affaticano l'escursionista ma che non reputo fattori di pericolo. L'unico serio pericolo che ho incontrato è quello di smarrirsi, essenzialmente per quattro ragioni:
  1. il sentiero si inoltra all'interno di un fitto bosco, gli alberi, indistinguibili, impediscono di vedere a distanza;
  2. il sentiero è tortuoso, scosceso e composto da parecchi bivi;
  3. il sentiero, in molti tratti, è visibile a stento, essendo scarsamente battuto è spesso indistinguibile dal resto del territorio;
  4. ma soprattutto, la segnaletica (le strisce bianche e rosse generalmente apposte sui tronchi e sulle rocce per contrassegnare il percorso corretto) è corrosa dal tempo e nascosta dalla vegetazione.

Si noti, ad esempio, la macchiolina rossa sulla roccia: è quanto rimane del segnale.



Sulla via per il ritorno è molto facile smarrirsi a causa di questo bivio: dato che il sentiero principale curva a sinistra, viene spontaneo seguirlo, tanto più che il sentiero sulla destra è visibile a stento. Un minuscolo segnale (cerchiato in verde nella foto), in parte coperto dal muschio, indica correttamente di svoltare a destra. Pertanto, è difficile fare pronostici sulla durata del cammino, tutto dipende dall'accortezza di guardarsi attorno per imboccare la via giusta.



Il bosco è avvolto da una quiete spettrale, molto suggestiva.

Particolare degno di nota è la presenza di liane.



Lungo il sentiero ci si imbatte in una sorta di rifugio rupestre. Essendo che ci si trova in Aspromonte, viene da chiedersi se non sia stato costruito ed occupato da qualche brigante del secolo scorso.



Le fotografie a dimensione originale le trovate su quest'album picasa.

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