martedì 29 marzo 2011

Universo e Vita

Più l'Universo è grande, meno è straordinario il fenomeno della Vita.

In termini probabilistici, maggiori sono la quantità di materia contenuta nello spazio ed il tempo trascorso, maggiore è la probabilità che, da qualche parte, gli elementi si combinino in modo da formare una struttura autoreplicante, il precursore di quel fenomeno che, a posteriori, chiamiamo vita.

L'immensità dell'universo riduce la straordinarietà dell'evento fortuito all'origine della vita.

Hubble ultra deep field
Hubble ultra deep field by NASA and ESA

Nella diatriba tra atei e credenti, un classico cavallo di battaglia dei credenti è l'aforisma del celebre astronomo Fred Hoyle :
Che quella faccenda complicata e complessa che è una cellula sia nata spontaneamente e per caso sulla Terra ha la stessa probabilità che un tornado, passando su un deposito di rottami, ne tiri fuori un Boeing 747 perfettamente funzionante. [fonte]

Mi permetto l'audacia (o insolenza?) di contraddire Hoyle. Nella sua seppur breve asserzione scorgo ben tre errori ed una illogicità.

Il primo è un errore che potremmo definire di valutazione. Le cellule eucariote sono enormemente più complesse rispetto alle cellule procariote e, a loro volta, le attuali cellule procariote sono di gran lunga più complesse rispetto ai procarioti ancestrali.
Il paragone di complessità proposto da Hoyle (boeing/cellula) è ammissibile in riferimento ad una moderna cellula eucariote, ma spropositato se riferito alla cellula primordiale.

Il secondo errore è quello fondamentale, che inficia la validità dell'affermazione di Hoyle.
Il presupposto, che dall'aforisma appare assodato, è che la vita abbia avuto origine improvvisa, come se la prima cellula fosse emersa in un momento circoscritto.
A prescindere dal punto arbitrario nel quale si conviene fissare l'origine della vita, la comparsa della cellula primordiale rappresenta una fase avanzata di un percorso evolutivo iniziato, molto tempo prima, a livello delle molecole organiche.
Hoyle trascura che gli acidi nucleici spogli, privi cioè di supporto cellulare, svolgevano già la funzione essenziale della vita, ovvero copiare sé stessi. Per di più disponevano dell'energia necessaria a compiere tale processo indipendentemente dal sostegno fornito dalla cellula: il fatto che, tutt'oggi, l'energia chimica della vita siano i nucleotidi ATP e GTP (subunità degli acidi nucleici) è un'evidenza che suffraga tale ipotesi.
Solo successivamente, quando i coacervati inglobarono gli acidi nucleici, emerse la protocellula, struttura che risultò vantaggiosa poiché aumentava le probabilità di successo di riproduzione delle copie degli acidi nucleici, e che migliorò progressivamente, sottoposta alla pressione selettiva, tramutandosi nell'unità fondamentale della vita che oggi conosciamo.

Il terzo errore è connesso al precedente. Il paragone proposto (un tornado, passando su un deposito di rottami, ne tiri fuori un Boeing 747 perfettamente funzionante) è oltremodo forviante poiché rappresenta una dinamica che non ha nulla a che vedere con l'evoluzione.
Nessuno organismo, compresa la cellula primordiale, si è mai formato dall'aggregazione istantanea delle singole componenti. Credere ciò significa non conoscere l'evoluzione che, per definizione, è un processo di cambiamenti graduali da generazione in generazione.
Mi colpisce inoltre l'uso del termine "spontaneo", il quale rimanda all'obsoleta concezione della generazione spontanea che, assieme alla concezione dell'eredità dei caratteri acquisiti (lamarkismo), sebbene entrambe confutate, persistono purtroppo nell'immaginario collettivo.

Come si può leggere su wikiwote, l'aforisma di Hoyle risale ad un'intervista del 1981, epoca in cui gli studi di Oparin e di Miller erano già noti ed accreditati.
Non v'è dunque attenuante per gli strafalcioni di Hoyle, essi dimostrano la saccenza del proprio autore che discetta su qualcosa che non conosce: la Biologia.

Sorvoliamo sugli errori e guardiamo alla logica. Quella di Hoyle è un'illazione tendenziosa, poiché attraverso il presupposto che una cellula non può essersi formata in maniera casuale, si allude all'intervento di un ingegnere divino.
Se definiamo Dio come intelletto supremo che ha deliberatamente creato la vita, siffatto essere avrà certamente una complessità infinitamente maggiore rispetto a quella di una qualsiasi cellula, pertanto, in virtù del medesimo principio invocato da Hoyle (maggiore complessità = minore probabilità) la comparsa "spontanea e per caso" di un'intelligenza divina è infinitamente meno probabile rispetto alla comparsa di una qualunque cellula. Perciò anche nel caso in cui l'asserzione di Hoyle fosse stata corretta, la logia ci avrebbe comunque indotto a respingere l'ipotesi di Dio ed accogliere l'ipotesi abiogenetica.

Halobacteria with scale
Archaea Halobacterium

La formazione dei replicatori è ragionevolmente ascrivibile al caso.
In continuazione, nell'universo, gli elementi reagiscono in vari modi combinandosi in innumerevoli tipi di molecole, più o meno stabili, con proprietà differenti. L'autoreplicazione non è che una delle proprietà che le molecole possono assumere. Una macromolecola autoreplicante si può definire come un particolare tipo di catalizzatore: reagisce con i monomeri (le medesime subunità di cui è costituita) portando alla formazione di una copia della propria struttura. Un replicatore è una sorta di conio di se stesso.

Azzeccare la combinazione vincente al superenalotto è altamente improbabile, eppure se centinaia di migliaia di schedine vengono giocate più volte a settimana per mesi, qualcuno prima o poi vincerà.
Similmente la formazione causale di una struttura molecolare autoreplicante è - forse - improbabile, ciononostante se su miliardi di pianeti avvengono costantemente reazioni casuali fra elementi, per miliardi di anni, prima o poi, l'evento fortuito precursore della vita si verificherà da qualche parte.

NASA-Apollo8-Dec24-Earthrise
NASA Apollo 8

La probabilità non è legata, a mio avviso, all'estensione dello spazio, bensì alla quantità di materia in esso contenuta. Più la materia è abbondante, più elementi si scontrano, più reazioni avvengo e più la probabilità di insorgenza di strutture autoreplicanti tenderà ad 1.

Tuttavia solo parte dei pianeti dispone dei requisiti necessari allo sviluppo della vita.
  • In primo luogo è indispensabile che il pianeta orbiti ad una distanza idonea da una stella, tale da garantire temperature intermedie sulla superficie. Di fatti a temperature eccessivamente elevate, i legami chimici si rompono e nessuna molecola è stabile. Viceversa, a temperatura eccessivamente basse la materia diventa progressivamente immobile, impedendo qualsiasi reazione chimica. Inoltre la radiazione solare è la primaria fonte di energia alla quale eventuali organismi possono attingere.
  • Altresì essenziale è la presenza abbondante di un solvente neutro che mantenga in sospensione i soluti. Il solvente inorganico (disponibile in ambiente abiotico) per eccellenza è l'acqua (esistono altre tipologie di solvente dalle caratteristiche simili?).
  • Abbondanza di un elemento in grado di formare legami covalenti e di polimerizzare.
    Il costituente della struttura autoreplicante nel nostro caso è il Carbonio, ma il Silicio, che giace sotto il Carbonio nella tavola periodica (elementi dello stesso gruppo possiedono proprietà simili) potrebbe assolvere alla medesima funzione.
  • Presenza di una varietà di elementi che il polimero può integrare alla propria struttura, sfruttandone le diverse proprietà a seconda delle esigenze.
  • Presenza di concavità sulla superficie del pianeta, le quali forniscono un ricettacolo per le reazioni chimiche (sulla Terra i replicatori e più tardi le protocellule si formarono verosimilmente all'interno delle pozze di scogliera).

Per tentare un calcolo della probabilità di insorgenza della vita, è innanzitutto necessario stabilire cosa si intende per vita. Se definiamo vita come organismo costituito da una o più cellule, ovvero facendo riferimento al nostro peculiare modello di vita, il calcolo si complica. Se invece definiamo vita in senso più ampio, ovvero ogni struttura che produce copie di sé stessa le quali vengono selezionate dall'azione dell'ambiente, allora mi pare si tratti in definitiva di calcolare la probabilità di Successo P(k) su Prove Ripetute ed Indipendenti, per cui mi domando se a tal proposito l'applicazione della formula della Distribuzione Binomiale sia appropriata.
Ponendo:
  • p come termine che al denominatore presenta il numero totale delle molecole realizzabili partendo dagli elementi esistenti, e al numeratore il numero totale delle molecole che mostrano proprietà autoreplicanti.
  • q come termine che al denominatore presenta il numero totale delle molecole realizzabili partendo dagli elementi esistenti, e al numeratore presenta il numero totale delle molecole che non hanno proprietà autoreplicanti.
  • n il numero totale delle reazioni chimiche che avvengono nell'universo.
  • k il numero di successi, ossia le volte in cui compare la vita.


Per cui la probabilità che si verifichi almeno un successo, ossia che il nostro pianeta rappresenti l'unico pianeta abitato dell'universo, equivale a 1−qn.

Ad ogni modo, non essendo noti i valori dei termini, non è possibile stimare suddetta probabilità.

Se la vita esistesse su ciascun pianeta, allora potremmo supporre l'operato divino. Il fatto che la vita esiste solo sulla Terra (o forse su pochissimi altri pianeti) è una delle tante evidenze che lascia propendere per l'inesistenza di Dio.

martedì 15 marzo 2011

Sofisma e Mistificazione

Cito Wikipedia:
Con sofisma si fa riferimento ad un'argomentazione capziosa e fallace, apparentemente valida ma fondata in realtà su errori logici formali o ambiguità linguistiche determinate dall'atteggiamento eristico e dall'intento volutamente ingannevole. Si differenzia dal paralogismo, in cui l'errore è inconsapevole [fonte].
Più precisamente:
Ignoratio elenchi, che consiste nel presentare un argomento di per sé valido, ma fuori tema [fonte].

Fatta la premessa, adesso vi invito a guardate il seguente video.




Le asserzioni sulla natura fisica del calore e della luce sono corrette, ma vengono usate a sproposito. Si tratta di un espediente dialettico mirato ad avallare un'ipotesi apportando prove che in realtà non hanno nulla a che vedere con tale ipotesi.

Inoltre si dà per scontato che Dio sia il Bene e la sua assenza sia il Male, tuttavia il ragionamento vale anche se presentato al rovescio, ovvero che Dio sia il Male e la sua assenza sia il Bene, non fornendo alcuna indicazione sul come discriminare tra i due.

Resta comunque un ragionamento assurdo in quanto il Bene ed il Male non esistono: non sono entità reali. Nulla nell'universo è regolato secondo i principi del Bene o del Male.

Bene e Male sono mere classificazioni soggettive: l'uomo definisce “bene” ciò che riconosce come utile per se stesso e per i propri simili, e “male” tutto ciò che riconosce come dannoso.

Il Bene ed il Male non esistono al di fuori della nostra mente.

Per di più non sono nemmeno concetti unanimemente condivisi ed universali: l'insieme delle azioni considerate buone, e quello delle azioni considerate cattive, mutano nel corso della storia e differiscono da popolo a popolo.
Ed ancora, il bene ed il male, in natura, sono concetti relativi: il punto di vista della preda è opposto a quello del predatore.

Da alcune pagine web apprendo che il protagonista dell'aneddoto, lo scolaretto impertinente che contraddice il maestro, sarebbe niente meno che Albert Einsten!

Ascrivere tale aforisma ad Einsten è un'ignobile mistificazione, un grave torto inflitto alla memoria di un grande scienziato... Einstein si rivolta nella tomba!

Sulla pagina Wikiquote riferita ad Einsten non v'è nulla che alluda a tale episodio, leggiamo invece cosa dice l'Einsten adulto (non bambino) nell'autobiografia:
Così io — benché figlio di genitori (ebrei) completamente irreligiosi — divenni religiosissimo; ma cessai improvvisamente di esserlo all'età di 12 anni. Attraverso la lettura di libri di scienza popolare mi ero convinto ben presto che molte delle storie che raccontava la Bibbia non potevano essere vere. La conseguenza fu che divenni un accesissimo sostenitore del libero pensiero, accomunando alla mia nuova fede l'impressione che i giovani fossero coscientemente ingannati dallo Stato con insegnamenti bugiardi; e fu un'impressione sconvolgente. Da questa esperienza trassi un atteggiamento di sospetto contro ogni genere di autorità, e di scetticismo verso le convinzioni particolari dei diversi ambienti sociali: e questo atteggiamento non mi ha più abbandonato, anche se poi, per una più profonda comprensione delle connessioni causali, abbia perso un po' della sua asprezza primitiva [fonte].
- Il motivo per il quale ho sottolineato una parte del brano verrà chiarito alla fine -


Dalla sua corrispondenza:
L'idea di un Dio personale è un concetto antropologico che non sono capace di prendere seriamente [fonte].

E ancora:
Non riesco a concepire un Dio che premi e castighi le sue creature o che sia dotato di una volontà simile alla nostra. E neppure riesco né voglio concepire un individuo che sopravviva alla propria morte fisica; lasciamo ai deboli di spirito, animati dal timore o da un assurdo egocentrismo, il conforto di simili pensieri. Sono appagato dal mistero dell'eternità della vita e dal barlume della meravigliosa struttura del mondo esistente, insieme al tentativo ostinato di comprendere una parte, sia pur minuscola, della Ragione che si manifesta nella Natura [fonte].
Per me, la parola Dio non è niente di più che un'espressione e un prodotto dell'umana debolezza, e la Bibbia è una collezione di onorevoli ma primitive leggende, che a dire il vero sono piuttosto infantili. Nessuna interpretazione, non importa quanto sottile, può farmi cambiare idea su questo. Per me la religione ebraica, come tutte le altre, è un'incarnazione delle superstizioni più infantili [fonte].

Insomma il “Dio” al quale si riferiva Einstein è quello di Spinoza, il Deus sive Natura (Dio ovvero la Natura), come egli stesso dichiara:
Credo nel Dio di Spinoza che si rivela nell'armonia di tutto ciò che esiste, ma non in un Dio che si occupa del destino e delle azioni degli esseri umani [fonte].

Quindi ben lunghi dalle puerili concezioni antropologiche del Bene e del Male proposte dallo spot.

Il concetto espresso dallo spot in questione è semmai ascrivibile alla teodicea (branca della teologia che si occupa di conciliare l'evidenza del male con l'esistenza di Dio) e più precisamente alla teodicea agostiniana, la quale definisce il Male come il “non-essere in Dio”.

Da varie pagine web apprendo che lo spot, diffuso dalla televisione macedone, è stato prodotto per conto del Ministero macedone dell’Educazione e Scienza nell'ambito di una campagna sociale volta a promuovere l’educazione ["varie pagine web" ad esempio qua e qui].

Si, avete letto bene, anch'io inizialmente ho pensato (sperato) di avere le traveggole.

Proprio Einstein che, come sottolineavo precedentemente, scrisse: ...l'impressione che i giovani fossero coscientemente ingannati dallo Stato con insegnamenti bugiardi...
Proprio lui è caduto vittima di siffatta ignobile mistificazione!

domenica 13 marzo 2011

Pensiero Critico e Credulità Popolare

L'assenza di pensiero critico è alla base della credulità popolare.

I social network, sopratutto facebook, sembrano fornire un efficace mezzo di diffusione per bufale, fenomeno dovuto alla mancata applicazione di pensiero critico da parte degli utenti.
Ricordo che tempo addietro rimasi sbalordito dal numero degli iscritti ad un gruppo di facebook il cui proposito era quello di protestare contro una pratica dalla dubbia esistenza: " Fermiamo l'utilizzo di cani vivi come esca per gli squali! "

Decine di migliaia di utenti aderivano al gruppo, molti lasciavano commenti di sdegno nei confronti della proverbiale "crudeltà umana", nonostante non venisse fornita alcuna prova convincente dell'esistenza di tale pratica, ad eccezione della foto e del video che riporto di seguito. "Prova convincente" assume qui un significato relativo, dato che, evidentemente, tali immagini sono bastate a convincere un consistente numero di internauti.

Com'è possibile non dubitare dell'autenticità di questa foto?!


L'amo perforerebbe il muso senza provocare alcuna lesione (sanguinamento, arrossamento o gonfiore), da ciò se ne deduce che l'adesione è esterna, lo spuntone è incollato sulla pelle, oppure potrebbe trattarsi di un fotomontaggio. Inoltre, non è difficile intuire che il posizionamento dell'amo non è efficace: l'amo, conficcato in un punto talmente marginale, perderebbe presto l'esca (in questo caso il cane) per via delle forze d'attrito a contatto con l'acqua. Per di più la preda (in questo caso lo squalo) addenterebbe l'esca senza impigliarsi all'amo. È chiaro che l'amo, per le suddette ragioni, debba venire conficcato nella parte interna dell'esca, in questo caso nella pancia del cane. Non mi pare necessario essere pescatori esperti, è sufficiente una semplice osservazione per accorgersi che la foto non costituisce una prova attendibile.

Evidentemente il trasporto emotivo, suscitato da notizie del genere, impedisce il ragionamento, fenomeno che, in circostanze diverse, considero parecchio preoccupante: le folle linciatrici, ad esempio, non distinguono tra accusa e colpevolezza, e tanto meno si curano della validità delle prove. Ogni volta che assisto a simili reazioni emotive, mi convinco sempre più di quanto sia auspicabile riservare l'emotività alla contemplazione del raziocinio.

Chi ha esperienza di pesca può ulteriormente notare l'assenza dell'ardiglione (componente fondamentale dell'amo) quindi in realtà non si tratta nemmeno di un finto amo bensì di un finto gancio (o forse un finto amo fatto male). Un esperto pedante aggiungerebbe che la lenza non è annodata all'amo nella maniera corretta (come farebbe un vero pescatore), un nodo del genere non terrebbe, specialmente se sottoposto alla trazione generata dal peso di uno squalo della stazza proporzionale all'esca adoperata.

Il video mostra un canile qualsiasi, accompagnato da una motivetto triste di sottofondo, nulla che testimoni l'esistenza della pratica in questione.

A prescindere dalle immagini, sorgono dubbi sui vantaggi di tale attività: perché preferire cani vivi quando tranci di pesce sanguinante sarebbero molto più efficaci, nonché più maneggevoli e facilmente reperibili? Forse perché i cani randagi, al contrario delle esca tradizionali, sarebbero gratuiti? È noto che il costo maggiore della pesca, sia di quella industriale sia di quella sportiva, è rappresentato dal consumo di carburante per le imbarcazioni, mentre la spesa relativa alle esce non è incisiva. Non mi pare un granché sensato sprecare tempo girovagando per le strade in cerca di cani randagi o addirittura allevarli a tal fine... o forse sarà che quei pescatori sono favoriti dalla complicità dei canili con ospiti in esubero?!? Ma in tal caso, sarebbe sensato rischiare di venire perseguiti penalmente per risparmiare sul costo delle esche?! Si consideri inoltre la difficoltà di trasportare a bordo cani e di infilare l'amo rischiando di essere morsi, tanto più che, come mostra l'immagine, l'amo viene applicato sul muso.

E poi, possibile che i telegiornali si siano lasciati sfuggire una notizia così succulenta, che avrebbe certamente riscosso ascolti elevati?!

In merito ci fu anche una ridicola discussione su yahoo answers.

Ricordo che al tempo mi chiesi quale fosse lo scopo di ingannare decine di migliaia di persone: una semplice burla di qualche buontempone? Un esperimento sociologico, forse per una tesi di laurea? Una truffa per l'invio di donazioni in paesi esteri non soggetti a controlli fiscali? Uno stratagemma per raccogliere un bacino di consumatori a cui inviare messaggi pubblicitari?

Attualmente il gruppo è scomparso, non è più reperibile inserendo il nome nella ricerca di facebook, tuttavia sono comparsi altri gruppi cloni che non hanno però raggiunto la medesima diffusione del precedente.

Tramite ricerca su google ho scoperto che la bufala è di livello internazionale e probabilmente si è originata all'estero e successivamente si è diffusa in vari paesi tra cui l'Italia. Su facebook esistono diversi gruppi in lingua inglese, intitolati "Stop the Use of Dog as Live Shark Bait" e titoli affini.

Aldilà della bufala e della credulità popolare, rimane l'amarezza nel constatare quanto la gente sia maggiormente propensa ad interessarsi a questioni futili trascurando i veri problemi dell'umanità.

giovedì 10 marzo 2011

L'Ignoranza è Forza

Il linguaggio è comunicazione mentale.
Leggere un libro permette, più di ogni altro modo, di apprezzare la mente altrui.
Quella di Orwell è una mente magnifica.


[i miei libri di Orwell]

Nella concezione di Orwell, le diseguaglianze sociali sono intrinseche alla natura umana, pertanto qualunque prospettiva di cambiamento è illusoria.
Tale concezione è antitetica alla credenza diffusa secondo cui il progresso sociale sarebbe assicurato dall'evoluzione. Invero, l'evoluzione non procede in direzione del miglioramento in senso umano (per altro soggettivo), bensì in direzione dell'adattamento all'ambiente. Suppongo che suddetta credenza popolare, pseudo-positivista, sia uno strascico del lamarkismo: se l'evoluzione funzionasse secondo le leggi dell'uso e disuso e dell'eredità dei caratteri acquisiti, allora i nostri comportamenti plasmerebbero le generazioni future. In realtà le mutazioni sono casuali e l'ambiente le seleziona in direzione dell'adattamento, il quale non corrisponde necessariamente ad un miglioramento in senso umano. Il pensiero di Orwell è dunque più confacente al Darwinismo, ignoro se Orwell ne fosse consapevole.

Il brano che propongo di seguito - tratto da L'Ignoranza è Forza, paragrafo di 1984 - mi impressionò profondamente e grazie ad esso maturai disillusione nei confronti della politica.

Fin dall’inizio del tempo che si possa ridurre alla memoria, e probabilmente fin dalla conclusione dell’Età Neolitica, ci sono state, nel mondo, tre specie di persone, le Alte, le Medie e le Basse. Esse sono state suddivise in vari modi, hanno avuto nomi diversi, in numero infinito, e la loro proporzione relativa, cosi come l’atteggiamento dell’una verso l’altra, sono stati diversi a seconda delle età: l’essenziale struttura della società non si è però, alterata. Anche dopo enormi rivoluzioni ed apparenti irrevocabili mutamenti, si è sempre ristabilito il solito schema, così come un giroscopio ritornerà sempre in equilibrio per quanto venga spinto lontano sia in una direzione, sia in quella opposta.
Gli scopi di questi tre gruppi sono del tutto inconciliabili fra loro. Lo scopo del gruppo che chiameremo delle persone Alte è quello di restare dov'esse sono. Lo scopo delle persone Medie è quello di sostituirsi alle Alte. Lo scopo delle persone Basse, quando esse hanno uno scopo (perché è una peculiare caratteristica delle Basse d’esser troppo schiacciate dal peso del lavoro, durissimo e servile, che prestano per essere, se non di tanto in tanto, coscienti di qualche cosa che non siano le preoccupazioni della vita quotidiana) è quello di abolire ogni distinzione e creare quindi una società in cui tutti gli uomini siano eguali. Così la storia registra, attraverso tutte le età, una lotta, che è sempre la stessa nelle sue linee essenziali e che non fa che ripetersi, con incessante regolarità. Per lunghi periodi, gli Alti sembra che tengano sicuramente il Potere, ma prima o poi viene sempre un momento in cui perdono la fiducia in se stessi o la capacità di governare stabilmente, ovvero le perdono entrambe. Essi vengono rovesciati, allora, dalle persone Medie, che reclutano al loro fianco le Basse, dando loro a intendere che combattono per la libertà e per la giustizia. Una volta raggiunto il loro obiettivo, le Medie respingono le Basse nella loro previa posizione servile, e divengono esse stesse Alte. Subito senza dar tempo al tempo, un nuovo gruppo di persone Medie sbuca fuori da uno degli altri due gruppi, ovvero da tutti e due, e la lotta riprende immutata. Dei tre gruppi, soltanto quello delle persone Basse non è mai, nemmeno per breve tempo, capace di riuscire nei suoi scopi. Sarebbe una esagerazione affermare che, attraverso la storia, non ci sia stato alcun progresso di specie materiale. Anche oggigiorno, in un periodo che pure è di decadenza, l’uomo medio è fisicamente, più progredito di quanto non lo fosse pochi secoli innanzi. Ma nessun accrescimento della ricchezza, nessun addolcimento dei sistemi di governo, né alcuna riforma o rivoluzione, sono riusciti mai a porre innanzi d’un millimetro il sogno dell’uguaglianza fra gli uomini. Dal punto di vista delle persone che abbiamo convenuto di chiamare Basse, nessun mutamento storico ha mai significato qualcosa di più che un cambiamento dei nomi dei padroni.

La Fattoria degli Animali è l'esposizione estensiva del medesimo concetto riportato in L'Ignoranza è Forza.
Di quest'ultimo romanzo mi impressionò la stupefacente semplicità con la quale è possibile soggiogare le pecore, nonché lo spregevole sfruttamento e l'ingratitudine riservata allo stacanovista Gondrano, nonostante il suo impareggiabile contributo all'economia della fattoria.

La Strada di Wigan Pier, antecedente sia a La Fattoria degli Animali che a 1984, descrive le condizioni disumane delle miniere di carbone dell'Inghilterra settentrionale intorno al 1930. In questo saggio mi pare di cogliere i prodromi di quella visone che Orwell esprimerà magistralmente nelle opere successive ed in particolare nel capolavoro, 1984. Nel capitolo XI ho anche scoperto di condividere con Orwell l'antipatia nei confronti di una certa categoria di persone: discutendo sull'insuccesso del partito socialista inglese, Orwell ne attribuisce una delle cause ai Vegetariani (testualmente "bevitori di succhi di frutta") ed ai "Guaritori Naturisti", la cui adesione screditava il partito ed allontanava la gente normale.

Tra i numerosi concetti formulati dalla mente di Orwell, mi ha alquanto colpito anche quello alla base della Neolingua. Secondo Orwell, l'annichilimento intellettuale è il presupposto per mantenimento del potere dispotico. In 1984, tale annichilimento si espleta attraverso il deliberato depauperamento del linguaggio allo scopo di ridurre la capacità di pensiero.
Segue parte del monologo di Syme, il personaggio che si occupava di redigere la Neolingua.

«Ah, è davvero una gran bella cosa, la distruzione delle parole. Naturalmente il grosso delle stragi è nei verbi e negli aggettivi, ma ci sono anche centinaia di sostantivi di cui si può fare benissimo piazza pulita [...] Non ti accorgi che il principale intento della neolingua consiste proprio nel semplificare al massimo le possibilità del pensiero? Giunti che saremo alla fine, renderemo il delitto di pensiero, ovvero lo psicoreato, del tutto impossibile perché non ci saranno più parole per esprimerlo. Ognuna delle idee che sarà necessaria verrà espressa esattamente da una "unica" parola, il cui significato sarà rigorosamente definito, mentre tutti gli altri significati sussidiari verranno aboliti e dimenticati [...] Ogni anno ci saranno meno parole, e la possibilità di pensare delle proposizioni sarà sempre più ridotta [...] per l'anno 2050 nemmeno un solo essere umano sarà in grado di capire il significato d'una conversazione come quella che stiamo tenendo ora [...] il concetto stesso di libertà sarà del tutto abolito. Lo stesso clima del pensiero sarà diverso. Infatti non ci sarà il pensiero così come lo intendiamo oggi. Ortodossia significa non pensare, non aver bisogno di pensare. L'ortodossia è non-conoscenza.»

Viceversa se ne desume che imparando la lingua si affina il pensiero.
Non solo la lingua mette a disposizione i termini per esprimere accuratamente un determinato concetto (per cui la capacità di esprimersi migliora con la conoscenza della lingua), ma soprattutto nel momento stesso in cui comprendiamo la definizione di un termine, la nostra mente acquisisce un nuovo concetto: il linguaggio forma il pensiero. Il discernimento, essenziale per la formulazione di pensieri complessi, consiste nella capacità di distinguere tra sfumature concettuali e perciò si accresce con l'acquisizione di nuovi lemmi.
Una mente erudita è una mente capace di fruire delle sfumature di significato che il linguaggio offre.

lunedì 7 marzo 2011

Orgoglio dell'Umanità

Circa 10 anni fa, rovistando tra gli scaffali della libreria La Feltrinelli, situata sotto le Torri dell'Asinello a Bologna, mi imbattei in un libro intitolato Il Gene Egoista e pensai con sufficienza: «titolo interessante»... non immaginavo nemmeno lontanamente che tale lettura mi avrebbe fornito la chiave d'interpretazione dell'esistenza.

Dawkins cambia la vita, a patto che sussista la predisposizione al pensiero razionale e che si disponga dell'onestà intellettuale necessaria ad accettare la descrizione della realtà anche quando sgradita, piuttosto che rifiutarla per rifugiarsi in confortevoli fantasie.


[i miei preziosi libri di Dawkins ^__^ ]

La mia ammirazione nei confronti della mente di Dawkins è tale che ho difficoltà a trovare le parole per esprimerla a pieno. Richard Dawkins mi rende orgoglioso di appartenere alla Specie umana.

Un Genio di simile proporzioni è molto raro ed è una fortuna vivere nella sua stessa epoca. Mi piacerebbe avere l'opportunità di assistere di persona ad un suo convegno e magari il privilegio di potergli stringere la mano.

Di seguito riporto un suo celebre aforisma, uno dei miei preferiti:
La Natura non è crudele, è solo spietatamente indifferente. Questa è una delle più dure lezioni che un essere umano debba imparare. Noi non riusciamo ad ammettere che gli eventi della vita possano essere né positivi né negativi, né spietati né compassionevoli, ma semplicemente indifferenti alla sofferenza, mancanti di scopo.
[Tratto da River Out of Eden (tradotto in italiano con il titolo Il Fiume della Vita)]


Printfriendly