Riflessioni sulla Natura

giovedì 1 marzo 2012

Chi sono gli Antispecisti

Immaginate di naufragare su un atollo brullo, una minuscola isola priva di vegetazione, nel bel mezzo dell'Oceano Indiano. Gli unici superstiti siete voi ed il vostro cane. Il cellulare si è guastato a contatto con l'acqua e comunque non c'è recezione.
Non vi resta dunque che attendere i soccorsi.

Astove Island
Fotografia satellitare / Autore: NASA
Licenza: pubblico dominio / Repository Wikimediacommos

I giorni passano ma i soccorsi non arrivano.
Patite la fame e la debolezza che essa comporta, realizzate di essere sul punto di morte.
L'unica speranza di sopravvivenza è cibarsi del cane.
Non potete sapere in anticipo se questo gesto vi consentirà di sopravvivere fino all'arrivo dei soccorsi, ma è l'unica opportunità che avete.

Siete affezionati al vostro cane e normalmente aborrite ogni forma di immotivato sopruso sugli animali... ma questa è una situazione di estrema emergenza. Perciò decidete di sopprimerlo, nel modo più compassionevole ed indolore possibile, per nutrirvi della sua carne.

L'Antispecista è la persona che vuole negarvi l'opportunità di sopravvivere, asserendo che la vostra vita vale tanto quanto quella di un animale, e che non avete alcun diritto di usufruire della vita di un animale per salvare la vostra.

L'Antispecista è una persona sazia, in salute ed agiata, che vi scruta con il binocolo a bordo del suo confortevole panfilo, a largo dell'atollo sul quale siete naufragati. Non appena decidete di sacrificare il cane, l'antispecista sbarca sull'isola con l'intento di sottrarvi il cane, senza però aiutarvi e lasciandovi lì a morire di fame.

Per inciso, se l'Antispecista si trovasse nella vostra stessa circostanza, non indugerebbe a prendere la vostra medesima decisione, per salvarsi la vita. L'Antispecista è dunque una persona che non riesce ad immedesimarsi nell'altro, ossia priva di empatia nei riguardi della sofferenza umana.[1]

Per giunta, gli antispecisti ostentano superiorità morale, proseliti di una religione che sciorinano l'indottrinamento acriticamente assimilato.[2]

Ritenete che la mia descrizione degli antispecisti sia spropositata??
Allora considerate quanto segue.

La fame è causa di morte, ma alcune malattie sono causa di morte e sofferenza ben peggiore.

Dalla sperimentazione animale dipende una parte considerevole, e fondamentale, del progresso medico. I più grandi trionfi della medicina si devono alla sperimentazione animale (praticamente tutti i premi Nobel per la Medicina e Fisiologia sono stati conferiti per scoperte derivanti dalla sperimentazione animale).

Converrete con me sul fatto che non esiste una sostanziale differenza tra un naufrago in fin di vita ed una persona affetta da una malattia mortale. Altresì non v'è differenza tra una persona sazia che toglie il cibo agli affamati ed una persona in salute che ostacola le cure per gli ammalati.

Non è detto che dalla sperimentazione animale si ottenga, nell'immediatezza, la cura ad una determinata malattia, esattamente come il naufrago non può sapere in anticipo se nutrirsi del cane prolungherà la sua vita fino all'arrivo dei soccorsi.

Il Naufrago sacrifica il cane nella maniera più compassionevole e indolore possibile, e la stessa cosa fanno i ricercatori con le cavie. Asserire il contrario è calunnia.

La differenza sta nel rapporto numerico: sacrificando la vita di un singolo cane, il naufrago tenta di salvare la propria; mentre i ricercatori che sacrificano la vita di un certo numero di cavie, tentano di salvare quella di tutti gli ammalati del Mondo (affetti dalla determinata patologia che si intende curare), il cui numero è ragionevolmente superiore rispetto alle cavie animali sacrificate.

La sperimentazione è perciò una scelta etica fintanto che si presuppone l'inesistenza di metodiche sostitutive... ed in effetti, sebbene metodi alternativi esistano, essi non sono sufficienti a sostituire la sperimentazione animale, contrariamente a quanto falsamente divulgato dalla propaganda antispecista.

Nella mia metafora, la premessa era che l'atollo fosse spoglio di vegetazione, e che il naufrago non avesse altra scelta che nutrirsi del proprio cane.
I metodi alternativi alla sperimentazione animale, di cui attualmente dispone la scienza, sono comparabili a una vegetazione spontanea consistente di sole bacche a scarso valore nutritivo, insufficienti a mantenere un uomo in vita.
L'antispecista è quella persona che sottrae il cane al naufrago adducendo che egli può nutrirsi di bacche... ma le bacche da sole sono inutili.




Note

[1]: Esistono studi scientifici sull'origine psicologica dell'insensibilità antispecista, la cui trattazione esula però dai propositi del presente articolo e che pertanto rimando ad articoli successi. Se interessati alla mia critica dell'antispecismo, consultate l'omonima etichetta del blog, che raccoglie tutti i miei articoli sul tema.

[2]: Sebbene non si professi tale, l'Antispecismo è una religione a tutti gli effetti. L'esposizione delle analogie tra religione ed antispecismo esulano dai propositi del presente articolo, perciò la rimando ad articoli successi. Se interessati alla mia critica dell'antispecismo, consultate l'omonima etichetta del blog, che raccoglie tutti i miei articoli sul tema.



Post Scriptum

Un episodio come quello che ho descritto, accadde realmente al Capitano E. H. Shackleton ed il suo equipaggio, nel corso di una spedizione geografica risalente ai primi anni dello scorso secolo. L'equipaggio rimase intrappolato nei ghiacciai antartici e Shackleton diede ordine di utilizzare i cani da slitta come fonte di cibo.

7 commenti:

  1. Dove sarebbero questi articoli scientifici sull'origine psicologica dell'insensibiltià antispecista?
    DDR: sei un ricercatore psicologo?

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    1. No, sono un biologo. Mi sono interessato all'antispecismo proprio perché mi sono accorto delle grandi idiozie, sulla biologia, propagandate dagli antispecisti, come ad esempio la fesseria sulla natura erbivora o "fruttariana" dell'uomo (sebbene questo termine non esista neanche in biologia, semmai si dice "frugivoro") o che la sperimentazione animale sarebbe inutile... insomma, in quanto ad idiozie pseudoscientifiche, gli antispecisti non sono secondi a nessuno.

      Esistono vari studi sul comportamento tipico degli antispecisti, ed ho intenzione di illustrarli in un apposito articolo, se è interessata, segua l'etichetta "Antispecismo" del mio blog.

      Ad ogni modo, in anteprima posso fornirle questo link: http://www.dibs.duke.edu/news/research-findings/2011/12/15/a-brain-s-failure-to-appreciate-others-may-permit-human-atrocities/

      Saluti.

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  2. Nulla da ridire sul primo paragrafo della sua risposta: fa benissimo a difendere il valore della sua professione.
    Dubito fortemente esistano vari studi sul comportamento tipico degli antispecisti, l'antispecismo è troppo recente perché vi sia una letteratura florida, mentre esistono alcuni (pochi) studi su vegetariani e vegani.
    La recensione contenuta nel link che mi lei propone tratta un argomento noto e molto studiato in psicologia sociale, che fa capo agli studi di Milgram sull'obbedienza e la distanza emotiva dalla vittima.
    Ad ogni modo spero lei abbia notato che i 119 partecipanti non sono stati selezionati in base alla dieta, né in base alle idee filosofiche: verosimilmente una piccola percentuale sarà stata vegetariana (4-5 soggetti sono plausibili) e ancor più piccola antispecista (sempre che ci sia almeno un antispecista in quella ricerca). Ma, siccome la ricerca è su tutt'altro e non indaga né il funzionamento cognitivo, né il funzionamento emotivo, né le pratiche antispeciste, non è di certo applicabile a questa categoria.
    La invito gentilmente a limitarsi al suo campo, ovviamente è liberissimo di esprimere opinioni personali o esperienze riguardo a chiunque, ma non faccia il lavoro di chi ha una laurea in psicologia o anche un dottorato di ricerca: anche la nostra è una scienza con un suo linguaggio, i suoi riferimenti teorici, i suoi strumenti e metodi scientifici...e già abbiamo grossi problemi con la gente comune che ci vede come maghi, religiosi, medici, amici eccetera. Ci riconosca la nostra professione :)

    Cordialità.

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  3. Cito: «Dubito fortemente esistano vari studi sul comportamento tipico degli antispecisti, l'antispecismo è troppo recente perché vi sia una letteratura florida»

    Rispondo: l'uomo antispecista non è nato con la filosofia antispecista, esattamente come esistevano menti razionali e dedite allo studio oggettivo della natura prima della nascita della Scienza. Si sta parlando sempre di Homo sapiens, non è che gli antispecisti provengano da un altro pianeta.
    È la psiche insita nell'individuo che fa propendere verso la costruzione culturale chiamata "antispecismo", ma tale psiche esisterebbe comunque senza riconoscimento nella relativa filosofia.
    In definitiva la parola "antispecista" è il nuovo termine con il quale gli animalisti di sempre si autodefiniscono, e la letteratura (intendo la letteratura classica) ne parla, a tal proposito rimando al mio articolo precedente, intitolato "Crudeltà Animalista nella Letteratura" al link: http://eurekariflessioni.blogspot.com/2012/02/crudelta-animalista-nella-letteratura-e.html

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    Cito: «La invito gentilmente a limitarsi al suo campo, ovviamente è liberissimo di esprimere opinioni personali o esperienze riguardo a chiunque, ma non faccia il lavoro di chi ha una laurea in psicologia o anche un dottorato di ricerca»

    Rispondo: i siti antispecisti intasano la rete di pseudoscienza, mistificando sulla biologia, e lei viene a fare la predica a me?!?
    Guardi un po' qui che scempio fanno, gli antispecisti, della biologia: http://eurekariflessioni.blogspot.com/2011/10/inversione-del-processo-conoscitivo.html

    E non solo in biologia, ma anche in psicologia, tacciando di assurdità del tipo "pedospecismo" le persone che si nutrono di carne.

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    Cito:«e già abbiamo grossi problemi con la gente comune che ci vede come maghi, religiosi, medici, amici eccetera. Ci riconosca la nostra professione»

    Rispondo: ed in effetti solo una parte della psicologia può essere formalizzata scientificamente, ad esempio quella di cui ho parlato in quest'altro articolo: http://eurekariflessioni.blogspot.com/2010/06/osserviamo-losservatore.html

    Saluti.

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    1. Le cose sono due: o mi sta prendendo in giro, o è di un’ignoranza abissale. Per letteratura non intendo le poesie (mio dio, capisco che lei non abbia le mie conoscenze, ma in quanto laureato non mi aspettavo una tale risposta!) ma la letteratura scientifica, poiché di quello stavamo parlando! Io le faccio notare un errore metodologico gravissimo e lei mi linka delle poesie riportate sul suo blog? Ma sta scherzando? Quando studiava biologia si documentava sui blog?
      Ripeto: non esiste letteratura approfondita a riguardo poiché l’antispecismo è una corrente nuova e non c’è ancora un corpus di studi degno di essere chiamato tale. La mia critica si riferiva al fatto che è gravissimo applicare i risultati di uno studio, fatto su un determinato campione, ad una popolazione con caratteristiche diverse. Assolutamente gravissimo. Sono cose che si imparano al primo anno!

      Procedendo: io la invito a fare il biologo, e lei mi risponde “frignando” che gli antispecisti intasano la rete, eccetera, eccetera. Come mai una risposta off topic? Il fatto che gli antispecisti intasino la rete non da a lei il diritto di mancare di rispetto alla professionalità altrui. Rinnovo l’invito: si occupi di biologia, io da parte mia mi occupo di psicologia. Poiché non ho grandi conoscenze in campo biologico, evito di parlare di biologia.

      Della formalizzazione scientifica della psicologia lasci che se ne occupino gli psicologi. D’altra parte la psicologia non è una scienza paragonabile alla biologia, quindi la invito ad evitare confronti (banali, inutili, già ampiamente dibattuti da persone competenti).
      Nel suo “articolo” c’è del vero e del falso. E non mi metterò a discutere di scientificità della psicologia con una persona che non ha studi psicologici alle spalle: il divario tra le nostre conoscenze è incolmabile, a meno che lei non si laurei anche in psicologia. In tal caso, fra cinque anni, potremmo discutere.
      D’altro canto io non sono così sciocca da scrivere “articoli” fingendomi biologa. Perché lei non è in grado di mostrare altrettanta onestà?
      Saluti.

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  4. Non sono biologo, non sono psicologo, ho un semplice diploma di ragioneria.
    Sono vegano.
    Non mangio animali per etica e se mi trovassi su quell'atollo molto probabilmente mangerei il mio cane.
    Ma e' un esempio calzante?
    L'antispecismo non si riferisce ad un comportamento etico piu' che di reale sopravvivenza?
    Viviamo in grandi citta' o comunque abbiamo la possibilita' di scegliere cosa mettere nel piatto.
    Cosi' come il vestire. Non siamo dei neanderthal...abbiamo le microfibbre, il famoso pile per coprirci.
    Il suo blog sembrerebbe interessante ma un tantino di parte.
    A me lei sembra un anti vegano.
    Cordiali saluti

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  5. Sono un Biologo, Neurofisiologo, da molti anni lavoro nell'ambito delle Neuroscienze e mi trovo sempre più vicino ai principi culturali del movimento antispecista. Per i lettori che si imbattano in questo sito, ho riportato di seguito alcuni spunti di "riflessione" su un problema che ha radici, assai profonde.
    Secondo il principio di «uguale considerazione degli interessi» introdotto da Singer, gli interessi degli animali, seppur diversi da quelli dei non umani, devono essere rispettati come gli interessi degli umani.
    L'anello mancante a lungo cercato tra animali e uomini veramente umani siamo noi. Dobbiamo superare lo specismo e fondare un'etica ed una giustizia in cui siano determinanti i diritti di tutte le specie viventi e i nostri doveri nei loro confronti (Konrad Lorenz, etologo austriaco e padre della moderna etologia, Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia)

    L’antispecismo è un movimento filosofico, politico e culturale che si oppone allo specismo, l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio. Come l’antirazzismo, l'antispecismo rifiuta la discriminazione arbitraria basata sulla diversità razziale umana; esso respinge quella basata sulla specie e sostiene che la sola appartenenza biologica ad una specie diversa da quella umana non giustifichi moralmente o eticamente il diritto di disporre della vita, della libertà e del lavoro di un essere senziente.
    Gli antispecisti lottano affinché gli interessi degli "animali non umani" vengano considerati fondamentali tanto quanto quelli degli umani, cercando di destrutturare e ricostruire la società umana in base a criteri ecocentrici che non causino sofferenze inutili, e di per sè quindi evitabili, alle altre specie viventi e al pianeta. L’approccio antispecista ritiene (considerando tutte le dovute differenze e peculiarità):
    - che le capacità di sentire (di provare sensazioni come piacere e dolore), di interagire con l’esterno, di manifestare una volontà, di intrattenere rapporti sociali, non siano prerogative esclusive della specie umana;
    - che l’esistenza di tali capacità nei non umani comporti un cambiamento essenziale del loro status etico, facendoli divenire “persone non umane”;
    - che da ciò debba conseguire una trasformazione profonda dei rapporti tra persone umane e persone non umane, che prefiguri un radicale ripensamento della società umana trasformandola in una reale società libera (umana e non umana).

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