giovedì 7 luglio 2011

La Blasfemia della Chiesa

Per i cristiani è incoerente credere nel destino, poiché significa credere che gli uomini siano attori involontari di una trama prestabilita, di conseguenza non sarebbero responsabili delle loro azioni e pertanto non potrebbero essere giudicati, né tanto meno meritare premi o punizioni nell'aldilà.
Difatti dire "era destino", in riferimento agli errori del passato, è un modo di consolarsi.
Altrettanto in antitesi con la religione cristiana è credere nel caso, poiché esso esclude l'esistenza di un'intenzionalità divina.
I cristiani credono piuttosto che le circostanze della vita abbiano lo scopo di mettere l'uomo alla prova: di fronte agli eventi all'uomo è concessa la libertà di scelta e con essa l'assunzione della responsabilità che ne comporta, filosofia che prende il nome di libero arbitrio.

L'ingerenza della Chiesa sulla politica italiana è palese. Non è azzardato attribuire il divieto dell'eutanasia all'imposizione della Santa Sede, anche considerando come il clero si pronunciò in occasione dei recenti casi Welby ed Englaro.
Prescindendo il concetto di laicità e la coercizione subita dai cittadini non credenti, ritengo che nei confronti degli stessi fedeli, vietare l'eutanasia equivale ad interferire con il libero arbitrio: impedire la decisione preclude la possibilità di sbagliare.
Se la mia interpretazione del cristianesimo è esatta, il ruolo della Chiesa dovrebbe essere quello di suggerire e non di impedire, di indicare la via e non di sbarrare i bivi imponendo percorsi obbligati.
Se il mio ragionamento è corretto, la presunta ingerenza in materia di eutanasia rappresenterebbe un grave atto di blasfemia da parte della Chiesa che, anziché limitarsi a rappresentare il verbo, pretende di sostituirsi al volere di Dio privando l'uomo del libero arbitrio concessogli.
Pertanto, se i cristiani non fossero seguaci acritici, disapproverebbero simili imposizioni della Chiesa.

La prevedibile obiezione: se permettiamo l'eutanasia in nome del libero arbitrio, allora dovremmo anche legalizzare l'omicidio. Tale obiezione non è valida in quanto l'eutanasia è una decisione che riguarda sé stessi e non nuoce il prossimo.

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