mercoledì 29 novembre 2017

Diario di Viaggio

29 Agosto 2017 – Giorno prima della partenza.
Zaino pronto per una nuova avventura. Domattina presto partirò per il mio secondo viaggio solitario a piedi: approssimativamente 320 chilometri, da Ancona a Terni, seguendo tre diversi tracciati satellitari (Italia coast to coast, il grande anello dei Sibillini, il cammino di San Benedetto) che ho reperito sui rispettivi siti internet. Affronterò salite e discese con un pesante zaino in spalla. Percorrerò strade di campagna e sentieri di montagna, lontano dalle automobili. Dormirò in tenda e mi laverò nei fiumi. Ricaricherò il telefono tramite pannellino solare. Le provviste alimentari consistono in: pane, salame, frutta secca, latte in polvere, caffè liofilizzato, zucchero.
Camminare in solitudine in mezzo alla natura, lo desideravo da troppo tempo!
Il mio primo viaggio a piedi (di soli 100 km) avveniva esattamente un anno fa.
Quanti giorni impiegherò? Faccio riferimento alla marcia giornaliera delle legioni romane: iter justum di 30 km e iter magnum di 36 km.


31 Agosto 2017 – II giorno.
Stamattina ho guadato il fiume Musone a piedi nudi per ricongiungermi al sentiero poco più a monte sull'altra sponda. Ho percorso prevalentemente strade di campagna, il territorio qui è completamente antropizzato: sconfinate distese di terreni agricoli, che in questo periodo sono brulli ed arsi dal sole. Dalle 11 alle 15 il sole picchia fortissimo, è stata dura per me procedere salendo e scendendo le colline marchigiane, nella morsa del caldo torrido e con pochissimi alberi ad offrire ombra. Così ho consumato più acqua del dovuto e già a mezzogiorno sono rimasto senza. Assalito dalla sete ho suonato il campanello di una casetta di campagna, ma era disabitata. Altre due case che ho incontrato lungo la strada erano diroccate. Non c'era anima viva. Ho scorto un cartello che segnalava un agriturismo... ma anche quello era abbandonato! Me ne sono accorto una volta entrato (il cancello era spalancato). A giudicare dall'incuria (l'erba alta, la polvere depositata sui cuscini del divano sotto la veranda, qualche finestra col vetro rotto) dev'essere abbandonato da parecchio tempo. Successivamente, al bar del paesino più avanti, mi è stato confermato che ha chiuso due anni fa. Questo agriturismo abbandonato è suggestivo, ho scattato alcune fotografie ma preferisco non pubblicarle in quanto potrei fornire dettagli ad eventuali malintenzionati che potrebbero andare a saccheggiarlo, pubblico giusto la fotografia (su Google foto) di due panche di legno attraverso cui è cresciuta l'erba, dalla quale è impossibile risalire all'esatta posizione. Ad ogni modo nell'agriturismo c'era una fontanella funzionante e mi sono rifocillato, ho riempito la bottiglia e mi sono bagnato il viso ed i capelli. Sono rimasto seduto sulla panchina all'ombra della veranda fino alle 15 circa. Ho sterilizzato la lama del coltello con la fiamma dell'accendino per forare le fastidiose vesciche sotto i piedi. Dopodiché mi sono rimesso in marcia. Entrato nel paesino la gente mi guardava manco fossi un marziano sbarcato da un astronave. Ciononostante una ragazza, circa ventenne, mi ha offerto un passaggio in macchina. Ho rifiutato perché sarebbe stato come barare: questo viaggio deve essere rigorosamente a piedi dall'inizio alla fine. Una volta attraversato il paese, ho trovato un terreno incolto ed appartato, circondato da alberi di fico (dai frutti maturi, ottimi per la prima colazione) ed ho montato la tenda al crepuscolo, con luce appena sufficiente. Buonanotte.


1 Settembre – III giorno.
La notte tra il secondo ed il terzo giorno, verso le 23:30, il mio sonno è disturbato dallo struscio di un animale che avanza nell'erba, lo sentivo annusare intorno alla tenda... avevo lasciato fuori lo zaino contenente il cibo e l'animale era evidentemente interessato ad esso. Esco impugnando la torcia in una mano ed il pugnale nell'altra, ma appena mi sente l'animale scappa via. Non l'ho visto chiaramente ma credo fosse un tasso o forse un istrice. Dopodiché ripiombo in un sonno profondo dato dalla stanchezza della marcia quotidiana. Ho dormito senza usare il sacco a pelo, la notte è ancora calda a questa bassa altitudine. Mi sono svegliato circa alle 7 del mattino col rumore della pioggia che batte contro la tenda. Malgrado la pioggerella, decido di rimettermi in marcia. Faccio colazione col caffè solubile sciolto in acqua fredda (non ho intenzione di accendere fuochi onde scongiurare il rischio di incendi) e qualche fico raccolto da un albero incolto i cui frutti erano in gran parte caduti a terra a marcire (che spreco!). Indosso un impermeabile che copre anche lo zaino. Mi trovo lontano dagli agognati monti, il paesaggio che attraverso è ancora quello della sconfinata campagna marchigiana: serie di colline interamente ricoperte da vasti terreni agricoli. In questo periodo il raccolto è già avvenuto e le terre sono brulle. La strada che percorro è sterrata, le case che incontro lungo il cammino sono per la maggior parte diroccate, si direbbe abbandonate da almeno un secolo. La pioggia si fa sempre più intensa, l'impermeabile non basta più, ho le scarpe fradice, impossibile procedere oltre. Cerco riparo in una casa diroccata ma è troppo polverosa e pericolante, quindi mi sposto nel fienile prospiciente. Mi corico sulle balle di fieno e dormo circa un'ora. Intorno alle 14 smette di piovere e rispunta il sole. Mi rimetto in marcia e poco dopo si ripresenta il problema del giorno prima: il mio consumo di acqua è aumentato a causa del caldo e delle continue salite e discese, sono lontano dai centri urbani e non ci sono fontanelle, così esaurisco precocemente la scorta d'acqua. Avevo deciso di deviare dall'itinerario "Italia coast to coast" di 4 chilometri per recarmi alla più vicina Appigniano invece di procedere per la più lontana Treia, allo scopo di rifornirmi di acqua. Fortunatamente incontro un ciclista (la prima persona che incontro da tutto il giorno), un signore gentile conosciuto il giorno prima a Filottrano, che mi dona l'acqua della sua borraccia. Proseguo quindi verso Treia. Un paio d'ore più tardi, due uomini in maglietta mimetica (evidentemente cacciatori) passano in auto e si fermano per avvertirmi che è imprudente rimanere in zona in quanto all'indomani si sarebbe aperta la stagione di caccia. Poco dopo esaurisco nuovamente l'acqua e suono il campanello di una casa di campagna, due ragazze molto gentili mi riforniscono di acqua e mi offrono di usare il loro bagno per fare una doccia. Anche se sentivo il bisogno di lavarmi, rifiuto l'offerta per non abusare della loro ospitalità. Arrivo nel territorio di Treia, alle 19 circa pianto la tenda occupando meno di 2 metri quadri in un immenso terreno non delimitato da alcuna recinzione. Non appena finisco di montare la tenda, due signori in abiti eleganti a bordo di una costosa automobile, dalla strada entrano nel terreno in auto (per evitare la fatica di fare due passi a piedi) dirigendosi verso di me. Appena arrivano li precedo dicendogli: «i proprietari del terreno, suppongo». Mi dicono che non ho chiesto il permesso per stare lì e mi intimano di andarmene. Rispondo che avrei voluto chiedere il permesso di sostare lì una notte ma non sapevo a chi rivolgermi. Mi rispondono che avrei dovuto fermare i passanti per domandare a chi appartenesse quel terreno. Gli faccio notare che il sole è quasi tramontato e che quindi non c'era più luce per rimontare la tenda altrove e ciò mi avrebbe costretto a marciare tutta la notte. Mi risponde «non sono affari miei». Gli faccio notare che in nessuno modo potevo danneggiargli il terreno, dato che al momento non è coltivato. Gli chiedo «cosa cambia se vado via adesso o domattina alle 6?» Mi risponde accampando pretesti «se ti morde un cinghiale o un cane ci vado di mezzo io». Inutile discutere con bestie che di istinto ringhiano contro il forestiero che ha osato invadere il loro territorio. La legge è dalla loro parte, malgrado forse non la morale. Ripongo la tenda e mi dirigo verso il borgo di Treia. Cammino sul bordo della strada al buio, percorrendo varie curve in salita. Le auto sfrecciano, due quasi mi sfiorano, sono in serio pericolo di vita. Inizio ad avvertire un fastidioso prurito sulle braccia e sulle gambe causato dalle punture di zanzara. Roxana mi assiste da casa: telefona ai vari alberghi della zona, uno ha già tutte le stanze occupate, l'altro ha un'ultima stanza libera. Arrivo in albergo alle 10 e mezza di sera, stremato dalla fatica.


3 Settembre 2017 – V giorno.
Mi trovo in montagna adesso, da solo, lontano dalla civiltà. Il primo lupo è già passato intorno alla tenda e se n'è andato. Qui è pieno di lupi, lo so perché lungo il cammino ho visto numerose feci tipiche, composte da matasse di pelo (ingestione della preda). Poco fa li ho sentiti guaire in lontananza. La mia precauzione è stata lasciare il cibo appeso ad un albero a 20 passi di distanza dalla tenda. Con me ho torcia e pugnale. Non ho paura.


4 Settembre 2017 – VI giorno.
Finalmente libero, immerso nella natura, lontano dalle proprietà private, lontano dal territorio modificato ad uso e consumo umano. Da ieri non vedo alcun essere umano. Ho attraversato la Valle dei Grilli, perlustrato la grotta principale, percorso la gola e raggiunto la Valle Ombrosa dove ho trovato un rifugio (bivacco) demaniale costruito nel 1972 (secondo la targa sull'uscio) vandalizzato e abbandonato all'incuria. Porta e finestra forzate, due letti, un tavolo, una cucina a gas, qualche sedia, cibi avariati, rifiuti, polvere, sporcizia, escrementi di topo, nel caminetto residui di plastica bruciata, canna fumaria in amianto: decido di non dormirci dentro. Rimango comunque all'esterno per usufruire del tavolo da picnic e della fontanella. Il cellulare non prende. Mi godo la vista delle chiome degli alberi che ricoprono il pendio oltre lo steccato che circonda il rifugio. Mangio pane e salame. Mi lavo i denti. Costruisco la tenda ma è ancora presto. Passo il resto del pomeriggio a studiare la mappa: domani abbandonerò il sicuro tracciato satellitare "coast to coast" per scalare il monte Fiegni e ridiscenderlo dal lato opposto giungendo a Fiastra. Domani inizia la vera avventura.


6 Settembre 2017 – VIII giorno.
Ho impiegato due giorni per arrivare a Fiastra partendo dalla Valle Ombrosa. Non mi risulta che esista il tracciato satellitare della via che ho trovato. Ho quindi provato a tracciare per la prima volta il percorso attraverso il GPS, affinché futuri escursionisti ne possano usufruire, ma ci sono riuscito solo per 1/3 a causa della penuria di carica del cellulare. La scalata del monte Fiegni è stata molto ripida: a tratti procedevo carponi, è stata quasi un'arrampicata. Mi sono affaticato, ho avuto il fiatone e sono stato costretto a varie soste. Per certi tratti il sentiero scompariva totalmente tra i rami: evidentemente non è stato battuto per molto tempo. La sommità del monte Fiegni è un altopiano dal panorama incantevole, mi è dispiaciuto non poter rimanere più a lungo, ma avevo fretta di raggiungere la civiltà prima che il cellulare si scaricasse completamente lasciandomi senza mappe.


7 Settembre 2017 – IX giorno.
Ho fatto il bagno nel lago di Fiastra ed ho trovato cento lire sul fondo, ma le ho rigettate perché ho pensato potessero rappresentare il desiderio espresso da qualcuno all'epoca delle lire. Fossero stati 100 euro sarebbe andata diversamente.


8 Settembre 2017 – X giorno.
Ho conosciuto Piero, pastore sardo che vive col suo gregge di pecore sui monti Sibillini da quando aveva 16 anni. Ho bussato alla porta della sua casetta per chiedere un po' d'acqua. Oltre all'acqua mi ha offerto un panino con la porchetta ed un bicchiere di vino. Mi ha parlato del suo lavoro e della sua vita. Vive isolato in una baita non collegata né alla rete idrica né alla rete elettrica, ma si è attrezzato con cisterna e gruppo elettrogeno. Non ha né radio né televisore perché in questa zona manca il segnale. Mi ha raccontato che quando c'è stato il terremoto, l'anno scorso, il tetto dell'ovile è crollato uccidendogli 70 pecore. Piero non ricava alcun guadagno dalla vendita della lana, mi ha spiegato che il prezzo della lana è di 20 centesimi al chilo, mentre tosare una pecora costa 1.80 euro, quindi non riesce a ricavare il necessario per coprire le spese, qualche volta va in pari, più spesso ci perde. Allora perché lo fa? Perché una pecora con un manto troppo voluminoso soffrirebbe, quindi viene tosata per il suo stesso bene... sapendo ciò, crolla la propaganda animalista che boicotta l'abbigliamento in lana per infondate ragioni di "sfruttamento animale". Mi ha anche detto che a sua memoria non si era mai verificata una siccità come quella di questa estate, che diverse fonti sui Sibillini si sono prosciugate «non era mai successo, non è normale, il clima sta cambiando». Mi ha fatto assaggiare il formaggio più buono della mia vita, ne ho comprato un quarto di forma ad un prezzo modico. Quando mi ha visto rimettermi in marcia con un ramo che avevo raccolto per usarlo a mo' di bastone, mi ha regalato un bastone vero, intagliato da lui. Grazie Piero! Sono felice di averlo conosciuto, un uomo rispettoso della natura e della montagna (non lascia rifiuti e si infastidisce quando gli escursionisti lo fanno), che vive in simbiosi con essa.


9 Settembre 2017 – XI giorno.
Ho trovato un passeggero clandestino nel mio bagaglio (uno scorpione), l'ho catturato e imprigionato nella tazza. Ho avuto la tentazione di portarlo a casa con me, ma è un predatore e dovrei procurargli insetti vivi, quindi allevarlo non è semplice come per gli insetti stecco e gli onischi che ho già avuto. Inoltre il viaggio è ancora lungo. Ho quindi deciso di liberarlo... avendolo trasportato per una distanza che oltrepassa le sue capacità di spostamento, ho probabilmente alterato il flusso genico della popolazione.


11 Settembre 2017 – XIII giorno.
L'altro ieri, scendendo di corsa dal monte Sibilla, evidentemente credendomi un camoscio, sono inciampato sul terreno sassoso sbattendo il ginocchio. Malgrado la ferita sanguinante, il ginocchio funzionava bene, quindi ho pensato fosse una lesione superficiale. L'indomani però mi sono svegliato col ginocchio dolorante. Non riesco a piegarlo più di tanto e zoppico. Credo dipenda dalla sinovia aumentata a causa del trauma, tuttavia il ginocchio infortunato non appare molto più gonfio dell'altro. Non ho affatto intenzione di interrompere il mio viaggio.
Piove incessantemente da ieri ed il meteo prospetta maltempo fino a dopodomani. Sono all'asciutto dentro la tenda che finora mi sta isolando bene dell'umidità, ma ho commesso l'errore di lasciare le scarpe fuori la sera prima che iniziasse a piovere e adesso sono fradice. Non posso fare altro che aspettare qui dentro che torni il sole ed asciughi le scarpe e la tenda. Nel frattempo spero che il ginocchio guarisca.


14 Settembre 2017 – XVI giorno.
Il sentiero del grande anello dei Sibillini attraversa boschi e pascoli. Sui pascoli si incontrano le greggi. Ciascun gregge è protetto da due o tre cani di razza maremmana. Appena mi scorgono, si precipitano contro di me inferociti, quando ormai mancano pochi passi all'attacco imminente mi basta alzare il bastone per intimidirli e dissuaderli dall'intento di azzannare. Funzionerebbe con un bastone qualunque? A me piace credere che il bastone regalatomi da Piero sia magico... meglio che pensare che un bastone brandito ricordi a quei cani l'esperienza di percosse subite.

15 Settembre 2017 – XVII giorno.
Sono uscito dal grande anello dei Sibillini giungendo a Norcia. È straziante vedere una cittadella così antica e bella devastata dal terremoto. Ho comprato un salame nella patria della norcineria e preso un caffè al bar e adesso riparto: percorrerò il cammino di San Benedetto.
Nota supplementare: chiamiamo "fame" il bisogno di mangiare, "sete" il bisogno di bere, "sonno" il bisogno di dormire... come si chiama il bisogno di lavarsi? Perché manca la parola per indicarlo? Forse i nostri avi, fautori della lingua, non ne avvertivano il bisogno? Scommetto che questa parola esiste in lingua giapponese, l'igiene dei nipponici è leggendaria.


16 Settembre 2017 – XVIII giorno.
I suoni della natura sono di tipo Geo, di tipo Bio e di tipo Geo-Bio. La risacca del mare è di tipo Geo; giacché non richiede la presenza di forme di vita, esisteva già prima della comparsa della vita sulla Terra (anche se non c'era nessuno ad udirla). Il canto degli uccelli, l'ululato dei lupi, il gracidare delle rane, il cicalio delle cicale, sono di tipo Bio. Il vento che muove i fili d'erba e scuote le chiome degli alberi è di tipo Geo-Bio poiché nasce dall'interazione fra i due, così come il martellio del picchio sulla corteccia e lo strisciare del serpente sulla sabbia.
Pensiero venutomi durante la notte in tenda, ascoltando i suoni provenienti dall'ambiente circostante.


18 Settembre 2017 – XX giorno.
Il cammino di San Benedetto coincide per un tratto col cammino di Santa Rita, quest'ultimo va da Cascia a Roccaporena. È un balcone che sovrasta la Valnerina ed è tra i più bei sentieri che ho percorso finora. Sento scorrere le acque del Nera che passa qui sotto nascosto dalla fitta vegetazione. L'aria è pura e densa di umidità. È questo genere di bellezza che rallenta il mio viaggio, il quale volge comunque al termine. Conto di arrivare a Terni tra due giorni. Il mio viaggio finisce con l'Estate, porto l'Autunno a Terni.


19 Settembre 2017 – XXI giorno.
Ieri sera sono saltato dentro un fossato nascosto dai cespugli per sfuggire all'attacco di una vacca. Ero arrivato nei pressi di Villa Pulcini, nel Lazio, stavo armando la tenda su di un ampio pascolo mentre in lontananza passava una mandria della quale molte vacche con vitellino a seguito. Una vacca mi punta e mugisce, poi parte alla carica verso di me col chiaro intento di incornarmi. Secondo le statistiche le vacche sono gli animali più pericolosi per l'uomo, più pericolosi degli squali. La vacca si ferma davanti al tessuto interno (di colore bianco) della tenda che stavo montando e lo guarda perplessa per alcune decine di secondi, dopodiché si volta e torna pacatamente a ricongiungersi alla mandria. Forse, da lontano, aveva confuso quella tela armata dagli archetti per la sagoma del proprio vitello ed avrà pensato che io gli stessi facendo del male. Quando arriverò a Terni mangerò la pagliata.
Per tutta la notte ha imperversato la bufera. Il vento piegava la tenda che ha resistito grazie ai sei picchetti che la fissavano saldamente al terreno. I lampi erano disaccoppiati dai tuoni di soli due secondi, ciò significa che i fulmini cadevano nelle vicinanze. Stamattina il tempo non accennava a migliorare, malgrado abbia smesso di piovere, il vento continuava a soffiare forte ed il cielo restava cupo, coperto da nubi minacciose. Il meteo del cellulare confermava probabili temporali. Ho indugiato per ore e alla fine ho deciso di non partire... pur volendo rischiare, sarebbe stato difficoltoso piegare e riporre la tenda con quel vento. Ho passato il giorno in tenda. Ho finito il pane, mi restano una manciata di uva passa, 100g di latte in polvere (ossia 1/3 della confezione da 300g) e mezzo litro d'acqua. Ho tenuto spento il cellulare per risparmiare carica (non c'è sole per il pannellino). Ho dormito un paio d'ore nel pomeriggio. Rimango in snervante attesa: mancano solo 30 km alla meta, un solo giorno di cammino. Mentre scrivo è sera ed ha ricominciato a piovere.

20 Settembre 2017 – Arrivo.
Sono arrivato! Viaggio terminato. 22 giorni di cammino! Sono molto soddisfatto. Adesso mi prendo qualche giorno di riposo. In futuro voglio fare altri viaggi più lunghi e più immersi nella natura selvaggia, il viaggio appena concluso è valso come prova. Ringrazio chi mi ha seguito ed incoraggiato da lontano tramite messaggi e commenti.


Su Google Foto trovate l'intero album fotografico.



Nota sull'attrezzatura.
Il prodotto che mi ha soddisfatto maggiormente, e che quindi mi sento di consigliare, sono le scarpe d'escursionismo della Merrell: Indistruttibili! Ho camminato su sentieri brecciati sbattendole contro i sassi, eppure non si sono affatto rovinate, dopo un viaggio del genere sono ancora come nuove. Per esperienza, scarpe di altre marche che sembravano promettenti non hanno resistito a cammini meno logoranti. Inoltre le Merrell sono molto comode (adatte a lunghe camminate) ed impermeabili (all'interno il piede è rimasto all'asciutto nonostante la pioggia le avesse bagnate esternamente) e traspiranti (il piede non suda nonostante il caldo estivo)... perfette! Forse costano un po' più delle altre marche ma valgono molto di più. Soldi ben spesi.

venerdì 7 ottobre 2016

L'Origine Evolutiva della Danza

Perché balliamo?
Qual è l'origine evolutiva della danza?
A cosa serve ballare?
Ballare non apporta alcun vantaggio in termini di aumento delle probabilità di sopravvivenza, semmai, essendo un dispendio apparentemente inutile di energia, riduce le probabilità di sopravvivenza piuttosto che aumentarle.
Quindi com'è possibile che la Selezione Naturale abbia portato alla comparsa di tale comportamento?
La risposta, a mio avviso, va cercata nella Selezione Sessuale (altra teoria Darwiniana meno celebre rispetto alla selezione naturale).
Ballare è una manifestazione di buono stato di salute, di prestanza fisica e di buona coordinazione muscolare. Gli individui in stato di malattia, di inedia o con all'apparato locomotore compromesso, non riescono a ballare, o se ballano evidenziano le proprie disfunzioni.
Plausibilmente, i nostri antenati che iniziarono a ballare, furono scelti come compagni (partner) sessuali, e quindi trasmisero il "gene della danza" alle generazioni successive, che lo consolidarono a loro volta.

Del resto varie specie adottano la danza come rituale d'accoppiamento, vedi il Ragno Pavone e l'Uccello del Paradiso (in foto).


NB: "gene" in questa sede non va inteso secondo la moderna definizione della Biologia Molecolare, (ovvero "tratto di DNA che codifica per una proteina") bensì secondo la definizione della Genetica Classica (ovvero "elemento che corrisponde ad un qualunque carattere ereditario").

Articolo dedicato ad Emanuele R.

giovedì 29 settembre 2016

Mutualismo tra Ghiozzo e Gamberetto

"See No Evil, Hear No Evil", tradotto in italiano con il titolo "Non Guardarmi: Non Ti Sento", è un film comico di fine anni '80, in cui i due protagonisti, uno sordo e l'altro cieco, compensano le rispettive mancanze assistendosi reciprocamente.


Questa interazione esiste anche in natura e prende il nome di Mutualismo.

La convivenza che si instaura tra i gamberetti del genere Alpheus ed i ghiozzi del genere Amblyeleotris, ne costituisce un esempio.

Molti crostacei decapodi, fra cui Alpheus spp., costruiscono cunicoli avvalendosi degli arti pereiopodi (coi quali scavano) ed degli arti pleopodi (coi quali creano una corrente che asporta il sedimento). La vista di Alpheus spp. è però molto limitata, praticamente assente.

I ghiozzi Amblyeleotris spp. sono dotati di vista acuta ma sono privi di arti e quindi incapaci di costruirsi una tana.

Il gamberetto accoglie il ghiozzo nella propria tana, in cambio il ghiozzo lo avverte dell'avvicinarsi dei predatori.
I due hanno coevoluto una forma di comunicazione corporea.


Foto di  Nick Hobgood


Articolo dedicato ad Elena S.

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