lunedì 3 ottobre 2011

Inversione del Processo Conoscitivo

È possibile ingannare senza mai mentire, è sufficiente fornire informazioni parziali in modo da condurre l'ignaro ascoltatore, lettore o spettatore alle conclusioni prestabilite.

Ad esempio, nessuna delle seguenti asserzioni è falsa:

  • L'inalazione di Monossido di Diidrogeno provoca la morte.
  • L'esposizione prolungata a Monossido di Diidrogeno allo stato solido causa gravi danni ai tessuti biologici.
  • Il Monossido di Diidrogeno allo stato gassoso può causare ustioni anche gravi.
  • Il Monossido di Diidrogeno è sistematicamente rilevabile nelle biopsie di tumori.

L'impressione che emerge dalla lettura di tali informazioni è che il Monossido di Diidrogeno sia una sostanza tossica, letale per l'uomo.
In realtà “Monossido di Diidrogeno”, come molti lettori già sapranno, è il termine della nomenclatura chimica che designa la comunissima molecola dell'acqua (la lettura canonica della celebre formula H2O).
Adesso, rileggendo i punti elencati, si osserva che nessuno di essi è falso, tuttavia esposti in tal modo presentano l'acqua come se fosse una sostanza nociva: vengono opportunamente esaltate determinate caratteristiche e deliberatamente omessa un'informazione fondamentale per la formulazione di un corretto giudizio, ovvero che il Monossido di Diidrogeno – l'acqua – è la componente essenziale di ogni organismo vivente [per approfondimenti si veda: la beffa del MdD].

Denominerò siffatta manipolazione con abuso di conoscenza parziale, definendola: modalità di manipolazione dell'informazione esplicata mediante la deliberata reticenza.

Purtroppo mi duole constatare che l'abuso di conoscenza parziale è frequentemente utilizzato in svariati campi, specialmente nel giornalismo politico di parte.

Il Giudizio autentico deve potersi basare sulla conoscenza obiettiva.
Inoltre, laddove non si disponga di informazioni esaustive, sarebbe auspicabile esimersi dal giudizio, onde evitare di incorrere nel pregiudizio o di trarre conclusioni affrettate.

In Statistica è noto che le condizioni fondamentali, che il campione deve assumere affinché sia rappresentativo della popolazione, sono la randomizzazione e un'adeguata dimensione.
Se ad esempio volessimo conoscere lo stato di salute medio degli italiani e conducessimo la nostra indagine esclusivamente negli ospedali, ne emergerebbe un quadro totalmente distorto della realtà.
Uguale criterio statistico andrebbe applicato a qualsiasi tipo di giudizio.

L'intenzionale abuso di conoscenza parziale, perpetrato da chi ha interesse a manipolare l'informazione, non è l'unico approccio attraverso il quale si perviene ad argomentazioni forvianti, più spesso, coloro che perseguono acriticamente una qualsiasi ideologia, sono avvezzi a ciò che qui definisco come Inversione del Processo Conoscitivo, il quale, a differenza dell'abuso di conoscenza parziale, può essere inconsapevole.

La conoscenza autentica, ed il corretto giudizio che da essa deriva, è a posteriori, ovvero inizialmente ci si documenta in maniera esaustiva e mantenendo una posizione neutrale, soltanto in seguito sarà possibile trarre valide conclusioni.

Al contrario, l'inversione del processo conoscitivo consiste nel partire dalle conclusioni: si stabilisce a priori che le cose stiano in un determinato modo, quindi si cercano conferme raccogliendo ciò che apparentemente si presta a corroborare le conclusioni prestabilite. Si tende a conferire smisurata importanza a quegli elementi che assecondano i propri preconcetti e si scartano tutte le evidenze che li negano. Persino laddove non si trova nulla di utile a supporto del proprie pseudo-tesi, gli individui più faziosi non esitano a distorcere la descrizione dei fatti per adattarli a proprio comodo.

In estrema sintesi, il processo di acquisizione di conoscenza autentica è: Studio Conclusioni.
Viceversa, l'inversione del processo conoscitivo è: Conclusioni Studio.

Attraverso l'inversione del processo conoscitivo si giunge quasi sempre ad una conoscenza fasulla.

Lo schema illustra i due tipi di approccio alla conoscenza appena descritti.


figura prodotta tramite l'applicazione grafica KolourPaint che rilascio dietro licenza CC BY-NC-SA 3.0.

La scelta del tipo di approccio dipende da una virtù, purtroppo non molto comune, conosciuta come onestà intellettuale, la quale consente di riconoscere la realtà anche quando è diversa da come la si vorrebbe.
Il giudizio è fondato quando confacente alla realtà e non quando si distorce la realtà per adattarla al previo giudizio.

La prima volta che mi resi conto dell'inversione del processo conoscitivo fu leggendo le corbellerie dei sostenitori della profezia Maya che annuncia la fine del Mondo nel 2012.
Un argomento portato a favore della profezia è il brillamento solare: è evidente come tali individui si illudono di trovare nella Scienza le conferme alle idiozie in cui credono.

Visioniamo adesso un caso emblematico di inversione del processo conoscitivo.
Da La Vera Bestia, sito di proselitismo animalista, prendo in esame il post intitolato Caratteristiche fisiologiche tra carnivori, erbivori e onnivori a confronto.
Non mi prenderei la briga di confutare solenne fesseria se non fosse che ho riscontrato che il post in questione è responsabile del plagio mentale di innumerevoli utenti della rete, i quali sono convinti della sua esattezza.

Il post elenca una serie di argomenti palesemente tendenziosi, volti a dimostrare una presunta natura erbivora della specie umana, per mezzo di una comparazione a loro dire "obiettiva", cito:
Focalizzarsi sull’anatomia e fisiologia umana rappresenta il modo migliore e piu' obiettivo di affrontare la questione.
Inoltre nella premessa si afferma:
Naturalmente, questa verifica, per quanto piuttosto elementare, non è mai stata fatta, e ogni indicazione, di qualunque fonte, del fatto che gli umani siano "onnivori", riferisce solamente le tendenze culturali, e non dati oggettivi di natura fisiologica e biochimica.
Questo è assolutamente falso! In ogni corso universitario di zoologia è la prassi comparare l'anatomia dei vari taxa. L'anatomia comparata è il fondamento della zoologia.
È proprio attraverso l'anatomia comparata che si deduce scientificamente la natura onnivora dell'uomo (ma forse i docenti universitari sono corrotti dalle lobby dei commercianti di carne?!)

Vediamo dunque la comparazione "obiettiva" condotta nell'articolo. Risponderò in modo specifico ad alcune comparazioni, per altre sarà sufficiente un'unica risposta.
Movimento mandibolare
Carnivori: tranciamento; minimo movimento laterale
Erbivori: nessun tranciamento; buon movimento laterale e anteriore-posteriore
Onnivori: tranciamento; minimo movimento laterale
Umani: nessun tranciamento; buon movimento laterale e anteriore-posteriore
Invero, la masticazione umana è più simile a quella carnivora.
La masticazione laterale è necessaria agli erbivori per sminuzzare le fibre vegetali.
Personalmente non ritengo di masticare come l'erbivoro mostrato nel video, voi??



Proseguiamo:
Apertura della bocca in rapporto alla dimensione della testa
Carnivori: grande
Erbivori: piccola
Onnivori: grande
Umani: piccola
Dunque secondo l'implicito sillogismo, gli ippopotami sarebbero onnivori o tuttalpiù carnivori?!?
Per inciso: sono erbivori!

Bocca ippopotamo bioparco
Autore: Alinti (www.alinti.it/roma/).

Denti molari
Carnivori: affilati, a forma di lama frastagliata
Erbivori: piatti con cuspidi, superfici complesse
Onnivori: a lame affilate e/o piatti
Umani: piatti con cuspidi nodulari
Quest'ultima comparazione, come del resto tutte le altre, è assolutamente semplicistica, incompleta ed imprecisa. Su questo punto in particolare occorre fare chiarezza introducendo qualche termine scientifico.
I molari si distinguono in base alla foggia: il tipo di molare e premolare dei carnivori è detto Secodonte, presenta cuspidi appuntite e separate che servono a lacerare i fasci muscolari. La carne, essendo un alimento altamente digeribile, non richiede particolare masticazione. La corona del molare secodonte è costituita da uno strato esterno di smalto e da dentina all'interno.
Le fibre di cellulosa costituiscono la principale fonte di energia degli erbivori. La digestione necessita che le fibre vengano sminuzzate, per sopperire a tale necessità, il molare degli erbivori ha subito una modifica adattativa: le cuspidi risultano raggruppate e saldate insieme da un terzo tipo di tessuto osseo, chiamato cemento (oltre allo smalto e alla dentina presenti anche nei denti dei carnivori). A seconda della foggia si distinguono due tipi di molari erbivori: il Lofodonte, dei Roditori e dei Pachidermi, il quale presenta creste longitudinali rispetto la mandibola; ed il Selenodonte, tipico degli Ungulati, il quale, come indica l'etimologia, presenta una struttura a forma di semiluna.
Credete che i vostri molari e premolari siano come questo selenodonte nella foto?!


Il molare degli onnivori, condiviso dai Primati e dai Suiformi, è detto Bunodonte. Presenta cuspidi arrotondate, perciò non è specializzato né per il consumo di carne, né tanto meno per la dieta vegetale: rappresenta una via di mezzo che va sufficientemente bene per entrambe le alimentazioni.
Tuttavia, il molare umano presenta cuspidi separate come nei carnivori e corona priva di cemento come nei carnivori, pertanto i nostri molari sono molto più simili a quelli dei carnivori rispetto a quelli degli erbivori.

Masticazione
Carnivori: nessuna; deglutizione del cibo intero
Erbivori: necessaria una prolungata masticazione
Onnivori: deglutizione del cibo intero e/o semplice schiacciamento
Umani: necessaria una prolungata masticazione
Questo punto è assolutamente falso. È assurdo paragonare i tempi della masticazione degli erbivori a quelli umani. Gli erbivori masticano costantemente, per l'intero arco della propria vita, persino durante la notte! Durante il pascolo brucano, ovvero strappano, masticano ed il bolo ingoiato finisce in un'apposita cavità stomacale detta Rumine, successivamente, terminato il pascolo, il materiale brucato viene rigurgitato per essere ulteriormente masticato. Tale procedura è necessaria a frantumare le resistenti fibre vegetali.

Per digerire la carne è sufficiente una masticazione blanda, ma questo non è l'unico motivo per il quale i carnivori masticano poco, va anche considerata l'etologia del branco: più un predatore inghiotte velocemente il boccone, tanto più in fretta passa al boccone successivo, più quantità di carne riesce ad ingurgitare a scapito degli altri componenti del branco.
Se un predatore divorasse la preda con pacatezza, i membri del branco gli sottrarrebbero la preda lasciandolo digiuno.
Le risorse vegetali sono estese e a disposizione di tutti gli erbivori i quali pertanto possono permettersi una masticazione prolungata.

Excursus I

Perdonate la divagazione, ma non posso lasciarmi sfuggire il presente esempio di egoismo genetico dawkinsiano. Se ciascun individuo facente parte di una certa popolazione di predatori consumasse il pasto in maniera lenta, non vi sarebbe alcuna vicissitudine, ma in Natura prevale l'individuo che si avvantaggia a scapito altrui (egoismo): in un gruppo di "mangiatori lenti" l'individuo che per primo aumenterà la rapidità ne risulterà favorito. Mangiando più in fretta si nutrirà di più e sarà più sano e forte, quindi avrà una maggiore probabilità di sopravvivere e riprodursi. Viceversa gli individui morigerati tenderanno a subire la pressione selettiva. Pertanto nel giro di qualche generazione il branco sarà completamente costituito da mangiatori veloci (che hanno ereditato il gene del primo mangiatore veloce). In definitiva ciascun individuo delle generazioni successive mangerà nuovamente ad uguale velocità rispetto agli altri componenti del branco (sebbene più rapidamente rispetto alle generazioni precedenti). A questo punto, con la comparsa di un individuo dai modi ancora più spediti, la tendenza potrebbe continuare a procedere in maniera teoricamente illimitata se non fosse che in natura i processi adattativi si arrestano una volta conseguito il compromesso che massimizza il successo riproduttivo.


Ma torniamo in tema: in un contesto etologico come quello del branco di predatori, anche l'uomo sarebbe costretto ad una masticazione più spedita, fortunatamente l'uomo dispone di regole sociali (educazione) più o meno efficaci a tutelare il singolo individuo dagli abusi altrui.

Saliva
Carnivori: assenza di enzimi digestivi
Erbivori: enzimi digestivi per i carboidrati
Onnivori: assenza di enzimi digestivi
Umani: enzimi digestivi per i carboidrati
Questo punto è forviante poiché omette un elemento fondamentale per l'esito di un corretto giudizio.
"L'enzima digestivo per i carboidrati" al quale si riferisce si chiama Ptialina ed in effetti è uno dei due enzimi contenuti nella saliva umana e serve a demolire l'Amido (l'altro è il Lisozima che svolge funzione antisettica degradando le pareti cellulari dei batteri).

Quello che però la comparazione omette è che la massima parte dell'energia contenuta nei vegetali è sotto forma di Cellulosa. Il sistema digerente umano, a differenza di quello erbivoro, non è in grado di assimilare la cellulosa, poiché sprovvisto della simbiosi batterica che garantisce la presenza dell'enzima necessario a degradare tale polimero.
Perciò, quando mangiamo dei vegetali, gran parte del nutrimento in essi contenuto, non può essere utilizzato dal nostro organismo e finisce irrimediabilmente per essere scartato con le feci.

Excursus II

La Cellulosa e l'Amido sono i due polimeri fondamentali del Regno delle Piante. Seppur dall'uguale composizione chimica, differiscono per struttura e vengono impiegati dalle piante a scopi nettamente diversi: l'amido è il polimero deputato alla riserva di energia, la cellulosa è il polimero strutturale costituente le pareti cellulari. Poiché la cellulosa è il polimero di struttura, si trova in prevalenza nell'organismo delle piante. Entrambi i polimeri sono costituiti da sub-unità identiche, tuttavia tali sub-unità sono legate reciprocamente in maniera diversa. Per via di questa lieve differenza è necessario disporre di specifici enzimi litici.


Reni
Carnivori: urine estremamente concentrate
Erbivori: urine moderatamente concentrate
Onnivori: urine estremamente concentrate
Umani: urine moderatamente concentrate
Anche questa comparazione non è attinente.
La concentrazione dell'urina dipende principalmente dalla temperatura ambientale e dalla reperibilità di fonti d'acqua: le urine del topo del deserto sono più concentrare di quelle di qualunque predatore delle zone temperate.

L'alimentazione incide, secondariamente, soltanto sulla concentrazione dell'urea nelle urine, ma non nel modo nel quale dà da intendere la tendenziosa comparazione.
L'urea è il catabolita delle proteine e la sua concentrazione nelle urine dipende dalla disponibilità di zuccheri.
Non disponendo di poliossialdidi e di poliossichetoni, l'organismo dei carnivori demolisce le proteine per avviarle al ciclo di Krebs al fine di produrre energia.
Ma ciò non è dovuto all'incapacità dell'organismo carnivoro di produrre ATP partendo da suddetti carboidrati, bensì alla scarsità di carboidrati presenti nell'alimentazione.

L'organismo umano, dal momento che dispone anche di una grande quantità di carboidrati introdotti attraverso alimentazione (farinacei), predilige avviare questi ultimi alla produzione d'energia e destinare gli amminoacidi alla sintesi proteica.
È una questione di smistamento delle risorse che risponde ai principi della cosiddetta economia cellulare.
La fisiologia si adatta alle necessità del caso: se un umano mangiasse soltanto carne, allora l'urea sarebbe concentrata tanto quanto quella dei carnivori.

Denti canini
Carnivori: lunghi, affilati e curvi
Erbivori: non taglienti e corti o lunghi (per difesa), o assenti
Onnivori: lunghi, affilati e curvi
Umani: corti e smussati

Unghie
Carnivori: artigli affilati
Erbivori: unghie piatte o zoccoli
Onnivori: artigli affilati
Umani: unghie piatte


et cetera.
L'Evoluzione Biologica è il risultato di un Adattamento, a sua volta l'adattamento sopperisce ad una Necessità.
Esistono distinte soluzioni, egualmente efficaci, per sopperire alla medesima necessità
, ed è proprio questo fatto a generare la Biodiversità.

Ad esempio, sia pesci che molluschi cefalopodi devono nuotare per muoversi nell'ambiente acquatico, i primi hanno risolto tale necessità mediante le pinne, i secondi per mezzo di un organo propulsore che produce getti d'acqua (e che permette un'accelerazione anche maggiore di quella ottenuta con le pinne).

Ora, siamo certi che disporre di artigli affilati, canini prominenti e muscoli mandibolari ben sviluppati, sia l'unico modo di cacciare la preda?

L'utilità evolutiva dei canini è quella di impedire alla preda, ancora viva e recalcitrante, di svincolarsi dal morso del predatore. L'utilità di muscoli mandibolari ben sviluppati e quella di stringere il morso al livello della trachea soffocando la preda.

La modalità di caccia praticata dalla nostra specie, nel corso dell'evoluzione, fu diversa ma non meno efficace. Noi usufruiamo di un'arma ben più potente di artigli o canini, un'arma che è caratteristica peculiare della nostra specie: l'Intelletto!
L'intelletto ci consentì l'uso della tecnica, quindi di costruire lance, archi e frecce e preparare trappole.
L'origine dell'intelletto umano è dovuto appunto alla dieta carnivora: proprio perché siamo sprovvisti di un corpo adatto alla caccia fu necessario evolvere l'intelletto che ci permise di sopperire alla necessità.
I reperti fossili che dimostrano la relazione tra crescita del volume cranico e le abitudini carnivore nel genere Homo, non lasciano dubbi.

Per inciso i canini prominenti servono anche per la lotta tra maschi per il possesso delle femmine. Sebbene i trichechi siano carnivori, si nutrono prettamente di piccoli invertebrati marini: non ditemi che i canini gli servono ad azzannare i gamberetti!


Denti incisivi
Carnivori: corti ed acuminati
Erbivori: ampi, piatti e a forma di spada
Onnivori: corti ed acuminati
Umani: ampi, piatti e a forma di spada
Credete che i vostri incisivi siano così??

(a) Horse teeth 1    (b)Incisivi Horse-3month
a: [Autore: Monica R.].
b: [Autore: Uwe Gille].

Inoltre, se i nostri incisivi non sono taglienti come quelli dei carnivori è perché nella nostra evoluzione recente non vi fu la necessità di strappare i brandelli di carne direttamente dal corpo della preda (gli incisivi servono a strappare il boccone). Nemmeno gli altri predatori avrebbero bisogno di incisivi taglienti se, come noi, fossero in grado di accendere il fuoco per cuocere la carne (rendendola più tenera) ed usare pietre di selce per recidere tranci di dimensione adatte alla bocca.

cultura, tradizione e formazione giocano come elementi di disturbo nella valutazione delle nostre pratiche alimentari. Quindi, la mera osservazione non si puo' considerare come la tecnica migliore nel cercare di identificare quale sia la dieta piu' "naturale" per l’uomo.
Se ne desume che, secondo l'autore dell'articolo, mangiare carne sarebbe un'azione contro natura compiuta per ragioni prettamente culturali.

È semmai vero il contrario: il Veganismo è un'aberrazione della civiltà moderna.
Allo stato brado, la vegetazione spontanea non soddisferebbe il nostro fabbisogno: i pochi frutti spontanei commestibili (la carne per noi non è mai velenosa, mentre le piante lo sono spesso) non sono né qualitativamente, né quantitativamente sufficienti e nella nostra dieta originale rivestivano mera funzione integrativa.
La nostra specie esiste da 200.000 anni, l'agricoltura esiste solamente da 10.000 anni (neolitico), dunque per 190.000 anni i nostri antenati hanno vissuto come cacciatori-raccoglitori (paleolitico).
Lo dimostrano ritrovamenti di utensili di caccia e le incisioni rupestri che ritraggono battute di caccia.
I Boscimani, tribù che ancora oggi vive allo stato brado, sono dei cacciatori formidabili e vivono prevalentemente di caccia.

L'ampia varietà di ortaggi, frutta e verdura che consumiamo oggigiorno non esiste in Natura.
Essa deriva da incroci artificiali praticati dagli agricoltori, i quali selezionavano determinati caratteri, nel corso dei secoli.

Inoltre molti alimenti importanti per la dieta vegetariana, come patate, pomodori, granturco, ecc. furono importati da zone remote del pianeta e non è affatto naturale che oggi si trovino tutti assieme ad occupare lo stesso territorio.

Ma non solo dal punto di vista qualitativo, gli alimenti vegetali vengono prodotti in quantità innaturali attraverso una pratica innaturale: l'agricoltura.

Per non parlare poi delle serre, le quali consentono di coltivare ortaggi fuori stagione.

Il Veganismo è permesso da queste tecniche artificiali.


Sulla faccenda ci sarebbe molto altro da aggiungere, però mi sono già oltremodo dilungato ed avrò certamente perso l'attenzione di diversi lettori, per cui mi appresto a concludere.

Le omissioni dell'articolo che ha la pretesa di essere "obiettivo" sono numerose, ad esempio si sarebbe potuta menzionare la frequenza dei pasti: lo scarso apporto calorico della vegetazione obbliga gli erbivori a consumare pasti continui, mentre i pasti dei carnivori sono generalmente settimanali. Anche in questo caso l'uomo si colloca in via di mezzo, effettuando pasti giornalieri.
E cosa dire del gusto? Ci piacciono le patatine fritte, ed in generale gli ortaggi fritti, perché il polimero dell'olio, attraverso la cottura, subisce una trasformazione chimica diventando molto simile (per struttura e composizione) al grasso animale, e pertanto inganna il nostro senso del gusto che si è evoluto per privilegiare una dieta abbondante di grasso animale. Friggere le verdure è una tecnica artificiale per ingannare le nostre tendenze naturali.

Presumibilmente, l'inversione del processo conoscitivo qui discussa, ha origine dall'osservazione esposta di consueto ai vegani: "per l'uomo è naturale mangiare carne".
Una persona di buon senso, invece di distorcere la scienza, ribatterebbe che si tratta di un aspetto della natura umana che, grazie all'agronomia, è possibile rifiutare senza conseguenze per la salute.

Alla fine dell'articolo figura:
tratto da "The Comparative Anatomy of Eating" di Milton R. Mills, M.D.; pubblicato da SSNV - Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana
Mi auguro vivamente che l'articolo che ho confutato sia stato modificato rispetto all'originale pubblicato da suddetta società scientifica perché, come dimostrato, la scientificità di tale articolo è alquanto discutibile.


Epilogo

In natura le cose sono molto complesse per cui la trattazione richiede un certo grado di preparazione, nonché impegno e tempo a disposizione.
Il semplicismo invece favorisce coloro che fanno disinformazione.
Inoltre, come teorizzato da Gustave Le Bon in Psicologia delle Folle, la massa è refrattaria al ragionamento e alla complessità degli argomenti, mentre è incline a formare le proprie opinioni sulla base di slogan brevi e semplicistici anche se non rappresentano la realtà.

Il colmo dei colmi è che gli esperti vengono redarguiti con locuzioni del tipo "Informati Ignorante!" da parte di persone che per informazione intendono la mistificazione prodotta tramite l'inversione del processo conoscitivo.

Printfriendly