giovedì 10 marzo 2011

L'Ignoranza è Forza

Il linguaggio è comunicazione mentale.
Leggere un libro permette, più di ogni altro modo, di apprezzare la mente altrui.
Quella di Orwell è una mente magnifica.


[i miei libri di Orwell]

Nella concezione di Orwell, le diseguaglianze sociali sono intrinseche alla natura umana, pertanto qualunque prospettiva di cambiamento è illusoria.
Tale concezione è antitetica alla credenza diffusa secondo cui il progresso sociale sarebbe assicurato dall'evoluzione. Invero, l'evoluzione non procede in direzione del miglioramento in senso umano (per altro soggettivo), bensì in direzione dell'adattamento all'ambiente. Suppongo che suddetta credenza popolare, pseudo-positivista, sia uno strascico del lamarkismo: se l'evoluzione funzionasse secondo le leggi dell'uso e disuso e dell'eredità dei caratteri acquisiti, allora i nostri comportamenti plasmerebbero le generazioni future. In realtà le mutazioni sono casuali e l'ambiente le seleziona in direzione dell'adattamento, il quale non corrisponde necessariamente ad un miglioramento in senso umano. Il pensiero di Orwell è dunque più confacente al Darwinismo, ignoro se Orwell ne fosse consapevole.

Il brano che propongo di seguito - tratto da L'Ignoranza è Forza, paragrafo di 1984 - mi impressionò profondamente e grazie ad esso maturai disillusione nei confronti della politica.

Fin dall’inizio del tempo che si possa ridurre alla memoria, e probabilmente fin dalla conclusione dell’Età Neolitica, ci sono state, nel mondo, tre specie di persone, le Alte, le Medie e le Basse. Esse sono state suddivise in vari modi, hanno avuto nomi diversi, in numero infinito, e la loro proporzione relativa, cosi come l’atteggiamento dell’una verso l’altra, sono stati diversi a seconda delle età: l’essenziale struttura della società non si è però, alterata. Anche dopo enormi rivoluzioni ed apparenti irrevocabili mutamenti, si è sempre ristabilito il solito schema, così come un giroscopio ritornerà sempre in equilibrio per quanto venga spinto lontano sia in una direzione, sia in quella opposta.
Gli scopi di questi tre gruppi sono del tutto inconciliabili fra loro. Lo scopo del gruppo che chiameremo delle persone Alte è quello di restare dov'esse sono. Lo scopo delle persone Medie è quello di sostituirsi alle Alte. Lo scopo delle persone Basse, quando esse hanno uno scopo (perché è una peculiare caratteristica delle Basse d’esser troppo schiacciate dal peso del lavoro, durissimo e servile, che prestano per essere, se non di tanto in tanto, coscienti di qualche cosa che non siano le preoccupazioni della vita quotidiana) è quello di abolire ogni distinzione e creare quindi una società in cui tutti gli uomini siano eguali. Così la storia registra, attraverso tutte le età, una lotta, che è sempre la stessa nelle sue linee essenziali e che non fa che ripetersi, con incessante regolarità. Per lunghi periodi, gli Alti sembra che tengano sicuramente il Potere, ma prima o poi viene sempre un momento in cui perdono la fiducia in se stessi o la capacità di governare stabilmente, ovvero le perdono entrambe. Essi vengono rovesciati, allora, dalle persone Medie, che reclutano al loro fianco le Basse, dando loro a intendere che combattono per la libertà e per la giustizia. Una volta raggiunto il loro obiettivo, le Medie respingono le Basse nella loro previa posizione servile, e divengono esse stesse Alte. Subito senza dar tempo al tempo, un nuovo gruppo di persone Medie sbuca fuori da uno degli altri due gruppi, ovvero da tutti e due, e la lotta riprende immutata. Dei tre gruppi, soltanto quello delle persone Basse non è mai, nemmeno per breve tempo, capace di riuscire nei suoi scopi. Sarebbe una esagerazione affermare che, attraverso la storia, non ci sia stato alcun progresso di specie materiale. Anche oggigiorno, in un periodo che pure è di decadenza, l’uomo medio è fisicamente, più progredito di quanto non lo fosse pochi secoli innanzi. Ma nessun accrescimento della ricchezza, nessun addolcimento dei sistemi di governo, né alcuna riforma o rivoluzione, sono riusciti mai a porre innanzi d’un millimetro il sogno dell’uguaglianza fra gli uomini. Dal punto di vista delle persone che abbiamo convenuto di chiamare Basse, nessun mutamento storico ha mai significato qualcosa di più che un cambiamento dei nomi dei padroni.

La Fattoria degli Animali è l'esposizione estensiva del medesimo concetto riportato in L'Ignoranza è Forza.
Di quest'ultimo romanzo mi impressionò la stupefacente semplicità con la quale è possibile soggiogare le pecore, nonché lo spregevole sfruttamento e l'ingratitudine riservata allo stacanovista Gondrano, nonostante il suo impareggiabile contributo all'economia della fattoria.

La Strada di Wigan Pier, antecedente sia a La Fattoria degli Animali che a 1984, descrive le condizioni disumane delle miniere di carbone dell'Inghilterra settentrionale intorno al 1930. In questo saggio mi pare di cogliere i prodromi di quella visone che Orwell esprimerà magistralmente nelle opere successive ed in particolare nel capolavoro, 1984. Nel capitolo XI ho anche scoperto di condividere con Orwell l'antipatia nei confronti di una certa categoria di persone: discutendo sull'insuccesso del partito socialista inglese, Orwell ne attribuisce una delle cause ai Vegetariani (testualmente "bevitori di succhi di frutta") ed ai "Guaritori Naturisti", la cui adesione screditava il partito ed allontanava la gente normale.

Tra i numerosi concetti formulati dalla mente di Orwell, mi ha alquanto colpito anche quello alla base della Neolingua. Secondo Orwell, l'annichilimento intellettuale è il presupposto per mantenimento del potere dispotico. In 1984, tale annichilimento si espleta attraverso il deliberato depauperamento del linguaggio allo scopo di ridurre la capacità di pensiero.
Segue parte del monologo di Syme, il personaggio che si occupava di redigere la Neolingua.

«Ah, è davvero una gran bella cosa, la distruzione delle parole. Naturalmente il grosso delle stragi è nei verbi e negli aggettivi, ma ci sono anche centinaia di sostantivi di cui si può fare benissimo piazza pulita [...] Non ti accorgi che il principale intento della neolingua consiste proprio nel semplificare al massimo le possibilità del pensiero? Giunti che saremo alla fine, renderemo il delitto di pensiero, ovvero lo psicoreato, del tutto impossibile perché non ci saranno più parole per esprimerlo. Ognuna delle idee che sarà necessaria verrà espressa esattamente da una "unica" parola, il cui significato sarà rigorosamente definito, mentre tutti gli altri significati sussidiari verranno aboliti e dimenticati [...] Ogni anno ci saranno meno parole, e la possibilità di pensare delle proposizioni sarà sempre più ridotta [...] per l'anno 2050 nemmeno un solo essere umano sarà in grado di capire il significato d'una conversazione come quella che stiamo tenendo ora [...] il concetto stesso di libertà sarà del tutto abolito. Lo stesso clima del pensiero sarà diverso. Infatti non ci sarà il pensiero così come lo intendiamo oggi. Ortodossia significa non pensare, non aver bisogno di pensare. L'ortodossia è non-conoscenza.»

Viceversa se ne desume che imparando la lingua si affina il pensiero.
Non solo la lingua mette a disposizione i termini per esprimere accuratamente un determinato concetto (per cui la capacità di esprimersi migliora con la conoscenza della lingua), ma soprattutto nel momento stesso in cui comprendiamo la definizione di un termine, la nostra mente acquisisce un nuovo concetto: il linguaggio forma il pensiero. Il discernimento, essenziale per la formulazione di pensieri complessi, consiste nella capacità di distinguere tra sfumature concettuali e perciò si accresce con l'acquisizione di nuovi lemmi.
Una mente erudita è una mente capace di fruire delle sfumature di significato che il linguaggio offre.

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